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Il rapporto «Dedalo e Icaro»

Trani e Bisceglie, gli effetti della «febbre» da azzardo: la mappa del fenomeno

Nelle due città ci sono ben 182 punti di gioco disponibili per le rispettive popolazioni

Truffa delle slot machine«Così non si pagavano le tasse»

TRANI - Fra Trani e Bisceglie ci sono ben 182 punti di gioco disponibili per le rispettive popolazioni. La divisione è pressoché equa: 90 sono a Trani; 92 a Bisceglie. A Trani si segnalano 34 bar, 26 tabacchi, 7 agenzie, 19 sale slot e 4 punti di gioco di altra natura. A Bisceglie il quadro è il seguente: 25 bar; 32 tabacchi; 14 agenzie; 12 sale slot; 9 locali di altra tipologia.
Una offerta così vasta appare la diretta conseguenza di una domanda altrettanto corposa, e viceversa. E, così, nei primi sei mesi del 2017, i dati illustrano un’autentica emorragia di denaro anche per i cittadini di Trani e Bisceglie, come quella del Paese.

In particolare, a Trani si sono movimentati quasi 60 milioni di euro, con una spesa pro capite pari a 1.062 euro. I biscegliesi hanno speso 38milioni e mezzo, con un’incidenza pro capite di poco inferiore ai 700 euro. Insieme, nei due comuni, la raccolta di gioco nei primi sei mesi del 2017 è stata di poco meno di 100 milioni di euro.
Peraltro, i 182 punti gioco distribuiti fra Trani e Bisceglie non sono le uniche fonti di spesa. Infatti, bisogna tenere conto anche del gioco online, che evidentemente i dati non contemplano perché difficilmente inquadrabili in statistiche.
Questi numeri, e molto altro, sono all’interno del rapporto ufficiale rilasciato alla conclusione di Dedalo e Icaro, a cura della comunità Oasi 2 San Francesco onlus, soggetto attuatore del progetto triennale di contrasto alle dipendenze da gioco patologico e sostanze realizzato dall’ambito sociale di zona Trani-Bisceglie. A firmarlo, il dottor Antonio Casarola, sociologo referente di Dedalo e Icaro.

Secondo la ricerca, il 42,8% della popolazione italiana tra i 15 e i 64 anni, corrispondente a circa 17 milioni di persone, ha giocato d’azzardo almeno una volta negli ultimi dodici mesi. Di questi, il 15,2 per cento ha un comportamento definibile «a rischio minimo», il 5,9 per cento risulta «a rischio moderato», il 2,4 per cento «a rischio severo».
Quest’ultimo dato appare decisamente preoccupante perché, nel biennio 2013-2014, la percentuale di giocatori problematici era stata dell’1,6%. Nel frattempo, nel corso del 2017, quasi 17 milioni di italiani hanno giocato d’azzardo almeno una volta, dato che risulta in costante crescita dal 2007.
Peraltro, quanto più cresce il problema, tanto più i giocatori paiono defilarsene. Infatti, Oasi 2 accompagna chi ha problemi di dipendenze da sostanze ai servizi del territorio - prevalentemente al Sert -, per valutarne l’ingresso in comunità per la disintossicazione o altro.

I giocatori d’azzardo, però, preferiscono non andare al Sert, declinando l’invito che viene loro rivolto: «Il loro rifiuto - spiega Casarola -, è legato al fatto che temono lo stigma di essere assimilati a persone dipendenti da sostanze tradizionali, cui non si sentono vicini, e chiedono che venga tutelata la loro privacy. Infatti - prosegue lo specialista -, spesso sono lavoratori professionisti che avrebbero nocumento dalla visibilità della loro dipendenza».
In ogni caso, per 27 giocatori, Oasi 2 ha facilitato l’ingresso in comunità (la propria o altre del territorio), consolidando una attività, ormai stabile nel tempo, di collaborazione con il Sert. Altre 14 persone sono state accompagnate all’ingresso in cliniche specialistiche per la disintossicazione, in genere fuori dalla regione, in accordo con il Serd e i medici di medicina generale che istruiscono la pratica.

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