Giovedì 25 Aprile 2019 | 07:45

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«Giorgino inciampa
proprio sui dehors»

Per Montaruli (Unibat): è un fallimento politico

«Giorgino inciampa proprio sui dehors»

MARILENA PASTORE

ANDRIA - Il cambio di marcia a palazzo di città sembrava essere atteso, almeno secondo qualche associazione di categoria degli operatori economici, di fronte allo stallo in cui versano gli esercenti e i dehors.

«Più che un cambio di marcia è la presa d’atto del fallimento politico ma anche di governo della città – sentenzia Savino Montaruli, presidente Unibat - In questa vicenda ne sono coinvolti tutti: classi politiche di maggioranza, di opposizione e staff dirigenziale sempre più precario e “ballerino”. Riconosciamo a Nicola Giorgino il coraggio di aver preso atto della condizione di stallo della città e di apprestarsi ad assumere decisioni pesanti, pesantissime ma necessarie, anche a costo di rompere definitivamente il fragilissimo equilibrio politico in crisi d’identità. Andria deve recuperare anni di inerzia e di immobilismo; deve individuare le sue priorità e perseguirle fino in fondo; deve capire dove vuole andare e con chi voglia farlo. Una delle recenti vicende che ha determinato la concausa della decisione di Giorgino è sicuramente stata quella relativa ai dehors, che il sottoscritto continua a seguire essendo memoria storica della sciatteria e del pressapochismo con i quali politici e dirigenti hanno sinora affrontato la questione, causando danni ed incertezze negli imprenditori e malcontento nei cittadini e fruitori del centro storico andriese. L’ultima, recente riunione al comune di Andria sul tema ha manifestato palesemente la rottura tra i dirigenti e la politica che spingeva per ulteriori soluzioni provvisorie evidentemente non risolutive e foriere di ulteriori incertezze e rischi per gli operatori che vedono svanire i propri investimenti, addirittura costretti a chiudere gli esercizi e trasferirsi in altre città».

«Credo – prosegue Montaruli – che ulteriori elementi siano stati alla base della decisione di Nicola Giorgino, in primis l’evidente mancato compimento delle azioni programmatiche: dall’assenza di politiche del turismo; lo sfacelo in materia di sviluppo economico in una città che ancora non riesce a dotarsi di minimi strumenti di Pianificazione Strategica e regolamentari previsti dalla legge; la mortificazione delle politiche di concertazione e di coinvolgimento del mondo associazionistico, almeno di quello non asservito, con l’esclusione dai tavoli di confronti addirittura di strutture ed organismi istituzionali quali ad esempio le Consulte. Tutto questo, unitamente al fallimento delle politiche della salute e sulla drammatica questione sicurezza».

E conclude: «Ora più che mai il compito di Giorgino è quanto mai arduo, stretto tra le pressioni di quel che resta di partiti politici ormai fine a se stessi e la mancata consapevolezza del fallimento da parte di coloro che sono stati protagonisti, in negativo, di tutto quello che Andria oggi è diventata: una città disorientata, disillusa e profondamente in crisi di rapporti e di visione futura. Il compito più difficile per Nicola Giorgino? Scegliere nel mazzo di carte a disposizione, visto che quelle carte sono già tutte sbiadite e definitivamente consumate».

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