Martedì 20 Novembre 2018 | 08:20

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Ritorno fra i banchi

A scuola senza zaino, parte l'iniziativa alla Caputi di Bisceglie

Per il terzo anno il polo didattico adotta il progetto che prevede che gli alunni non debbano sopportare sulle spalle l'eccessivo peso dei libri

Scuola, inizia un nuovo annoma il futuro resta incerto

Zaini stracolmi di libri, il cui peso può incidere negativamente a livello ortopedico per gli studenti sin dalla scuola primaria. Per tale ragione il 2° Circolo didattico «don Vincenzo Caputi» di Bisceglie ha aderito per il terzo anno scolastico consecutivo al progetto «Scuola senza zaino per una scuola comunità». Prosegue, dunque, con entusiasmo e condivisione da parte di alunni, genitori e docenti coinvolti, il percorso didattico «Scuola senza zaino».
Dai customer satisfaction, ossia dai monitoraggi effettuati alla fine dello scorso anno scolastico, è risultata una considerevole valutazione positiva relativamente ai diversi aspetti analizzati, sia le risultanze degli iscritti al nuovo anno scolastico 2018/19 che al terzo anno dall’introduzione di questo nuovo approccio didattico hanno visto la formazione di tre classi prime del plesso “Caputi”. L’attuazione di tale iniziativa è avvenuta in sinergia e col riconoscimento della validità della proposta tra la scuola, l’amministrazione comunale e lo sponsor Exprivia Spa che il 17 settembre, nel primo giorno di scuola, donerà ad ogni alunno iscritto nelle classi prime “SZ” una borsa a tracolla leggera che sostituisce il classico zainetto e che li accompagnerà per tutto il corso di scuola primaria.
“Si tratta di un progetto innovativo che va oltre il tradizionale modello di scuola i cui concetti fondanti ruotano intorno a tre parole cardine: ospitalità, responsabilità, comunità, valori che diventano sempre più essenziali per costruire una società aperta, sicura e inclusiva - commenta Patrizia Sette, una delle insegnanti del 2° Circolo - l’obiettivo fondamentale è fare in modo che bambini e bambine sviluppino autonomia, responsabilità e cura della propria crescita e di quella degli altri e siano capaci di autodeterminarsi, scegliendo regole e procedure di gestione della vita scolastica, imparando al lavorare da soli e in gruppo”. La mamma di Tommaso, uno degli alunni coinvolti nel progetto ed ora costretta a malincuore a trasferirsi in un’altra città dove non troverà “SZ”, dice che “finalmente è una scuola che insegna ai bambini il concetto della comunità e non dell’individualismo, del bene comune e dell’importanza che ha per tutti il valore del rispetto delle regole e il vero significato di libertà, il senso di responsabilità e la forza di un gruppo”. Bambini piccoli ma capaci di essere autonomi e responsabili. Per esempio non si dovrà etichettare nessun materiale scolastico, per distinguere il tuo dal mio.

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