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A Potenza trenta famiglie «appese» in balìa della frana

Era luglio del 2007 quando apparvero i primi segnali di cedimento del manto stradale: i residenti, comprensibilmente allarmati, chiesero un intervento della protezione civile, del Comune, della ditta che ha costruito i palazzi. Si disse, all’epoca, che si trattava di un processo di «assestamento » del terreno. Ma quelle «rughe» sull’asfalto erano soltanto l’inizio di un crollo totale (foto)
A Potenza trenta famiglie «appese» in balìa della frana
frana a potenza tra i palazzidi MASSIMO BRANCATI

POTENZA - Si sentono «sospesi». Vivono con il terrore addosso, trascorrono giornate (e nottate) con l’ansia di chi teme che qualcosa di terribile possa accadere da un momento all’altro. Trenta famiglie di via Roma, a Tito, da due anni devono fare i conti con una frana che ha letteralmente divorato la strada sottostante, scoprendo tubazioni e un muro di sostegno che comincia a presentare inquietanti crepe. Era luglio del 2007 quando apparvero i primi segnali di cedimento del manto stradale: i residenti, comprensibilmente allarmati, chiesero un intervento della protezione civile, del Comune, della ditta che ha costruito i palazzi. Si disse, all’epoca, che si trattava di un processo di «assestamento » del terreno. Ma quelle «rughe» sull’asfalto erano soltanto l’inizio di un crollo totale. E oggi basta guardare le foto che pubblichiamo per rendersi conto della gravità della situazione in cui versa l’area . 
frana a potenza tra i palazzi
Si dirà: ma non è pericoloso abitare lì? Perché il Comune non interviene per la messa in sicurezza? Interrogativi che ruotano attorno a una vicenda dai risvolti giudiziari. I residenti, infatti, stanno portando avanti una «battaglia» in tribunale con l’impresa appaltatrice dei lavori a cui si chiede di risolvere i problemi legati alla frana. Dal canto suo, la ditta risponde che per intervenire è necessario che i cittadini sborsino i soldi necessari. Della serie, cornuti e mazziati: i residenti si ritrovano a dover pagare ancora il mutuo per l’acquisto di una casa - che si ritrova a perdere (nel vero senso del termine) terreno sotto i piedi - e a svuotare il portafoglio per «mettere una pezza» agli effetti della negligenza altrui. 

Va detto, comunque, che in primo grado il giudice ha dato ragione all’impresa: «È vero - sostengono gli inquilini - ma solo perché c’è stato un raggiro da parte della ditta. Siamo stati accusati di aver fermato i lavori, ma non è vero. Abbiamo solo tentato di bloccare gli operai che, in attesa dell’arrivo dei periti del tribunale, avevano riempito la voragine con pietrisco. In quella voragine, invece, c’era soltanto terriccio e lungo il muro di sostegno abbiamo scoperto che non c’erano fori per far defluire l’acqua». Un muro che, secondo la relazione del Ctu del tribunale, è sottodimensionato per reggere il peso a cui è sottoposto. Tant’è - fanno notare i residenti - che nella parte sottostante, la parete ha cominciato a gonfiarsi e, come dicevamo, a presentare crepe. 
frana a potenza tra i palazzi
Sul fronte giudiziario i cittadini non si sono arresi di fronte alla sentenza di primo grado e hanno presentato ricorso. Bene, anzi male: sono quasi due anni che attendono una decisione dal tribunale. 

E nel frattempo la situazione rischia di precipitare, di aggravarsi: «Ci hanno abbandonato a noi stessi. Il Comune non ne vuole sapere di fare qualcosa e i tempi della giustizia si confermano biblici. Ma qui - tuonano i residenti - ci va di mezzo la sicurezza di trenta famiglie. Prima d’intervenire aspettano che succeda l’irreparabile?». Il sindaco di Tito, Pasquale Scavone, dice di avere le mani legate: «La situazione di via Roma è analoga a quella di via San Vito, dove a novembre si è verificata u n’altra frana. Si tratta di strade di proprietà privata, aree di lottizzazione non cedute. Sono problemi tra privati, imprese e cooperative. 

Il Comune ha solo l'obbligo di mettere in sicurezza le persone quando c'è un problema per l'incolumità dei cittadini». E in questo caso, chiediamo, non siamo di fronte a un pericolo? «I documenti, le relazioni dei tecnici che hanno fatto i sopralluoghi ci dicono che - conclude Scavone - non c’è un rischio per gli edifici. A questo punto non posso farci nulla. Ho tentato in passato di mettere attorno ad un tavolo i condomini, l’impresa e il presidente della cooperativa che si è sciolta, ma le rispettive posizioni sono rimaste distanti». Insomma, la burocrazia ci ha messo lo zampino anche questa volta. Ma si può continuare a restare inerti di fronte a una situazione del genere? «Abbiamo paura - concludono i cittadini -. Altre piogge potrebbero rendere ancora più critica la stabilità del terreno e del muro di sostegno. Vivere qui è diventato un inferno».

(foto di Tony Vece)

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