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Canosa, iscrizione romana trovata nel centro storico

È una pietra miliare emersa dal sottosuolo davanti alla cattedrale

Canosa, iscrizione romana trovata nel centro storico

Una nuova scoperta archeologica a Canosa: un’iscrizione romana sotto il manto stradale del centro storico. Non c’è scavo o cantiere edile che non riservi sorprese. Il sottosuolo continua ad essere una miniera di arte, storia e cultura, che affiorano ad ogni sbancamento.
Una “terra ubertosa” l’avrebbero definita i poeti e gli scrittori del XIX secolo. Tuttavia “ubertosa” non si riferisce semplicemente o esclusivamente alle messi e alla possibilità di produrre del buon raccolto, ma anche a quanto gelosamente la terra sa custodire dell’operato passato dell’uomo, dispiegando pagine di ereditata sapienza.
In questo, Canosa è certamente, ancora oggi, un esempio di straordinaria fertilità. Difatti, è freschissima la scoperta, nel pieno centro storico (in quello che un tempo fu il terreno circostante la Cattedrale di San Sabino), di un grande frammento in pietra, recante tre righe ben iscritte e riferite al passato romano della città.


“Canosa è un caso straordinario di continuità di vita millenaria. Il suo centro storico è, poi, un grande punto interrogativo per via dell’immensa stratificazione. Questo ritrovamento ci conferma ancora una volta quanto l’agro di Canosa e il suo centro abitato abbiano ancora da narrare del suo passato, un passato da grande città magno greca e da municipio romano, sino a divenire Capitale di Diocesi”, afferma mons. Felice Bacco, fra i primi ad essere accorso sul luogo della scoperta, in quanto prospiciente la Cattedrale di San Sabino.
“Si tratta di un poderoso frammento in pietra calcarea locale, con impostazione di cornice e ampio campo epigrafico liscio. L’iscrizione, ben incisa, consta di tre righe ben allineate e giustificate, verosimilmente riferibili ad una famiglia, la gens Valeria, di rango senatorio. Non si riesce a comprendere, per l’assenza della dedicazione ai Mani, se si tratta di una iscrizione funeraria”.
“Certamente proviene da un edificio, la cui collocazione ci è ignota. Il fatto che non sia stato trovato in un contesto di sezione di scavo archeologico, ma reimpiegata in un livello abbastanza affiorante e sotto il manto stradale, impedisce di ipotizzare qualsiasi cosa in maniera così precisa”.


“Allo stato attuale delle cose e in attesa di informazioni precise da parte della Soprintendenza, posso solamente affermare che tutto il terreno antistante la Basilica, dopo il grande terremoto della metà del XIX secolo, che quasi azzerò Canosa, divenne una grande discarica di pietre per la ricostruzione”.
“Nulla, quindi, di preciso si può per ora azzardare in assenza di quanto comunicherà la Soprintendenza”, annota Sandro Sardella, archeologo ed epigrafista, già impegnato, in passato, in operazioni di studio ed aggiornamento, per contgo dell’Università di Roma “La Sapienza”, di molte iscrizioni romane a Canosa ed oggi uno dei curatori del Museo dei Vescovi.
La speranza, auspicano e affermano molti canosini, che hanno assistito con gioia e sorpresa alla scoperta, è che questo frammento rimanga “in loco” e possibilmente essere al più presto fruibile al pubblico.
C’è, anche, chi spera in una contestualizzazione proprio nei pressi del luogo della scoperta, seppur rinvenuto in un contesto di reimpiego per la realizzazione delle basole laviche nella seconda metà dell’Ottocento, ovviamente confidando nelle scelte che la Soprintendenza intenderà attuare per la tutela del frammento.

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