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Ecomafie in Basilicata, il pm Woodcock indaga sul caso segnalato dalla Gazzetta

di FILIPPO MELE e GIOVANNI RIVELLI 
Il 10 ottobre del 2007 la Gazzetta denunciò la presenza di rifiuti potenzialmente micidiali a "Pane e Vino", nel territorio di Tursi. Ora l'ipotesi è che l'area fosse al centro di un crocevia di traffici illeciti su cui si allungano anche le ombre di massoneria, camorra, servizi segreti deviati
• Il sindaco di Tursi scrive a prefetto e Woodcock: vogliamo sapere di che si tratta
• Una bomba ecologica a Tito. 8 anni fa i primi fondi, ma la bonifica è a zero
• Traffici e tumori, Woodcock indaga
Ecomafie in Basilicata, il pm Woodcock indaga sul caso segnalato dalla Gazzetta
TURSI - Il caso di «Pane e vino» di Tursi, tirato fuori dalla Gazzetta del Mezzogiorno il 10 ottobre del 2007, al centro di un crocevia di traffici illeciti su cui si allungano anche le ombre di massoneria, camorra, servizi segreti deviati. E lo scenario descritto per quel via vai di camion dal pm Henry John Woodcock. I residenti lo avevano sospettato da tempo e forse non è un caso che nelle carte dell’inchiesta compaia anche la Gazzetta. Nell’inchiesta il pm anglo-napoletano sembra disegnare gli scenari tratti dal film «Gomorra». Ed anche di più. Per il pm, infatti, lo smaltimento illecito di materiali di non ben precisata natura è solo un anello della catena legata a loschi traffici ed alla costruzione (in Sicila, Campania, Grecia) di termo-valorizzatori. Gli indagati, a vario titolo, sarebbero numerosissimi: politici, imprenditori, esponenti di logge massoniche, funzionari. 

Ma, andiamo con ordine. Fu la Gazzetta a denunciare, il 10 novembre 2007, quanto stava accadendo a Tursi: «L'ipotesi che emerge è quella di una attività di smaltimento legata al giro dei rifiuti nocivi. Pane e Vino è una discarica?» Nell’articolo si dava conto di una lettera, debitamente firmata da 29 residenti, inviata al Prefetto di Matera, ai carabinieri di Policoro e del Noe, al Servizio igiene della Asl 5, al sindaco ed alla polizia municipale. Si segnalava come «nei terreni dell’azienda agricola Camerino venisse effettuato il rinterro di materiale di natura ignota che arriva con camion o tir e che viene sistemata in un fosso naturale o scavate e successivamente ricoperte da terreno». 

Il traffico di Tir sarebbe cominciato dall’agosto del 2006 e della cosa erano stati informati i vigili urbani. La nota terminava con la richiesta di «accertare se le operazioni descritte siano o meno legittime». Ma, non è finita. Il 27 ottobre scorso ancora La Gazzetta ha riproposto il problema: «Allarme a Tursi. Ma, quei camion cosa scaricano? Nella frazione Pane e Vino paura per i rifiuti». Il via vai di tir, dopo una pausa di alcuni mesi, era ripreso incessante. Alcuni agricoltori della zona riferirono di «essersi sentiti male una mattina che il vento spirava verso la nostra casa». 

Ora, l’indagine di Woodcock. I rifiuti in questione arriverebbero dalla Campania, da un salsificio di Sarno, e sarebbero misti a materiale di risulta cartaceo. I Noe del capitano Ultimo avrebbero decifrato tutti i passaggi della «merce». Negli atti del pm compaiono, tra gli altri, i nomi dell’ex presidente della Regione Sicilia, Totò Cuffaro, dell’imprenditore di Policoro Francesco Rocco Ferrara, al centro del Totalgate, del titolare dei terreni di Pane e Vino, Giuliano Camerino. Ed il cerchio delle varie inchieste di Woodcock, compresa quella sulla massoneria, con il famoso blitz di Livorno, si stringe. 

Ancora non un caso che, nell’ultima inchiesta, ci sino intercettazioni fatte su persone come l’ex sottosegretario Emo Danesi (tessera 752 della loggia P2) e Giampiero Del Gamba (tessera 863 della massoneria di Gelli), sul generale dei carabinieri Carlo Mori. Continuando a scavare, la Procura di Potenza avrebbe ipotizzato l’esistenza di un’organizzazione che avrebbe progettato di accaparrarsi appalti nel campo delle bonifiche e dell’emergenza rifiuti per poi spartirsene i proventi. E anche se gli scenari emersi al momento sarebbero regionali (appunto nelle quattro realtà di Basilicata, Campania, Calabria e Puglia), il giro finanziato sarebbe nazionale. 

La vicenda portò al coinvolgimento dell’ex ministro Pecoraro Scanio e, conseguentemente, al trasferimento degli atti per competenza a Roma. Lo scenario che si sarebbe presentato agli occhi degli inquirenti, sarebbe un sistema di corruzione basato su una serie di attività ambientali. Il meccanismo ipotizzato, in verità, avrebbe poco di nuovo: gare pilotate per far vincere imprenditori «amici» tramite i quali sarebbero poi tornati finanziamenti anche all’attività politica, con una forza in particolare che faceva la parte del leone. E all’attenzione del Pm è finito anche Ferrara. E Woodcock, indagando, sarebbe arrivato anche agli scenari campani della crisi dei rifiuti. Qualcuno, a telefono, avrebbe parlato di un progetto di procedere allo smaltimento in Grecia, ottenendo assicurazioni.
FILIPPO MELE e GIOVANNI RIVELLI

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