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Ladri di bambini paura nel Potentino

di GIOVANNI RIVELLI e MARIAPAOLA VERGALLITO 
Due marocchini individuati, fermati e espulsi dall'Italia. Per due volte avrebbero tentato di rapire un ragazzino di 12 anni (figlio di persone «normali», gente che vive di lavoro). Le investigazioni dell'Arma di Cersosimo (760 anime in provincia di Potenza) però non si fermano. Potrebbero esserci altri «ladri di bambini»
Ladri di bambini paura nel Potentino
di GIOVANNI RIVELLI e MARIAPAOLA VERGALLITO
CERSOSIMO - Volevano rapire un bambino. Volevano rapire quel bambino. Ci hanno provato una volta, una seconda, poi sono tornati ancora una volta in quel paesino di 761 abitanti della provincia di Potenza. E tutto questo, senza un perchè, senza un motivo, per quanto assurdo, senza un movente, per quanto improbabile. A Cersosimo è giallo. «Non è allarme» spiega il capitano Biagio Simonetti, ma di certo l’Arma ha intensificato le misure di protezione intorno a quel piccolo centro e l’inchiesta va avanti. Non si ferma, nonostante i due presunti autori del tentato rapimento siano stati, individuati, fermati e espulsi dall’Italia perchè clandestini. 

Ma sebbene i carabinieri abbiano appurato che Driss Farid e Mohamd Zahri, di 24 e 31 anni, abbiano messo in atto quel ripetuto tentativo di rapimento la vicenda resta inquietante perchè, evidentemente, se ne sa troppo poco. La vittima designata è un ragazzino di 12 anni. A giugno del 2008 stava camminando per rientrare e casa quando una «Mercedes 190» gli si è avvicinata. Dal finestrino si è sporto uno dei due marocchini che ha gli ha sfiorato un braccio, tentando di afferrarlo. Non ci è riuscito e il ragazzino ha trovato rifugio in un negozio. Discorso chiuso, dimenticato, forse sottovalutato. Il 12enne non ne parla ai genitori, «per paura di non essere creduto», spiegherà poi. Il «poi» coincide con lo scorso mese di gennaio. Il 12enne è nuovamente in strada e scorge i due extracomunitari. Inizia a correre, i due si lanciano all’inseguimento, ma questa volta il ragazzo trova rifugio a scuola. 

La paura è tanta che scioglie la lingua. I genitori ascoltano tutto; increduli fanno ripetere più volte il racconto, poi vanno dai carabinieri. E lì, ancora, il ragazzo ripete quanto gli è accaduto, risponde a tutte le domande, anche le più dettagliate, anche le più insidiose. Non cade mai in contraddizione, anzi indica chi può confermare, chi ha assistito sia al primo che al secondo tentativo. I carabinieri chiamano queste persone, che confermano e forniscono una descrizione dei due del tutto simile a quella fornita dal ragazzo. Il fatto, insomma, è vero. 

Ma ciò che appare evidente è l’assenza di un perchè. Il bambino non sa nulla, i genitori non riescono a immaginare qualcosa. Eppure i due, per andare a tentare un rapimento in un paese di 761 anime, per tornarci dopo il primo tentativo fallito, non volevano «un» bambino, ma volevano «quel» bambino. Le indagini vanno avanti. Al ragazzo e agli altri testimoni vengono sottoposte una serie di foto segnaletiche di extracomunitari, ma nessuno riconosce gli autori di quel tentato blitz. Il mistero è fitto. La guardia è alta. Fino a martedì. Alle 9 e 30 di sera i carabinieri notano una «Mercedes 190» con due magrebini in paese. Fermano il mezzo, chiedono ai due cosa fanno. I due Farid e Zahri, dicono di essere venditori ambulanti, e di essere arrivati a Cersosimo per la prima volta nella loro vita. Che qualcosa non quadri è chiaro. Non è orario di mercato, i due «venditori ambulanti» non hanno alcuna merce, nè hanno soldi che potrebbero essere provento di una «vendita miracolosa» di ogni mercanzia. Clandestini, vengono fermati e fotografati. E anche quelle immagini vengono sottoposte al 12enne e agli altri testimoni. Alla vista, il ragazzo scoppia a piangere, gli altri riconoscono i due senza esitazione. Sono loro. Ma non finisce qui. Perchè quei due nessuno li conosce. Vivono a Villapiana, in Calabria. Non hanno mai avuto nessun contatto col ragazzo o con la sua famiglia. Famiglia di persone «normali»: nessun lavoro pericoloso, gente che vive di lavoro. 

Si scava sui possibili moventi, ma la famiglia del ragazzo non è mai stata a Villapiana, non ha mai avuto dissidi con nessuno, men che meno con extracomunitari, e nemmeno ci sono magrebini nella zona. I due volevano «quel» bambino. Ma non c’era un motivo per cui lo dovessero volere. E allora si fanno avanti altre domande. Agivano per conto proprio, o c’era qualcuno che gli aveva dato un mandato? Un’ipotesi inquietante, quest’ultima, che rende chiaro come il fermo dei due e la loro espulsione non abbia fatto calare l’attenzione. Di contro, però, l’attività di controllo del capitano Simonetti e dei suoi uomini ha dimostrato di funzionare. Ma è troppo poco per stare tranquilli. I ladri di bambini potrebbero tornare in azione. A Cersosimo. O altrove.

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