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Scarsa natalità ed emigrazione: i lucani sono in via d'estinzione

di MASSIMO BRANCATI
Tra vent'anni, con l'attuale trend, il territorio lucano sarà abitato da 482.531 cittadini. Tutto questo è l’effetto di due dinamiche: scarsa natalità e ripresa dell’emigrazione. La popolazione, nel frattempo, invecchia sempre più: oggi gli anziani lucani over 60 sono circa 117 mila, vale a dire il 19,83% dei residenti
• 5 Comuni rischiano di scomparire
• I sindaci: serve lavoro
• E c'è anche infertilità
Scarsa natalità ed emigrazione: i lucani sono in via d'estinzione
POTENZA - Basilicata, una regione «anziana » e con la valigia in mano. I lucani stanno assistendo ad un fenomeno che riporta indietro le lancette della storia di almeno 30-40 anni: l’emigrazione è tornata ai livelli del 1960-70. Mediamente ogni anno vanno via 2.000 cittadini, una «fuga» che incrociando gli scarsi indici di natalità determina lo spopolamento della reg ione. I dati sono inequivocabili: alla fine del 2006 la popolazione della Basilicata era pari a 594.476 persone, con un calo di 165 unità rispetto al 2005. 

È quanto si ricava dal bilancio demografico regionale elaborato dall’Istat, secondo cui «negli ultimi dieci anni la popolazione della Basilicata è diminuita di 8.789 unità e il bilancio è negativo sia per la provincia di Potenza (meno 5.853 unità) che per quella di Matera (meno 2.711). Tra vent’anni, ricalcando l’attuale trend, il territorio lucano sarà abitato da 482.531 cittadini. Tutto questo, si diceva, è l’effetto di due dinamiche: scarsa natalità e ripresa dell’emigrazione. La popolazione, nel frattempo, invecchia sempre più: oggi gli anziani lucani over 60 sono circa 117 mila, vale a dire il 19,83% dei residenti. Percentuale tra le più alte d’Italia, nelle cui pieghe si annida l’esigenza di attivare un più forte servizio socio-assistenziale, oggi incapace di rispondere alle esigenze del «macrocosmo» della terza età. 

I GIOVANI - 
Gli anziani restano, i giovani partono. Sono soprattutto i ragazzi con un buon livello di istruzione a cercar fortuna altrove, lasciandosi alle spalle paesi di origine sempre più svuotati. Centri come Carbone (il cui tasso migratorio è del 22,8% secondo quanto riportato dagli ultimi dati del censimento Istat), Brindisi di Montagna (22,2), San Martino d’Agri (19), Viggiano (17,4), Marsicovetere (17,1), Villa d’Agri (16,5) e Ripacandida (11,6) sono alle prese con un processo di spopolamento di notevole portata. Carbone, 750 abitanti, detiene il poco invidiabile record del paese più «deantropizzato». Oggi, verrebbe da dire, nel centro dell’Alto Sinni non c’è un solo disoccupato: già, perché chi è restato in paese lavora. Non solo. La ripresa del processo di ricostruzione post-sisma, l’apertura di cantieri e l’arrivo dei fondi (circa 35 milioni di euro) derivanti dall’accordo sull’acqua - che proprio in questi giorni attende un programma d’investimento - determinano la creazione di nuovi posti di lavoro. Considerando che da queste parti i giovani scarseggiano, c’è da chiedersi: ma tutta questa occupazione (per ora soltanto promessa, intendiamoci) a chi servirà?

GLI ANZIANI -
La popolazione lucana invecchia. E si trova con quattro soldi in tasca. Incrociando le ultime statistiche di Istat e Inps, infatti, si scopre che in Basilicata c’è il rapporto più basso a livello nazionale tra i giovani e gli anziani (è di 1 a 10). I pensionati, insomma, sono sempre di più (oggi i trattamenti pensionistici, nel territorio lucano, sono oltre 230 mila). E sono sempre di più quelli che si barcamenano tra privazioni, difficoltà economiche e debiti. Non a caso, sempre la Basilicata registra il poco invidiabile primato delle pensioni più basse d’Italia: in media ogni pensionato riceve al mese un assegno da 632 euro. Le altre regioni? Qualche esempio, partendo dal Sud, dove la media è di 672 euro a fronte di 778 euro del dato nazionale: i pensionati più ricchi (si fa per dire) del Mezzogiorno sono quelli pugliesi che incassano circa 712 euro. Seguono i siciliani con 692 euro, i campani con 691 euro e i calabresi con 640 euro. Scorporano i dati a livello provinciale emerge che le pensioni più «pesanti», sempre tenendo conto delle regioni del Sud, sono a Taranto (828 euro). Gli assistiti dall’Inps meno ricchi, invece, si trovano a Benevento (580 euro) e Potenza (610 euro). Va un po’meglio a Matera (645 euro) che contribuisce ad alzare la media regionale. 

GLI INVALIDI -
Restando in tema di pensioni, la Basilicata è seconda a livello nazionale (dietro la sola Campania) per rapporto tra assegni di invalidità e popolazione: sono sei i trattamenti vigenti ogni cento residenti. Perché questo record? Fino al 1984, al Sud, l’invalidità veniva assegnata con criteri sia sanitari che socio economici. Una gastrite, tanto per fare un esempio, poteva tradursi in un assegno di invalidità, mentre al Nord, per effetto dei redditi più alti, non determinava assolutamente nulla. Le pensioni, insomma, sono la fotografia di quello che è avvenuto negli ultimi quarant’anni di storia, ma oggi il sistema è radicalmente cambiato. E cambierà ancora: in futuro l’assegno di invalidità avrà criteri diversi, dipenderà più dagli incidenti stradali e sarà più breve, a causa di malattie che creano basse aspettative di vita.
Massimo Brancati
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