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MISTERI POTENTINI: Elisa Claps Ora spunta un verbale dimenticato

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il manifesto del comune di Potenza sulla scomparsa di Elisa Clapsdi MASSIMO BRANCATI

Spuntano dal passato altri tasselli di un mosaico ancora tutto da costruire. Sulla scomparsa di Elisa Claps, la studentessa potentina di cui non si hanno più notizie dal 12 settembre del ‘93, si continua a brancolare nel buio e ci si aggrappa a documenti sepolti nei faldoni di un’in - chiesta avviata, conclusa e ripresa. Con lo stesso risultato: di Elisa non c’è traccia. Ieri sera, la puntata di «Chi l’ha visto?», il programma di Raitre condotto da Federica Sciarelli, è tornata ad occuparsi del caso rivelando l’esistenza di un verbale, datato luglio ‘94, in cui sono riportate dichiarazioni di un operaio, Nicola Sambataro, dipendente di un’azienda di disinfestazione, la Spix di Potenza. 

Il nome della società è nei documenti della procura di Salerno che nei giorni scorsi ha effettuato rilievi in pozzi d’acqua a Rifreddo alla ricerca (senza esito) del corpo di Elisa. Quei pozzi sono di proprietà di Maurizio De Fino, titolare della Spix. E qui scattano i collegamenti degli investigatori: De Fino è amico di Maurizio Restivo, all’epoca direttore della biblioteca nazionale e padre di Danilo, il cui nome riecheggia più di ogni altro nell’inchiesta Claps. 
Secondo punto: proprio in virtù di questa amicizia, Restivo chiese a De Fino - la cui azienda si occupava della pulizia nei locali della bibliioteca nazionale - di far lavorare per un certo periodo il figlio a Roma con Sambataro, dal momento che l’operaio era diretto nella capitale per svolgere alcune attività per conto della Spix. 

Il «cuore» del verbale è tutto nel quadro psicologico di Danilo disegnato da Sambataro. Un quadro che parla chiaramente di personalità disturbata: «Abbiamo vissuto nello stesso appartamento. Si svegliava di notte in preda ad attacchi di panico, gridava, era sempre fuori di sé». Il lavoratore era talmente spaventato che invitò Danilo ad andarsene, a tornarsene a Potenza: «Non voglio avere niente a che fare con quel ragazzo», si legge nel verbale. 

Sempre nel verbale si fa riferimento all’utilizzo di acidi e gas per la disinfestazione. Acidi, una parola che rievoca inquietanti ipotesi, tirate fuori da un fantomatico pentito, secondo cui Elisa sarebbe stata uccisa a Palazzo Loffredo - all’epoca chiuso al pubblico per ristrutturazione - e il suo corpo poi sciolto nell’acido a Tito scalo. Un omicidio che, sempre secondo il racconto, fu organizzato da un esponente della malavita locale per intercessione di un personaggio eccellente di Potenza contattato da un parente dell’assassino. 

Danilo Restivo è il comune denominatore di tutta questa storia. È lui l’unico condannato in Appello a due anni e otto mesi di reclusione per false dichiarazioni al pm. Da tempo non è più in Italia, ma su di lui dal 2002 indaga la polizia del Dorset in Inghilterra, in relazione all’omicidio di Heather Barnett, 48 anni, uccisa a martellate a Bournemouth, un sobborgo dove abita lo stesso Restivo. Nella città inglese sono stati denunciati da diverse ragazze furtivi tagli di ciocche di capelli sugli autobus da parte di ignoti. 
Ecco il punto d’incontro: quando abitava a Potenza Restivo aveva il vizio di tagliare i capelli alle ragazze mentre si trovava sul bus. 

L’inchiesta sulla scomparsa di Elisa è ora, come dicevamo, nelle mani della procura di Salerno che torna ciclicamente a Potenza per effettuare rilievi. Lo fece anche a novembre del 2007, quando passò al setaccio le scale mobili e la chiesa della Trinità, a Potenza. Anche in quell’occasione non si approdò a nulla di concreto. E in mancanza di novità investigative, non resta che rispolverare vecchi verbali per tentare di decodificare il mistero di Elisa.

• Il titolare della Spinx: «Follia»
• La testimonianza di Sambataro
• Il fratello di Elisa: «finalmente»
• Elisa, svanita una domenica del ‘93
• L’omicidio di Heather Barnett e i sospetti su Danilo

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