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Scorie nucleari, Basilicata contro

di FILIPPO MELE
Il rappresentante lucano al termine dell'incontro del Gruppo di regioni, non firma il documento per l'individuazione del sito di stoccaggio nazionale. Torna l'incubo di Scanzano jonico ed apre la strada ad inquietanti interrogativi. La Basilicata preferirebbe che la scelta dell'area per il deposito venisse effettuata in ogni regione
di FILIPPO MELE

POTENZA - Deposito unico delle scorie nucleari d'Italia: il rappresentante della Regione Basilicata nel gruppo di lavoro Governo, Regioni, Apat, Enea, che ha operato per l'individuazione delle linee metodologiche utili alla individuazione del sito, non ha firmato il documento finale. Unico tra gli undici componenti dell'org anismo. Documento consegnato giovedì scorso al ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola.

Un dissenso clamoroso, quello manifestato dall'ing. Massimo Scuderi, il componente del gruppo di nomina lucana, che apre la strada a numerose ed inquietanti interrogativi. Scuderi è uno dei sei membri di nomina regionale nel "tavolo" messo su nel marzo scorso dall'ex ministro del Governo Prodi, Pierluigi Bersani.

Perché il parere sulla bozza finale del rappresentante della Basilicata si è differenziato in modo così evidente da quello dei rappresentanti di Lombardia, Piemonte, Veneto, Marche, Campania, oltre a quelli dei ministeri dello Sviluppo economico, dell'Ambiente, della Salute, e di Apat ed Enea? Fonti vicine al gruppo hanno parlato di un dissenso tecnico e non politico-geografico. Vale a dire che i partecipanti al "tavolo" lo hanno fatto nella loro veste tecnica e che le loro decisioni non sono state influenzate dalla parte politico- istituzionale che li ha nominati. Insomma, il parere di Scuderi sarebbe di Scuderi e basta e non, tanto per fare solo due nomi, del presidente della Regione, Vito De Filippo, o dell'assessore all'ambiente, Vincenzo Santochirico.

L'organismo, inoltre, pare non si sia addentrato affatto sui diversi e possibili siti ma solo sulle metodologie da seguire per la individuazione di quello unico. Metodologia che prevede, in primis, la creazione di un'Agenzia per i rifiuti nucleari, indipendente dai produttori e da chi sarà destinato a controllare l'intero settore atomico in fase di rilancio da parte del Governo Berlusconi. Per la nascita dell'organismo i tecnici del Gruppo allestito da Bersani hanno preso a modello enti già esistenti in altri Paesi europei, come Francia e Spagna. Modelli che disegnano queste strutture come pubbliche, senza alcun fine di lucro, e con il compito esclusivo di curare la gestione del Deposito delle scorie d'Italia. Sarà questo organismo, da istituire presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, ad effettuare incontri con le diverse Regioni e Province autonome per verificare una o più eventuali auto-candidature. Ci saranno? Occorre tener presente, infatti, che oltre al deposito ingegneristico, di superficie, e quindi, non geologico, sotterraneo, come potrebbe essere quello di Terzo Cavone di Scanzano Jonico o quello tra i calanchi di Craco-Stigliano-Montalbano Jonico, sarà realizzato anche un Centro servizi sul trattamento delle scorie atomiche e saranno garantiti altri ed appetibili benefit alle popolazioni che saranno coinvolte.

Ma, se non dovessero arrivare auto-candidature oppure non si riuscisse a concertare la scelta, quale sarebbe il passaggio successivo? E, qui, pare, sia scattato il dissenso dell'ingegner Scuderi. Spetterebbe all'Agenzia scegliere un luogo soltanto tra i tre individuati: uno al Nord, uno al Centro, uno al Sud. Pare che la scelta possa essere compiuta anche senza sondaggi precedenti o attuali o studi particolari e verifiche sul territorio interessato. Tranne che non si tratti di territori sismici o soggetti ad inondazioni o zone vulcaniche. La Basilicata, al contrario, preferirebbe che la scelta venisse effettuata non su tre siti soltanto ma su almeno uno per Regione. E ciò per avere maggiori opportunità. Se anche in questo caso, però, l'Agenzia non riuscisse a far quadrare il cerchio, allora essa darà tutto in mano al Governo, lasciandogli il gravoso compito.

Queste le fonti ufficiose, anche se accreditate, in nostro possesso. Ma, che ci sia dietro qualcos'altro? Come, ad esempio, le voci di corridoio che danno proprio la Basilicata sempre al centro delle scelte del Governo centrale (o Agenzia per le scorie nucleari che dir si voglia) per il cimitero atomico d'Italia? Insomma, siamo arrivati alla cruna dell'ago: i parlamentari lucani, di qualsiasi colore politico, la Regione, il concerto delle autonomie locali, la società civile, sappiano far quadrato per non doversi trovare di fronte ad un nuovo "caso Scanzano Jonico" coperto, questa volta, dal segreto militare.

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