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Minacce di morte al sindaco di Melfi

GIOVANNI RIVELLI 
Una busta con dentro una lettera di minacce e due pallotole di pistola è stata rinvenuta ieri nel bagno pubblico del municipio. Destinatario il sindaco di Melfi Alfonso Ernesto Navazio. Dentro minacce di morte per lui e per l'assessore al turismo e alle politiche ambientali Vincenzo Castaldi. Ieri sono state sentite sei persone
• "Solidarietà" dai senatori del Pdl

Minacce di morte al sindaco di Melfi
MELFI - Una busta con dentro una lettera di minacce e due pallotole di pistola. Destinatario il sindaco di Melfi Alfonso Ernesto Navazio, ma le minacce, quelle, sono riferite anche ad un altro esponente della sua giunta l’assessore al turismo e alle politiche ambientali Vincenzo Castaldi. La busta, una busta gialla da lettera di quelle da ufficio, con su scritto «per il sindaco» è stata rinvenuta poco dopo le 12.30 di ieri mattina nel bagno pubblico del comune, quello che sta nell’atrio di fronte all’ingresso dei locali della Polizia Municipale. La circostanza è sembrata subito strana e ulteriori sospetti li ha destati quel «gonfiore» nella busta dovuto ai proiettili e della questione sono stati interessati gli uomini del commissariato di polizia guidati da Mario Russo. 

I dati sono questi. La missiva, messa sotto sequestro dal Pm Giuliana Giuliano che sta seguendo la cosa, farebbe riferimento, sia pure in modo non chiaro, ad alcuni fatti specifici e minaccerebbe di morte i due amministratori. Gli stessi due esponenti della giunta, sentiti nell’immediatezza dagli investigatori, non sono riusciti a mettere l’accaduto in relazione a nessun fatto specifico. 

«Qui lavoriamo da anni nella massima concordia - ha detto il sindaco Navazio - non ci sono screzi, se non episodici e marginali, non ci sono motivi di contrasto da poter portare ad atti del genere». Al comune, in particolare, non sarebbero in fase di adozione particolari pianificazioni, o in aggiudicazioni appalti. Ma nonostante questa apparente «decontestualizzazione » del gesto, la polizia non starebbe brancolando nel buio. «Chiaro che non escludiamo nessuna pista - dice il commissario Russo - ma non stiamo procedendo a caso». 

A guidare le indagini pare ci siano diversi elementi. Innanzitutto nella busta qualcuno, con il foglio e i due proiettili, potrebbe aver lasciato un’impronta digitale. Un’indiscrezione a cui mancano conferme, ma ad avvalorarla, rendendola praticamente certa, c’è un’altra indiscrezione secondo cui sarebbero stati avviati una serie di raffronti con le impronte digitali custodite nella banca dati del Ministero dell’Interno. Ma non sarebbe questa l’unica «bussola» in mano alla Procura e alla Polizia. E si lavora sui precedenti. Le minacce subite dal sindaco una ventina di giorni fa ad opera di un cittadino che «esigeva» una casa popolare (ma si tratterebbe di una persona considerata non in grado di fare atti del genere) e quelle, più antiche e meno conosciute avanzate con modalità analoghe a quelle di oggi, nel 1999. All’epoca, Navazio, era vicesindaco al comune di Melfi, con delega all’urbanistica. La notte del 13 giugno, quella in cui si votò per il rinnovo del Consiglio provinciale, dopo aver finito di seguire lo spoglio Navazio si recò a prendere la sua auto ed ebbe la brutta sorpresa di trovarci appoggiati su due proiettili di pistola.

La cosa si ripetè un paio di mesi dopo. Al ritorno dalle vacanze con la famiglia, l’allora vicesindaco trovò un proiettile nella cassetta della posta che qualcuno aveva messo nei giorni in cui non c’era. All’epoca le indagini presero due direzioni: i piani urbanistici della città (era un momento caldo e quella era la delega di Navazio) e l’affidamento della gestione del verde ad una coop sociale, atto a cui Navazio si era opposto ritenendo le delibere non predisposte in maniera esatta. Questa volta non ci sono gare per servizi in ballo (gli affidamenti a coop sociali non si fanno più e l’ultima aggiudicazione risale a un paio di anni fa), ma c’è la coincidenza che sia preso di mira anche l’assessore all’ambiente. Elementi su cui si ragiona, tra procura e commissariato, cercando di aggiungere altri elementi. 

Così, ieri sono state sentite sei persone. Qualcuno che poteva aver visto qualcosa in occasione del «deposito» della busta minatoria, perchè si trovava al Comune, qualche altro perchè riconducibile in qualche modo al contesto a cui la lettera fa riferimento. E mentre le indagini proseguono scattano le solidarietà. Vicinanza agli amministratori di melfi è stata espressa dai senatori del Pdl, Cosimo Latronico e Guido Viceconte oltre che dal caporgruppo regionale Nicola Pagliuca, che si è detto anche certo che « le forze dell’ordine, quelle stesse che sono riuscite in questi mesi a ridare serenità alla popolazione di Melfi con la scoperta dell’omicida dell’avv. Lanera, sapranno recuperare ogni elemento utile ad individuare gli autori di un gesto così vigliacco». Un auspicio che, all’aria che si respira negli ambienti, avrebbe motivi di ottimismo.
GIOVANNI RIVELLI 

• "Solidarietà" dai senatori del Pdl

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