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I fatti dal 2012 al 2014

«Commissioni fantasma» a Trani: in sei a giudizio

Alla sbarra siederanno il presidente della ex quinta commissione consiliare, Francesco De Noia, e i componenti Nicola Damascelli, Mimmo Cognetti, Bartolo Maiullari e Andrea Ferri.

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Il Tribunale di Trani

TRANI - Il giudice dell’udienza preliminare presso il Tribunale di Trani, Lucia Altamura, ha disposto il rinvio a giudizio davanti al giudice monocratico, Sara Pedone, per il prossimo 12 aprile 2019, dei sei imputati nel procedimento penale relativo al caso della ex quinta commissione consiliare del Comune di Trani. Il provvedimento ha evitato l’imminente prescrizione del procedimento.
Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Trani, Silvia Curione, ipotizza a carico degli imputati il falso ideologico pluriaggravato e continuato, nonché la truffa aggravata. Ipotesi condivise dalla collega Altamura, il cui decreto di rinvio a giudizio è legato alla necessità di procedere al vaglio dibattimentale per accertare la fondatezza, o meno, della prospettazione accusatoria.

E, così alla sbarra siederanno il presidente di quello organismo, Francesco De Noia, e i componenti Nicola Damascelli, Mimmo Cognetti, Bartolo Maiullari e Andrea Ferri. Un sesto rinvio a giudizio è a carico di un medico tranese, Giuseppe Peluso, che avrebbe falsamente attestato un malessere per cui De Noia, in una circostanza, non si era recato al lavoro.
Le indagini partirono da quelle del Tribunale militare di Napoli intorno alla figura di Francesco De Noia, in organico alla Capitaneria di porto di Bari, e che avrebbe giustificato le sue assenze dal lavoro per attività istituzionale, salvo poi ipotizzarne la sua indebita presenza in altre sedi, per altre mansioni lavorative.
Infatti, la Procura militare gli contesta la simulata infermità pluriaggravata, disobbedienza aggravata, omessa presentazione in servizio e ricettazione di certificato medico falso.
Da lì si accesero riflettori anche sugli altri componenti della commissione, che non sarebbero andati alle sedute o non vi sarebbero rimasti per l’intera durata: da qui l’ipotesi di un presunto danno erariale, di 33.000 euro, per fatti contestati da novembre 2012 alla prima metà del 2014.

Secondo il pubblico ministero, le celle dei gestori di telefonia dimostrerebbero come, all’ora risultante dai verbali delle riunioni contestate, i consiglieri si sarebbero trovati in altri luoghi e neanche tutti insieme. Le indagini sul caso, per la cronaca, si conclusero a maggio 2015, in piena campagna elettorale, probabilmente scoraggiando tutti gli ex indagati a ricandidarsi per le elezioni amministrative che si tennero quello stesso mese.
I legali degli imputati hanno tutti, a vario titolo, posto in risalto il fatto che i loro clienti non solo non si erano mai allontanati da Palazzo di città, ma non avrebbero neanche avuto interesse a farlo gonfiando artatamente la durata delle commissioni: infatti, il gettone di presenza scattava già con l’apertura delle stesse.
Peraltro, nel caso del consigliere Bartolo Maiullari, inoltre, il suo legale, Mario Malcangi, ha cercato di dimostrare che in alcune circostanze il cellulare era sì altrove, ma non Maiullari, che lo cedeva spesso a parenti. Inoltre, le celle agganciano i cellulari a chilometri di distanza, e così avrebbero potuto indurre in errore l’organo di polizia giudiziaria deputato alle indagini.
Oltre Maiullari, Malcangi difende il presidente De Noia. Andrea Ferri è assistito da Antonio Florio, Nicola Damascelli da Giovanni Stella, Domenico Cognetti da Maurizio Sasso, Giuseppe Peluso da Luigi Mastromauro. Nessuno di loro ha chiesto il rito abbreviato, certi della correttezza del loro operato e del fatto che le ipotesi accusatorie cadranno nel corso del dibattimento.

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