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Tito Scalo, rimossi due serbatoi erano nell'area ex Liquichimica

L’ente chiamato ad attuare questi interventi di messa in sicurezza e bonifica è il Consorzio per lo sviluppo industriale di Potenza. I lavori erano cominciati il 10 novembre scorso. I due serbatoi rimossi contenevano ammoniaca
• Avvelenamento da diossina, a Taranto depositata la perizia
Tito Scalo, rimossi due serbatoi erano nell'area ex Liquichimica
serbatoi inquinanti a Tito ScaloTITO SCALO (Pz) - Il territorio braccato dai veleni. È di oggi la notizia che due serbatoi di ammoniaca sono stati eliminati a Tito Scalo, nell’area industriale da bonificare, dove un tempo era ubicata la ex Liquichimica. Le opere di rimozione si sono concluse nella zona che è stata dichiarata sito inquinato di interesse nazionale. L’ente chiamato ad attuare questi interventi di messa in sicurezza e bonifica è il Consorzio per lo sviluppo industriale di Potenza. I lavori erano cominciati il 10 novembre scorso. I due serbatoi rimossi, strutture in metallo dalla forma sferica, hanno una volumetria di circa 1300 metri cubi e un diametro di 15 metri. È stato smaltito il materiale ferroso e di coibentazione derivato dalla rimozione dei due grossi involucri. Prima di passare alla loro eliminazione, sono state effettuate verifiche per accertarsi che, all’interno, non ci fosse presenza di liquidi o gas in pressione, ed eventuali tracce di amianto. Al fine di non appesantire ulteriormente la già delicata situazione finanziaria dell’ente, il Consorzio per l’intervento si è affidato a professionalità interne, consentendo in tal modo un notevole risparmio nella realizzazione del progetto. 
serbatoi inquinanti a Tito Scalo
«Il termine di ultimazione dei lavori è stato ampiamente rispettato», fa rilevare il Consorzio Asi di Potenza, che sottolinea, tramite il commissario Navazio, l’importanza attribuita «al tema “sicurezza ambientale”». La questione della bonifica dell’a re a industriale di Tito, resta una delle questioni centrali. Sono un centinaio le aziende che gravitano intorno a quest’area. Fu la Daramic la prima azienda (con un lotto di 50 mila metri quadrati) ad autodenunciarsi per l’in - quinamento del sito. L’area della ex Liquichimica occupa invece una superficie di circa sei ettari e si trova a circa quattro chilometri e mezzo dal centro abitato di Tito. Nell’area, quasi interamente dismessa, sono presenti fabbricati e impianti, in parte demoliti o in evidente stato di abbandono, silos, vasche contenenti acque reflue e fanghi di depurazione, cumuli sparsi di rifiuti. Compresi i due serbatoi di ammoniaca che ora sono stati rimossi. 

serbatoi inquinanti a Tito ScaloIl sito risulta inquinato da rifiuti di diversa origine (speciali, pericolosi, assimilabili agli urbani) in quantità pari a circa 210 mila metri cubi. In particolare possono ritrovarsi queste tipologie di rifiuti: fosfogessi, materie prime, prodotti e residui di lavorazione derivanti dalla produzione di concimi a base di fosforo; acque reflue di depurazione; scorie e polveri derivanti da attività siderurgica; materiali contenenti amianto o fibre pericolose sotto forma di cumuli o di elementi di copertura di capannoni contenenti amianto in stato di evidente degrado con rischio di rilascio e dispersione eolica di fibre libere; strutture in cemento armato, capannoni abbandonati e serbatoi fatiscenti. In parte da demolire, in parte da recuperare. Per quanto riguarda la classificazione dei contaminanti nei rifiuti, non può essere esclusa la presenza di contaminanti pericolosi organici, quali oli minerali e fenoli, derivanti dall’attività siderurgica e dalla produzione di concimi. A essi si aggiungono anche contaminanti pericolosi inorganici: metalli pesanti, amianto, cianuri inorganici, acidi e basi. Peraltro, l’are dell’ex Liquichimica si sviluppa lungo pendii a precaria stabilità a causa della presenza di terreni a componente essenzialmente argillosa, fortemente erosi dagli agenti esogeni. I sondaggi eseguiti nella zona hanno evidenziato la presenza, fino a 26 metri di profondità, di terreni limosi passanti ad argillosi di bassissima permeabilità. 
La vastità dell’area, i pericoli connessi alla tipologia degli inquinanti e alla presenza di smaltimento di rifiuti industriali, l’instabilità dei versanti, hanno determinato, in questo sito, un elevato rischio di tipo ambientale e sanitario.

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