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Pecoraro Scanio indagato: no a immunità

«Di fronte a tutto questo - ha detto il ministro - chiedo di conoscere gli addebiti precisi che mi riguarderebbero, che non so». L'inchiesta del sostituto procuratore di Potenza, Henry John Woodcock • Il punto sull'inchiesta
Pecoraro Scanio indagato: no a immunità
ROMA - Pronto a rinunciare all'immunità parlamentare per sgombrare ogni ombra. È il giorno dopo del leader dei Verdi e ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. Parla a 14 ore di distanza dalla diffusione della notizia dell'inchiesta coordinata dal Pm di Potenza Henry John Woodcock, in cui si ipotizza il reato di corruzione per il ministro e alcuni dirigenti dello stesso ministero. Alfonso Pecoraro Scanio
«Annuncio che fin da ora rinuncerò all'immunità parlamentare perché non voglio nessuna ombra», ha detto Pecoraro Scanio in una conferenza stampa convocata nella sala Capranichetta, in un palazzo su piazza Montecitorio. Il ministro arriva con l'avvocato, Paola Balducci. I suoi stretti collaboratori lo precedono e dicono ai numerosi giornalisti in attesa che non farà alcuna dichiarazione al di fuori della conferenza stampa. E così è. Pecoraro Scanio entra, si siede, e annuncia che sta per fare una «dichiarazione chiara». Le parole escono misurate e ben scandite. L'incontro con la stampa dura dieci minuti. «Bentrovati a tutti», esordisce, «voglio fare una dichiarazione molto chiara: in tutta la mia vita e in oltre 20 anni di attività politica e anche di governo io non ho avuto alcun problema con la giustizia. Mai. Oggi sono scioccato e allibito, sia dal punto di vista umano che politico perché ho appreso solo dai giornali e non attraverso altre comunicazioni di accuse pesantissime e infamanti nei miei confronti». E continua: «Da quello che leggo dai giornali si tratterebbe di un'indagine che risalirebbe addirittura al 2005, quindi ben prima del mio arrivo al ministero dell'Ambiente, che riguarda le cose più svariate. Devo prendere atto con stupore che questa indagine è diventata di dominio pubblico a una settimana dal voto. È evidente che questo provoca un danno gravissimo non solo alla mia persona ma anche alla mia forza politica durante questa mia campagna elettorale. Di fronte a tutto questo io chiedo di conoscere gli addebiti precisi che mi riguarderebbero e che non so. Chiedo che la magistratura faccia emergere la verità in pochi giorni». Tiene a puntualizzare «la massima fiducia nella magistratura» e, ha detto, «oggi non cambio idea».
«So di avere operato con rigore e nel massimo rispetto della legge perché è sempre stato nel mio stile. Favorirò ogni accertamento per allontanare anche il minimo sospetto su di me». Quindi sulle indiscrezioni: «Parlerò di singole questioni solo quando avrò avuto la possibilità di vedere le carte e conoscere le accuse specifiche. Spero di ottenere queste notizie dalla magistratura e non da indiscrezioni di stampa». E su alcuni punti dell'indagine: «Sono indignato nel leggere di un'agenzia di viaggi che lavorerebbe al ministero dell'Ambiente grazie a me mentre questa agenzia opera per le strutture del ministero fin dal 2003 e io non ho mai fatto favori né forzature di nessun genere di nessun tipo di azienda. Non ho mai operato, mai - sottolinea - per fare favori di nessun tipo a nessuno. Anzi aggiungo anche che un'altra notizia, di quelle che ho letto, parla di una testata giornalistica ambientalista che avrebbe ricevuto contributi dal ministero. Ebbene non ha ricevuto nemmeno un euro dal ministero dell'Ambiente». Pecoraro non esclude poi l'ipotesi di costituirsi «parte offesa qualora emergessero attività che sono state rivolte contro la mia persona per trascinarmi in questa vicenda». «Non conosco altro se non questo che ho detto».

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