Domenica 20 Gennaio 2019 | 20:55

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Il caso

Acqua di falda a Barletta: il monitoraggio difficile

Piezometri posizionati a rilento e con continui cambi «in corsa»

Acqua di falda a Barletta: il monitoraggio difficile

BARLETTA - Prima o poi tutti i piezometri (nell’altra pagina una scheda per spiegare che sono e a cosa servono) vengono al pettine. Ma quanta fatica per provare a raggiungere un risultato che dovrebbe essere interesse di tutti perseguire presto e bene.

Ma procediamo con ordine, perché la materia è complessa e la scarsa volontà delle parti in causa (istituzioni e privati) di fornire tempestive e chiare delucidazioni non aiuta certo a dipanare la matassa del monitoraggio delle acque di falda nella zona industriale, in via Trani. Se poi ci aggiungiamo diffidenze e mancate sinergie assortite, anche e soprattutto fra gli attori istituzionali, allora si comprende perché il quadro si presenti ancora alquanto nebuloso. Vediamo.

Il punto di partenza Il 14 giugno 2016 i carabinieri eseguono il sequestro preventivo d’urgenza con facoltà duso della fabbrica di concimi Timac Agro. Il provvedimento è firmato dal sostituto procuratore Silvia Curione e convalidato dal gip del Tribunale di Trani, Angela Schiralli. Tutto nasce anche da una incongruenza mai chiarita e sulla quale si sofferma lo stesso pm negli atti di indagine: l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata il 19 maggio 2011 dalla Regione Puglia era priva del Piano di messa in sicurezza operativo (stralciato e rinviato a data da destinarsi), che si sta ancora oggi provando faticosamente a definire. Il 30 aprile maggio 2018 il gip di Trani, su proposta del pm, revoca la facoltà d’uso dello stabilimento, dopo aver constatato la mancata bonifica dell’area. Qualche giorno dopo scatta la procedura di licenziamento per i 51 dipendenti Timac, poi «congelata» almeno fino al 31 gennaio 2019, quando azienda e sindacati si ritroveranno attorno al tavolo della trattativa. Intanto, il 25 luglio scorso, il gip di Trani, Lucia Anna Altamura, concede nuovamente la facoltà d’uso dell’azineda, «al fine di procedere a quanto nell’incontro in Procura del 20 luglio concordato, come confermato dal provevdimento del gip, da intendersi qui integralmente richiamato», cioè alla bonifica del sito.

I controlli Per procedere sollecitamente alla quale, il dirigente del Servizio regionale Bonifiche e pianificazione, ing. Sergio De Feudis, il 1° agosto 2018 convoca una conferenza di servizi. Iniziativa che si pone in linea di continuità con la riunione precedente, tenuta a Bari il 5 giugno.

Cosa emerge dai due incontri? Si prende atto dei «risultati analitici del monitoraggio trimestrale delle acque di falda trasmesso dalla Timac il 23 aprile 2018». Il Servizio regionale vuole «valutare quegli esiti al fine istruttorio della rimodulazione del barrieramento idraulico mediante Pump&Treat, quale messa in sicurezza della falda ai sensi del Codice dell’Ambiente e definire l’ubicazione del controllo a valle idrogeologica del sito, all’esterno dello stabilimento».
E quindi? «Al fine di garantire un maggiore controllo dell’efficacia della barriera idraulica - si stabilisce il 5 giugno - è stata condivisa l’opportunità di prevedere due piezometri di controllo, uno lungo la direttrice a valle idrogeologica tra il Piezometro 3 (Pz3) e Piezometro 4 (Pz4) e uno in posizione intermedia tra Piezometro 2 (Pz2) e Piezometro 5 (Pz5), individuando in modo approssimativo la loro ubicazione all’interno del foglio 104 particelle 363, 374, entrambe con qualità classe “Ente Urbano”, e particella 875, intestata al Comune di Barletta, al fine dell’avvio a cura del Comune delle verifiche sulla proprietà delle aree e della definizione delle modalità di accesso».
Il lettore perdonerà il burocratese del riferimento alle particelle catastali, ma nella vicenda hanno un’importanza di primo piano.

I piezometri Nella conferenza di servizi del 1° agosto, si entra ancora di più nel dettaglio: «Il Comune di Barletta ha specificato che il sito individuato per il POC01 (Piezometro di controllo 1, ndr) ricade nella particella 875 al foglio 104 di proprietà comunale, mentre l’area individuata per la realizzazione del POC02 (Piezometri di controllo 2, ndr), particelle 374 e 363 foglio 104 è di proprietà privata condominiale e che l’accesso a tale area per la realizzazione del piezometro sarà possibile mediante decreto di accesso e occupazione temporanea, a seguito della presentazione da parte della società (la Timac, ndr) alla ripartizione comunale competente apposita istanza di merito».

Di più. Viene messa a verbale «la necessità di eseguire senza indugio entrambi i piezometri di controllo POC01 e POC02».
Ancora: «Dagli esiti del monitoraggio trimestrale è emerso che le zone di cattura dei piezometri di emungimento esistenti (Pz2, Pz3 e Pz4) lasciano molte aree dello stabilimento non intercettate dall’azione di emungimento». Di qui, allora la decisione di procedere alla realizzazione di un nuovo piezometro (Pz7) «all’interno del perimetro dello stabilimento, in corrispoendenza del POC02, da includere nel monitoraggio trimestrale».
Tutte queste previsioni vengono inserite nella determinazione dirigenziale firmata il 20 settembre 2018 dall’ing. Sergio De Feudis, dirigente del Servizio regionle Bonifiche e pianificazione. Ma mentre per il Piezometro 7 da installare all’interno della Timac non sorgono problemi (le operazioni sono state completate a fine settembre), non accade la stessa cosa per i due (POC01 e POC02) da realizzare fuori dal perimetro della fabbrica. Anzi, per i due impianti inizia una odissea tecnico-burocratica che a tratti sconfina nel grottesco e di cui vi diamo conto nella pagina qui di fianco.
Il Settore regionale Bonifiche e pianificazione e le conferenze di servizio

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