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Scoppiano le carceri pugliesi e lucane: 1.260 detenuti in più

di MARISA INGROSSO 
Questo vuol dire che fino a 5 adulti si trovano a vivere in uno stanzino blindato di tre metri per quattro, con buona pace dell’articolo 27 della Costituzione, la «rieducazione del condannato» va in malora e le celle diventano solo dei contenitori, di carne umana
• A Bari 5 persone in una cella da 1
• «Sul fronte sicurezza a Lecce è emergenza»
• «A Melfi la situazione è esplosiva»
• Da Potenza: «Non inviateci altri detenuti»
Scoppiano le carceri pugliesi e lucane: 1.260 detenuti in più
carceridi MARISA INGROSSO 

BARI - È emergenza nelle carceri di Puglia e Basilicata. Secondo gli ultimi dati forniti dal Dipartimento dell’Ammi - nistrazione Penitenziaria (Dap), sono rinchiuse 1.260 persone in più rispetto alla «capienza regolamentare»; 1.125 sono nelle carceri pugliesi e 135 nei tre istituti lucani. In pratica - come si vede nelle tabelle pubblicate in queste pagine - ci sono 4.216 esseri umani stipati in celle che ne potrebbero contenere 2.956. Questo vuol dire che fino a 5 adulti si trovano a vivere in uno stanzino blindato di tre metri per quattro. Tolto lo spazio per il letto a castello, un tavolino, sedie, mobiletto ed effetti personali, restano pochi centimetri quadrati a testa. 

Come ha confermato il Dap di Roma, è proprio sul rapporto «persone-centimetri disponibili» che si basa la famigerata «capienza tollerabile». Essa però, non tiene in alcun conto i servizi e gli agenti, a disposizione dei detenuti. Così finisce che la struttura non riesce a garantire i servizi di formazione e recupero, i laboratori, la scuola, l’incontro col confessore. Con buona pace dell’articolo 27 della Costituzione, la «rieducazione del condannato» va in malora e le celle diventano solo dei contenitori, contenitori di carne umana. 

A causa del sovraffollamento, nelle celle di Puglia e Basilicata il tempo trascorre in un nulla di denti digrignati, di reazioni amplificate da cattività e promiscuità. Le difficili condizioni di vita cui sono sottoposti i detenuti (uomini e donne) spesso diventano concime per la loro rabbia e, talvolta, deflagrano. Si moltiplicano gli appelli della Polizia penitenziaria. Gli agenti denunciano l’aumento di aggressioni, risse, atti di autolesionismo e tentati suicidi. Purtroppo, quasi sempre i loro appelli cadono nel vuoto. 
Detenzione
Malgrado le richieste in questo senso, inoltrate dai provveditori regionali dell’amministrazione penitenziaria di Puglia e Basilicata (ovvero Gaspare Sparacia e Gasparo Napoleone), da Roma tardano ad arrivare soluzioni ed agenti di rinforzo. E questo anche se accadono cose gravi e che meriterebbero grande attenzione. Come a Melfi, un carcere destinato ad accogliere i criminali comuni, e che invece conta già decine di criminali ad alta pericolosità. E come a Lecce che - stando alle testimonianze - trabocca di gente pericolosamente esasperata. Quanto ai cittadini, mostrano mediamente un totale disinteresse a quanto accade «dentro». L’impressione è che facciano il seguente ragionamento: «in uno Stato garantista come il nostro, sta dietro alle sbarre soltanto chi è stato condannato» e allora «scontasse la sua pena nelle peggiori condizioni e chissenefrega».
Chi la pensa così sbaglia due volte. In primo luogo, spulciando i dati del Dap si scopre che in Basilicata e in Puglia, dei 4.216 detenuti, quasi 2.000 sono gli imputati (in Puglia sono 1.729). «Imputati», e non «condannati». Cioè persone che - sempre a norma dell’ar t. 27 della nostra Costituzione - non possono essere considerate colpevoli in quanto, per l’appunto, non ancora condannate. Eppoi, a sentire i cappellani delle carceri, è proprio chi sta «fuori» che dovrebbe temere il sovraffollamento delle carceri. Dicono che far vivere i galeotti in queste condizioni, anziché avviarli ad un percorso di recupero, li renderà più cattivi. Quando usciranno (perché poi escono) c’è il concreto rischio che tornino a delinquere. A quel punto saranno «fuori» e saranno persone peggiori.

• A Bari 5 persone in una cella da 1
• «Sul fronte sicurezza a Lecce è emergenza»
• «A Melfi la situazione è esplosiva»
• Da Potenza: «Non inviateci altri detenuti»

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