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Le piccole dolomiti lucane «a scuola dalle Grandi»

Il Parco Nazionale del Pollino apprende dal Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi come liberarsi dal combustibile fossile con il progetto «Fossil free», finanziato dall'Unione europea attraverso il Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con il Ministero dell'Ambiente
Le piccole dolomiti lucane «a scuola dalle Grandi»
una immagine del Parco del PollinoROTONDA (Pz) - L'idea è quella di affrancarsi dalle fonti energetiche tradizionali e promuovere l'uso delle fonti rinnovabili promuovendo un vero e proprio «laboratorio di sviluppo sostenibile», contribuendo, al contempo, all'obiettivo generale dell'abbattimento della CO2. Obiettivo, per il quale, tra l'altro, il Parco ha aderito al comitato Parchi per Kyoto.

Funzionari e tecnici del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi e del Parco Nazionale del Pollino si sono recati, reciprocamente, nelle due aree protette e hanno preso in esame quanto fatto e quanto sarebbe possibile fare, importando il modello veneto, nel territorio calabro-lucano. In particolare sono state esaminate proposte energetiche del tipo fotovoltaico, biomasse e mini-idrico; proposte in tema di riduzione dei consumi energetici; proposte in tema di mobilità sostenibile; proposte in tema di riduzione generale di consumi e di rifiuti.

La proposta finale elaborata riguarda un «Programma per un consumo energetico sostenibile nelle strutture del Parco del Pollino» guardando, in particolare a quegli interventi già in fase di attivazione, con copertura finanziaria, tipo la realizzazione del Centro polifunzionale di Campotenese (CS). Ma anche interventi sulla sede definitiva dell'Ente (che sarà inaugurata a settembre) e sui Comandi stazione del Corpo Forestale dello Stato.
Come annunciato durante la conferenza stampa tenutasi qualche giorno fa nella sede del Parco, a Rotonda, dal presidente Domenico Pappaterra. Con lui, all'incontro con i giornalisti, il presidente del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Guido De Zordo e il vice direttore Stefano Mariech che ha illustrato le attività svolte nel parco veneto nelle aree dimostrative del progetto «Fossil Free». Stessa cosa ha fatto l'arch. Giuseppe Bruno per quanto riguarda il Pollino, spiegando cosa hanno fatto i funzionari dell'Ente recandosi nelle Dolomiti Bellunesi e, di seguito, nel Pollino, dove sono state censite circa cento strutture su cui ipotizzare degli interventi che consentano di praticare il risparmio energetico. Ma anche di mettere in vetrina, così come fatto nel Parco del Bellunese, delle buone pratiche per educare la collettività e gli amministratori a favorire l'uso di energie da fonti rinnovabili.

Le possibili fonti di finanziamento, per il Parco del Pollino, sono, oltre il bilancio dell'Ente Parco, anno 2008/2009, il bando fonti rinnovabili del Ministero dell'Ambiente, il Programma Operativo Interregionale «Energie rinnovabili e risparmio energetico» 2007/2013 e il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) Basilicata e Calabria 2007/2013 - Asse 2 - miglioramento dell'Ambiente e dello spazio rurale.

Per Pappaterra il progetto delle Dolomiti Bellunesi è «un'esperienza significativa di un Parco che realizza in tutti i campi le migliori performance e per noi è stato molto importante acquisire queste competenze, anche perché il Parco del Pollino si candida a attrarre fondi europei nell'ambito degli interventi previsti per la cultura e per le energie alternative». Inoltre, con questo progetto, sempre secondo Pappaterra, «il Parco si propone di educare all'uso delle energie rinnovabili».
Per il presidente del Parco delle Dolomiti Bellunesi, Guido De Zordo, anche il suo Parco ha da imparare da quello del Pollino. Lo scambio di esperienze, dunque, potrà continuare anche su altre azioni, anche perché «la vita dei Parchi - ha detto De Zordo - è fatta del lavoro oscuro di chi opera nelle aree protette italiane».

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