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bisceglie

«Santa Maria di Giano
ora serve fare chiarezza»

L’appello di Giacinto La Notte, direttore del Museo diocesano, per la chiesetta «contesa»

«Santa Maria di Giano  ora serve fare chiarezza»

La chiesa di Santa Maria di Giano a Bisceglie

di LUCA DE CEGLIA

BISCEGLIE - “È necessario costituire, partendo dalle associazioni culturali e religiose, un Comitato che nomini una Commissione d’inchiesta formata da giuristi, storici e tecnici, al fine di studiare atti e documenti e fare chiarezza sul caso Giano, una questione di interesse collettivo che riguarda le comunità cittadine di Bisceglie e Trani”.

La proposta è stata lanciata dall’avv. Giacinto La Notte, direttore del Museo diocesano di Bisceglie, al termine di un convegno organizzato per illustrare i recenti studi effettuati sui preziosi affreschi della chiesetta rurale di Santa Maria di Giano, ubicata in territorio biscegliese a pochi metri dal confine di Trani. Non si riesce, infatti, a porre la dovuta fine ad una vicenda a dir poco paradossale che si sussegue negli anni e che vede un bene culturale di valore storico – artistico internazionale al centro di un’assurda contesa tra la Chiesa ed un privato. Come avviene per tradizione in ogni seconda domenica dopo Pasqua si è rinnovata l’antica “fiera” devozionale, con l’icona della Madonna ritenuta apportatrice di salubrità per i campi e miracolosa per guarire le ernie dei bambini, portata in processione nei pressi della chiesa. Ma poi si ristabilisce un’aria da trincea. Si assiste ad una disputa sorta con maggiore vigore ed uscita allo scoperto alla fine del 2015 tra il cappellano della chiesetta, don Giovanni Di Benedetto, ed il proprietario del caseggiato confinante che, mediante anche azioni legali reciproche, continua a dichiararsi proprietario della piccola chiesa di Santa Maria di Giano. Il convegno è stato occasione per ripercorrere ed illustrare le fasi di tale “querelle” mediante fatti ed atti, allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica. Vi è, infatti, la prova documentale della divisione della proprietà della chiesa da quella dell’adiacente caseggiato agricolo in base alle cosiddette “leggi eversive” del 1886-1867 che prevedevano l’esproprio e la vendita dei beni ecclesiastici ad eccezione dei luoghi di culto. È stato anche ricordato un primo tentativo di usurpazione della chiesetta, operato dal primo acquirente della casetta di campagna che però, con sentenza n. 222 emessa dal Tribunale di Trani il 30 aprile 1873 e confermata dalla Corte d’Appello, venne condannato a consegnare, in potere dell’Arcivescovo di Trani, la chiesa di Santa Maria di Giano e l’annessa sacrestia in tenimento di Bisceglie.

Intanto, se da una parte si sono susseguiti vari trasferimenti del caseggiato, dall’altra sono state profuse nel tempo le opere dei cappellani nel restauro e nella valorizzazione del sacro tempio e delle opere d’arte ivi esistenti. Tra questi è stato applaudito “alla memoria” l’impegno generoso ed instancabile del compianto don Mauro Di Molfetta, che fu parroco della chiesa di San Domenico e cappellano dell’aggregata chiesetta in questione. Si era negli anni ‘70 ed il sacerdote seppe coinvolgere la comunità cittadina per la tutela del bene culturale. Purtroppo, pochi anni fa, si verificò l’asportazione del basolato interno (poi ripristinato a spese della parrocchia e di un benefattore), azione preceduta dal furto dello stemma episcopale del ‘700 del vescovo di Bisceglie, mons. Antonio Pacecco, che fu promotore della ristrutturazione e ampliamento della chiesetta. Il manufatto di pietra fu asportato dall’architrave della porta d’ingresso e non è stato più recuperato. Tuttavia, la contesa resta la pagina più stucchevole, nella politica silente.

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