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Petrolio lucano, il pm: parlavano in codice di vino e mozzarelle

Emergono dettagli sullo scandalo delle presunte tangenti per gli appalti petroliferi. Stando alle intercettazioni, nel 2007 l'imprenditore Francesco Rocco Ferrara (che già era tenuto d'occhio nell’ambito dell'inchiesta del pm Woodcock) disse alla moglie di preparargli 150 “litri di vino”. Poi, fermato per controlli all'aeroporto di Bari, gli agenti gli trovarono in borsa 150 mila euro
POTENZA - ''Stamattina polizia e finanza mi aspettavano e mi hanno perquisito e trovato 150 mila euro nella borsa e fatto un verbale, con grande difficoltà ho evitato il sequestro”: un sms dell’imprenditore Francesco Rocco Ferrara, controllato nel novembre 2007 all’aeroporto di Bari mentre è in partenza per Roma, per un appuntamento “con un influente esponente” del Ministero dell’Ambiente. 

Tutto comincia il 7 novembre 2007. Ferrara – coinvolto nell’inchiesta sugli “affari” legati al petrolio estratto in Basilicata – dice alla moglie di preparargli 150 “litri di vino”. Gli investigatori avvertono la polizia di frontiera dell’aeroporto di Bari e quando l’imprenditore si presenta all’imbarco del primo volo del mattino per Roma gli controllano la borsa e gli trovano i soldi. Ferrara è subito assalito dal timore che il controllo non sia casuale: il rilevatore di metalli non ha lanciato allarmi ma gli agenti vogliono controllare la borsa, leggono le carte, l’imprenditore protesta e viene portato in ufficio. Riesce ad evitare il sequestro dei soldi ma è convinto ormai “di essere seguito: ci sono due che me li porto da Bari”. 

IL PM: MARGIOTTA PUNTO DI CONTATTO TRA TOTAL E IMPRESE
Il deputato lucano del Pd Salvatore Margiotta sarebbe stato il punto di contatto tra la Total Italia e le imprese interessate ai lavori del giacimento «Tempa Rossa». Secondo i magistrati, Margiotta sarebbe intervenuto sistematicamente facendo pressioni nell’interesse degli imprenditori della cordata guidata da Rocco Francesco Ferrara, sfruttando l’influenza derivata dalla sua posizione. L’azione del parlamentare sarebbe tornata utile per superare i momenti di difficoltà e di fibrillazione sulle procedure inerenti gli appalti della Total, quest’ultima nel ruolo di concessionario pubblico. 

Le indagini avrebbero accertato la «manipolazione» di tre appalti relativi alla realizzazione del Centro Olii aggiudicato a Lati Impresa Ferrara, a maggio 2008. Sarebbe stata alterata la documentazione, in particolare i relativi verbali, per aggiudicare l’appalto. Per arrivare all’aggiudicazione degli appalti, la moglie di Ferrara, Marcella Camossi, era depositaria di denaro contante (in nero) destinato a pubblici ufficiali, amministratori e politici. Ma attorno all’appalto della Total non c'era solo denaro contante, ma anche interessi economici, come la mensa per gli operai, affidata alla Tur.Mat Srl società di fatto gestita dall’intermediario Giovanni Tornetta. Ferrara avrebbe scelto proprio la Tur.Mat per il servizio nel suo cantiere, oltre ad acquistare per un importo di 120 mila euro, versati a novembre scorso, quote della stessa società. In questo contesto Margiotta avrebbe esercitato il suo potere e l’influenza, in qualità di parlamentare e leader del Partito Democratico di Potenza in cambio della promessa da parte di Francesco Ferrara e di Antonio Bulfaro di una tangente pari a 200 mila euro. 

PETROLIO & MOZZARELLE
POTENZA - Un ''tesoretto'' in contanti pari ad oltre un milione di euro, fondi neri da utilizzare per gli “incontri d’affari”, soldi chiamati, in gergo, “mozzarelle” o “litri di vino”: lo custodiva in casa l’imprenditore Francesco Rocco Ferrara, da ieri in carcere nell’ambito dell’inchiesta sul “comitato di affari” che operava in Basilicata in relazione alle estrazioni di petrolio. La somma ammonta “in totale” – come scrive a Ferrara la moglie, Marcella Camossi, in un sms – a “961.500 più 100 mila”. La donna è considerata “cassiera e custode dei fondi neri, peraltro assolutamente consapevole della provenienza e della destinazione” dei soldi. I fondi neri sono costituiti e alimentati “con false fatturazioni sui conti riferibili alla galassia di società facenti capo a Ferrara”. Un giorno, quando la Guardia di Finanza sta per arrivare per un controllo, Ferrara ordina alla moglie di “affidare 'le mozzarellè” ad un parente. In un’altra occasione, l’imprenditore spiega alla moglie che gli servono “150 litri di vino, in previsione di un ulteriore, tortuoso viaggio d’affari”. 

SPUNTA UN MISTERIOSO "LIBRO PAGA"
POTENZA - Esiste un ''segretissimo supporto informatico” che rappresenta il “libro paga” in cui l'imprenditore lucano Francesco Rocco Ferrara – coinvolto nell’inchiesta sugli “affari” legati alle operazioni di Total per lo sfruttamento del petrolio in Basilicata – ha fatto riferimento anche a nomi di alcuni “pubblici ufficiali”. Gli investigatori hanno raggiunto la convinzione che “Ferrara eroghi sistematicamente tangenti per assicurare alle imprese del suo gruppo i favori e le agevolazioni di cui, di volta in volta, egli ha bisogno: aggiudicazioni riferite a gare di appalto, informazioni riservate, decisioni favorevoli, astensioni da controlli, pressioni di politici”. Il “dischetto” con i nomi dei pubblici ufficiali sarebbe costodito “gelosamente” dall’imprenditore, “come una sorta di 'assicurazionè”. In un’intercettazione ambientale, nell’automobile di Ferrara, questi spiega “le regole di comportazione che deve adottare l’imprenditore che vuole 'stare nel girò, evidentemente improntate al rispetto di un mutuo patto di omertosa complicità cementata dalla convinzione che così fan tutti e tanto vale adeguarsi”. 

INCOMINCIATI INTERROGATORI DI GARANZIA 
POTENZA - Sono incominciati, nel Palazzo di giustizia di Potenza, gli interrogatori di garanzia delle persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta del pm del capoluogo lucano, Henry John Woodcock, sul “comitato di affari” che sarebbe stato costituito per approfittare delle estrazioni di petrolio in programma in Basilicata da parte della Total. Il gip ha emesso sei ordinanze di custodia cautelare in carcere, tre agli arresti domiciliari (la quarta è quella per il deputato del Pd, Salvatore Margiotta, sulla quale deve pronunciarsi la Camera) e cinque misure di obbligo di dimora. Oggi sono in programma gli interrogatori del sindaco di Gorgoglione (Matera), Ignazio Giovanni Tornetta, e di Roberto Pasi e Roberto Francini, il primo responsabile dell’ufficio di Potenza della Total, l’altro collaboratore del responsabile del progetto “Tempa Rossa” (dove Total vuole costruire un centro oli). Secondo quanto si è appreso davanti al Palazzo di giustizia (i giornalisti sono tenuti all’esterno dell’edificio), gli interrogatori dei principali indagati – l'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha, e l’imprenditore Francesco Rocco Ferrara – si svolgeranno domani.

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