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Il governo taglia i fondi per i paesi colpiti dal sisma del 1998: sindaci lucani in rivolta

di ANTONELLA INCISO 
Da Terranova a Lagonegro, i sindaci peronti a restituire le chiavi delle case comunali. E per far arrivare la protesta sui tavoli romani hanno convocato per oggi, a Lauria, un incontro con l'assessore regionale alle Infrastrutture, Innocenzo Loguercio, e con i parlamentari lucani a cui chiederanno ufficialmente il sostegno della Regione in questa battaglia
Il governo taglia i fondi per i paesi colpiti dal sisma del 1998: sindaci lucani in rivolta
POTENZA - Pronti a restituire le chiavi dei loro Municipi. Prima i tagli dell’Ici, poi le flessioni nelle erogazioni dei fondi nazionali, ora lo stop alle compensazioni. Il Governo chiude i rubinetti e i sindaci lucani dell’area sud, da Terranova a Lagonegro, scendono sul piede di guerra per far valere le loro esigenze. Decisi, questa volta, a far sentire concretamente la loro voce, anche a costo di restituire le chiavi delle case comunali. Al centro della questione i soldi che il Governo eroga ai paesi colpiti dal sisma del 1998. Fondi che sono stati dati sino ad oggi come compensazione per i mancati introiti derivanti dal pagamento dell’Ici a seguito dell’inagibilità degli immobili e che permettevano ai comuni di fronteggiare le diverse spese. Negli ultimi provvedimenti del Governo, però, quei soldi non ci sono più. Sono stati cancellati senza alcuna discussione, senza alcun preavviso. 

Eppure per molti comuni lucani erano e sono essenziali, fondamentali per andare avanti nella chiusura dei bilanci. Così i sindaci hanno deciso di far ascoltare la loro protesta in maniera vibrata e sentita. Minacciando la restituzione delle chiavi dei loro Municipi in caso il Governo non dovesse tornare sui suoi passi. 

E per far arrivare la protesta sui tavoli romani hanno convocato per oggi, a Lauria, un incontro con l’assessore regionale alle Infrastrutture, Innocenzo Loguercio, e con i parlamentari lucani a cui chiederanno ufficialmente il sostegno della Regione in questa battaglia. Un incontro importante, fortemente voluto dal sindaco di Lauria, Antonio Pisani, per mettere nero su bianco le richieste dei primi cittadini dei trenta comuni del Lagonegrese ma soprattutto per individuare le azioni di lotta necessarie per fronteggiare la situazione. «I comuni del lagonegrese che hanno subito il sisma del 1998 da allora ricevevano dallo Stato risorse che dovevano compensare il mancato introito dell’Ici - commenta il sindaco Pisani - 4 anni fa la somma è stata ridotta, mentre ora questa voce non esiste più e la chiusura dei nostri bilanci è concretamente a rischio». 

D’altra parte, non si tratta di pochi spiccoli ma di somme che possono diventare strategiche per un piccolo o medio comune. Lauria, ad esempio, otteneva 580mila euro. Nemoli, invece, 80mila , Latronico circa 300 mila. Fondi che venivano utilizzati per sostenere le attività più svariate, la cui assenza renderà complicato, per alcuni comuni, chiudere i bilanci. Tanto da far paventare l’ombra del dissesto «Noi a Lauria siamo riusciti a tenere aperto anche un asilo nido - aggiunge ancora il sindaco - Se ci vengono meno questi soldi rischiamo di non farcela. Siamo pronti a restituire le chiavi dei municipi. Va anche detto, però, che quello dei tagli non è solo un problema del governo del centrodestra. Anche il governo di centrosinistra ha tagliato le risorse, Prodi, ad esempio, ha tolto risorse importantissime aumentando gli estimi catastali. Ha calcolato che avremmo introitato di più, cosa non avvenuta di fatto». 

Stessa preoccupazione da parte del sindaco di Cersosimo, Mario Trupo. «In un piccolo comune come il mio un taglio di 80mila euro è notevole - precisa - esso non ci permetterà di sostenere servizi assistenziali come la mensa, la fornitura gratuita del libro, la manutenzione della viabilità rurale. Tra l’altro, chiediamo anche il sostegno di tutte le forze politiche in questa battaglia perchè altrimenti non possiamo andare avanti».
ANTONELLA INCISO

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