Sabato 16 Gennaio 2021 | 07:14

Il Biancorosso

l'evento
Bari calcio, 113 anni del club. Il presidente: «Dedico il compleanno a tutti i nostri tifosi

Bari calcio, 113 anni del club. Il presidente: «Dedico il compleanno ai nostri tifosi»

 

NEWS DALLE PROVINCE

TarantoIl processo
Taranto, bimbo morto di tumore: indagati 9 dirigenti ex Ilva

Taranto, bimbo morto di tumore: indagati 9 dirigenti ex Ilva

 
Potenzala «trovata»
Potenza, protesta ristoratori tra bicchieri di prosecco, musica e ironia

Potenza, protesta ristoratori tra bicchieri di prosecco, musica e ironia

 
Barila scorsa notte
Valenzano, ignoti rubano olio prodotto da terre confiscate alla mafia

Valenzano, ignoti rubano olio prodotto da terre confiscate alla mafia

 
Batemergenza Covid
Barletta, attivati 23 posti di terapia intensiva. Lopalco: «Pronti a possibile terza ondata»

Barletta, attivati 23 posti di terapia intensiva. Lopalco: «Pronti a possibile terza ondata»

 
Bari
Tra Bari e Matera accordo di collaborazione su cultura, turismo e ambiente

Tra Bari e Matera accordo di collaborazione su cultura, turismo e ambiente

 
LecceNel Leccese
Otranto, scatola con 20kg di petardi trovata in bidone immondizia

Otranto, scatola con 20kg di petardi trovata in bidone immondizia

 
BrindisiIl caso
Brindisi, muore a 19 anni al Perrino: 2 medici indagati

Brindisi, muore a 19 anni al Perrino: 2 medici indagati

 

i più letti

Natale in cella per i 7 del Totalgate lucano

di MASSIMO BRANCATI
C'è chi tace e chi prega. Franco Ferrara, imprenditore policorese fulcro dell'indagine del pm Henry John Woodcock su un presunto comitato d'affari accusato di aver pilotato gli appalti pubblici della Total in Basilicata, nella stessa cella che "ospitò" Vittorio Emanuele di Savoia
POTENZA - È proprietario di un «impero» industriale. Un re del «made in Basilicata». E forse proprio per questo gli avrebbero trovato posto nella stessa cella in cui, il 16 giugno del 2006, ha trascorso quindici giorni Vittorio Emanuele di Savoia, coinvolto nell’inchiesta della procura di Potenza su un’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e allo sfruttamento della prostituzione. Da un re all’altro, insomma. Ma Franco Ferrara, imprenditore policorese di 44 anni, fulcro del «Totalgate », l’indagine del pm Henry John Woodcock su un presunto comitato d’affari accusato di aver pilotato gli appalti pubblici della Total in Basilicata, a differenza dell’erede di casa Savoia - che in cella si è lasciato andare a giudizi da bollino rosso nei confronti della Sardegna e delle donne (le «cimici», anche quelle elettroniche, trovano posto tra le sbarre) - ha continuato a restare in silenzio. Non si è confidato con nessuno, se non con il suo avvocato Filippo Vinci. Resta tutto il giorno in silenzio, così come aveva fatto, avvalendosi della facoltà di non rispondere, davanti al gip Rocco Pavese nell’interrogatorio di garanzia. Ferrara - secondo indiscrezioni raccolte da fonti della casa circondariale di Potenza - si sarebbe «sciolto» soltanto parlando di sua moglie Marcella Camossi, anche lei iscritta nel registro degli indagati con l’accusa di essere la «tesoriera» di fondi che il marito destinava alle tangenti: «Vogliono distruggere la mia famiglia, ma non ci riusciranno», avrebbe gridato sbattendo i pugni contro la porta della cella. Storie di qualche giorno fa.

La notte di Natale, invece, Ferrara è tornato a chiudersi a riccio, ostentando comunque sicurezza. Qualcuno lo avrebbe visto anche brindare in nome della libertà che spera di poter «riconquistare » subito. «È sempre gentile con tutti - conferma uno degli agenti in servizio la notte di Natale - e dice di essere convinto che lascerà il carcere al più presto perché la sua vicenda è frutto soltanto di equivoci». 

Più o meno quanto continua a ripetere il suo avvocato difensore: «Chiederemo l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere - dice l’avvocato Vinci - poiché l’accusa è un teorema non sostenuto dal necessario quadro probatorio imprescindibile per ordinare una simile misura caut elare». Nella casa circondariale del capoluogo lucano nessuno dei sette arrestati nell’ambito dell’inchiesta, a sentire gli avvocati difensori, si è lasciato andare a scene di insofferenza. Soltanto il sindaco di Gorgoglione, Ignazio Tornetta, coinvolto con l’accusa di essere l’«interfaccia» politica degli interessi di Total - secondo indiscrezioni raccolte tra gli agenti della polizia penitenziaria in servizio la notte del 24 dicembre - avrebbe rifiutato la classica fetta di panettone, preferendo starsene in disparte allo scoccare della mezzanotte. 

«Si è chiuso nel mutismo più assoluto - sottolinea un militare di turno - e si è messo a pregare lontano da sguardi indiscreti. Non escludo che abbia versato qualche lacrima». Nessun cenno di cedimento, invece, in Lionel Levha, l’amministratore delegato della Total. Uno dei suoi avvocati difensori, Donatello Cimadomo, dice che il manager «ha trascorso la festa con serenità», in attesa dell’udienza davanti al tribunale del Riesame, fissata per martedì prossimo. Un appuntamento che attende con ansia anche Nicola Montesano, consigliere provinciale di Matera del Pd, finito ai domiciliari. Il suo è stato un Natale «forzatamente» in famiglia.
MASSIMO BRANCATI

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

LE RUBRICHE

Speciale Abbonamento - Scopri le formule per abbonarti al giornale quotidiano della Gazzetta
Gazzettaffari - Portale di annunci de La Gazzetta del Mezzogiorno
Gazzetta Necrologie