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Trani, fallisce l'arbitrato Amiu: «Tocca alla Corte dei conti»

Senza soluzione il lodo per i danni subìti dalla partecipata che ammontano a 64mila euro

Amiu

TRANI - i era andati dall’arbitro per dirimere la questione e attribuire con certezza le responsabilità sulla conduzione di Amiu a carico dei suoi ex amministratori. L’arbitro, però, l’avvocato Michele Porcari, di Matera, si è detto non legittimato ad assumere alcuna decisione. Ciononostante, anche nell’assenza di un giudizio, tutto questo costerà all’azienda 64.000 euro, oltre spese legali da prevedersi non leggere.

LE ORIGINI DEL LODO Il lodo arbitrale era nato dalla decisione dell’assemblea dei soci di Amiu, il 7 maggio 2015, in cui il socio unico, il Comune di Trani, all’epoca rappresentato dal commissario straordinario, Maria Rita Iaculli, deliberava di promuovere l’azione di responsabilità nei confronti dei precedenti organi di gestione e controllo.
La richiesta di risarcimento nasceva «sia in conseguenza dell’indagine penale relativa alla gestione della discarica sita in località Puro vecchio, chiusa e sequestrata con l’ipotesi disastro ambientale, sia per le valutazioni effettuate dal socio sulla gestione della propria partecipata».
Amiu, dunque, il 24 luglio 2017 era andata dall’arbitro, difesa dal professor Angelo Bracciodieta, per la soluzione della controversia tra la società del servizio di igiene urbana e gli ex amministratori Francesco Sotero (presidente del Consiglio d’amministrazione), Francesco Di Toma e Pasquale Sorrenti (componenti) e Antonello Ruggiero (amministratore unico loro succeduto).

35 MILIONI in QUATTRO A loro carico, sulla base delle valutazioni rilasciate dall’advisor Bdo, veniva richiesto il pagamento di 17.688.000 euro per il Cda, ed altri 17.688.000 per il solo Ruggiero. I convenuti sono stati difesi dagli avvocati Luigi Puca (per Sotero e Di Toma) Pasquale Scoccimarro e Gerardo Sorrenti (per Sorrenti), e Giuseppe Simone (per Ruggiero). Per tutti, nel frattempo, pende la richiesta di rinvio a giudizio per ipotesi principalmente legate al disastro ambientale, nel procedimento penale seguito alla chiusura della discarica, avvenuto oltre quattro anni fa.

DALLA CONCILIAZIONE ALLE ECCEZIONI Nell’udienza interlocutoria del 13 marzo scorso, in cui l’arbitro invitava le parti ad una conciliazione, i difensori degli ex amministratori facevano osservare che la stessa figura arbitrale non sarebbe stata competente per un difetto legittimazione, essendone al contrario competente la Corte dei conti.
Amiu, invece, ribadiva la piena competenza dell’arbitro, essendo sì una società interamente posseduta e partecipata dal Comune di Trani, e quindi di carattere pubblico, ma con un profilo sostanzialmente privatistico in quanto società per azioni.
In merito alle eccezioni presentate dai legali, e sulla base di pronunce spesso contraddittorie fra loro, nonché del testo particolarmente complesso - e a tratti contorto, per ammissione dello stesso arbitro - dell’articolo 12 del Decreto legislativo 175/2016, l’avvocato Porcari è giunto arrivato a chiamarsi fuori.

ARBITRO «non COMPETENTE» La ragione sta nel fatto che «Amiu appartiene al novero delle società “in house providing“ sottoposte al cosiddetto “controllo analogo“ del suo socio unico, il Comune di Trani. Alla luce di quel decreto legislativo, nonché della più recente giurisprudenza di legittimità sviluppatasi, deve ritenersi che la giurisdizione per le azioni di responsabilità degli amministratori della società Amiu sia di esclusiva competenza della Corte dei conti. Infatti vi è partecipazione totalitaria ed esclusiva del Comune di Trani, socio unico di Amiu, vi è svolgimento dell’attività prevalente in favore dello stesso ente pubblico e vi è controllo del Comune di Trani analogo a quello esercitato per i propri servizi».
Il ruolo centrale dell’ente emerge, «oltre che dal contenuto degli atti statutari, anche dalla gestione economica della stessa Amiu, poiché è il Comune - osserva l’arbitro - a decidere unilateralmente il costo del servizio, nonché dalla tipologia del servizio di raccolta dei rifiuti che, per legge, è demandato in via esclusiva ai Comuni».
Sulla base di tali conclusioni, l’arbitro ha dichiarato il proprio «difetto di giurisdizione e improcedibilità del lodo in relazione alla domanda di risarcimento danni posta alla base della domanda arbitrale da parte di Amiu».
Di conseguenza, ha condannato Amiu al pagamento, in favore dei resistenti, dell’importo di 5.000 euro ciascuno (oltre Iva e accessori, come per legge). Inoltre, le spese di arbitrato sono state fissate in 40.000 euro, per l’arbitro, e 4000, per il suo segretario.

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