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Total Basilicata ferma per un anno

Per la stessa inchiesta lo scorso dicembre in Basilicata il pm Woodcock fece arrestare numerose persone tra cui l’Ad ed il responsabile del progetto  «Tempa Rossa». Il blocco delle attività notificato questa mattina all'impianto lucano dal 'capitano Ultimo', colonnello dei CC del Noe per conto del Gip Rocco Pavese 
• Total Italia presenta appello ed «esprime la sua indignazione»
• La questione ambientale e sanitaria di «Tempa rossa»
• Trivelle nel parco della Grancìa? Il caso al Senato
Total Basilicata ferma per un anno
POTENZA - Sui progetti di estrazione del petrolio lucano gravano i sospetti di “sistematiche pratiche illegali”, in particolare per l’acquisto di terreni per la realizzazione del Centro oli: ciò ha portato il gip di Potenza Rocco Pavese, su richiesta del pm Henry John Woodcock, che da mesi conduce un’inchiesta su presunte tangenti legate al business del greggio, a sospendere per un anno le attività in Basilicata della “Total Italia”. La società ha reagito con “indignazione” e ha annunciato ricorso al Tribunale del riesame. Per il momento, quindi, le ruspe e le trivelle della Total, titolare della concessione “Gorgoglione”, si fermano per 12 mesi, e la produzione “a regime” di uno dei più grandi giacimenti di petrolio su terraferma d’Europa potrebbe slittare rispetto al 2012, data ipotizzata dalla stessa società petrolifera, che lo scorso novembre aveva cominciato i lavori per la realizzazione del Centro oli. Il condizionale è obbligatorio, vista anche la decisione della Total di ricorrere contro la decisione del gip, definita “molto grave e molto pregiudizievole” e con conseguenze negative per circa 100 persone già impegnate nelle opere. 

L'intera vicenda comincia il 16 dicembre scorso, con l'arresto di 15 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione (imputazione, questa, caduta al Riesame), tra cui l’amministratore delegato della Total, Lionel Levha, alcuni funzionari della società petrolifera, imprenditori e amministratori locali, attualmente ai domiciliari. All’inizio di gennaio va poi in scena il secondo capitolo dell’indagine: Woodcock, sulla base della legge numero 231 del 2001, chiede la sospensione della concessione, che il gip accoglie dopo 40 giorni e due udienze. Un periodo lungo, ma necessario per prendere una decisione non facile ma “adeguata alla eccezionale gravità del caso”, scrive lo stesso gip nel provvedimento, che “consente di porre termine alle sistematiche pratiche illegali poste in essere dalla Total Italia nell’ambito delle attività legate allo sfruttamento della concessione Gorgoglione”. 

Il riferimento è alla realizzazione del Centro oli e, in particolare, all’acquisto dei terreni espropriati, durante il quale “un ruolo essenziale” è stato svolto dalla “determinazione dolosamente falsa” del loro valore, e della cessione a un prezzo più basso di quello di mercato. In questo modo, secondo il gip, è ipotizzabile che “la società abbia lucrato un risparmio nell’ordine di grandezza di (almeno) una decina di milioni di euro”. 

A questo si aggiungono anche “episodi di corruzione”, ha evidenziato Pavese, con una “lesione grave del principio di concorrenza”, a “vantaggio e nell’interesse” della Total: tutto questo ha portato alla misura cautelare, notificata oggi dalla polizia e dai carabinieri del Noe. Secondo il gip, però, la “realizzazione delle opere” per “la futura estrazione di idrocarburi” potrà essere proseguita dalle società contitolari della concessione (di cui la Total detiene circa il 50 per cento) anche a fronte di “non rilevanti” ripercussioni sull'occupazione”, poichè i lavori del Centro oli “sono appena iniziati”. Il futuro di una parte del greggio lucano, dunque, passa per le decisioni delle altre due società e per quelle del Tribunale del Riesame, che dovrà pronunciarsi sull'ordinanza di sospensione.

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