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Troppi interessi contro il bene comune

di MIMMO SAMMARTINO
I vescovi lucani lanciano un nuovo e vibrante appello sulle emergenze sociali della regione. Tra i fattori di crisi da dover risolvere quelli connessi al dilagare dell'usura e al diffondersi dell'uso di droga ed alcol tra i ragazzi. E il dito è puntato contro la politica
• I clan malavitosi in Basilicata si stanno rigenerando
Troppi interessi contro il bene comune
vescovo lucano Agostino Superbodi MIMMO SAMMARTINO

POTENZA - Basilicata a rischio criminalità. Quella palese e quella latente. Resta una regione «assai diversa dalle realtà vicine - Calabria, Campania, Puglia - ma ci sono fenomeni, dall'usura alla droga, che stanno diventando sempre più diffusi e capillari». D'altronde, «se una regione ricca di risorse importanti
(dall'acqua, al petrolio, dall'agricoltura, all'ambiente, ai paesaggi e altro ancora) stenta a crescere, da qualche parte dev'esserci un blocco». Così parlarono i vescovi della Conferenza episcopale di Basilicata (Ceb): il presidente e arcivescovo metropolita di Potenza, Muro Lucano e Marsico Nuovo, Agostino Superbo (Nella foto), il vicepresidente Salvatore Ligorio (vescovo di Matera), i vescovi Francesco Antonio Nolé (Tursi-Lagonegro), Gianfranco Todisco (Melfi-Rapolla-Venosa), Vin cenzo Carmine Orofino (Tricarico), Giovanni Ricchiuti (Acerenza), insieme ai due vescovi «emeriti», Vincenzo Cozzi e Michele Scandiffio. L'ultimo documento si inquadra in un ragionamento articolato, sviluppato nel corso degli anni dai vescovi lucani.

È l'analisi di una regione, come la Basilicata, che è in debito di sviluppo e di prospettive per i propri territori e i propri giovani (cioé per il proprio futuro), nonostante abbia in dote ricchezze notevoli che non riescono a portare frutti. Come si può spiegare questa contraddizione? Monsignor Superbo e gli altri vescovi lucani cominciarono con l'indicare il mancato rispetto delle «vocazioni dei territori». Concetto che rinvia a un'altra idea importante: la terra non può essere considerata luogo di assalto rapace, se non addirittura di rapina. Per cui, se c'è un territorio particolarmente adatto all'agricoltura, ad esempio, va rispettato e non destinato - per assecondare interessi particolari di singoli o di potentati economici - ad attività che confliggono con quella vocazione. Ci sono naturalmente responsabilità che chiamano in causa le classi dirigenti e la politica.

«Questo esiste - affermano i vescovi - ma non si può ridurre tutto solo a questo. Il dato evidente è che, nonostante l'esistenza di importanti risorse, i benefici non arrivano. E allora bisogna capire dov'è che si forma il blocco». E quale spiegazione danno i componenti della Ceb? Innanzitutto, sostengono, «ci sono interessi che guardano solo a sé e non al perseguimento del bene comune». Interessi egoistici che non contemplano risultati diffusi e duraturi a vantaggio di territori, individui, comunità. Poi - ai limiti della politica e agli effetti degli interessi particolari - va aggiunto un altro rischio concreto: «il moltiplicarsi di emergenze sociali» che incrociano anche attività di devianza, illegali e criminali («palesi o velate»): «Pensiamo al diffondersi, soprattutto fra i giovani, di droga e alcolismo. Ci ha colpito, in particolare, il caso delle quattro morti per droga avvenute a Potenza nel volgere di pochi giorni. Ed è preoccupante il fenomeno di tanti ragazzi che fanno uso di alcolici. Anche la piaga dell'usura sta crescendo, spinta dalla crisi economica e dallo stato di bisogno di famiglie che a volte si rivolgono alle finanziarie e poi non ce la fanno a pagare i debiti. Anche gli usurai non sono più i "cravattari" di una volta. C'è un sistema molto più capillare, sempre più simile a quello dello spaccio della droga».

La Basilicata sta vivendo questi rischi ed è minacciata nella sua stessa esistenza. «La chiusura delle scuole, specialmente nelle borgate e nei piccoli paesi - affermano i vescovi lucani - costituisce una concreta minaccia per il futuro dei nostri giovani e delle nostre comunità». Sono tutte questioni che, per poter essere risolte, richiedono «alleanze» (famiglia, scuola e Chiesa). Ma anche consapevolezza e responsabilità: urge intervenire per fermare le devianze.
«Ma senza una risposta sul piano culturale - concludono i vescovi - la battaglia per il contrasto di fenomeni come usura, droga, alcolismo difficilmente può essere vinta».

• I clan malavitosi in Basilicata si stanno rigenerando

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