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«Condannate l'ex giunta lucana»

La richiesta è del pm di Potenza, Claudia De Luca, che ha chiesto la condanna di undici imputati, tra i quali Filippo Bubbico, Vito De Filippo e Sabino Altobello. La vicenda legata a nomine Asl
«Condannate l'ex giunta lucana»
POTENZA - Al termine di una requisitoria durata poco più di due ore, il pm di Potenza, Claudia De Luca, ha chiesto la condanna di undici imputati - tra i quali il Sottosegretario allo Sviluppo economico, Filippo Bubbico (a un anno e sei mesi di reclusione), il presidente della Giunta regionale della Basilicata, Vito De Filippo (a un anno e otto mesi), e il presidente della Provincia di Potenza, Sabino Altobello (nove mesi) - per abuso di ufficio nella nomina del direttore generale dell'Asl numero uno di Venosa (Potenza). La vicenda si riferisce alla revoca del direttore generale dell'Asl uno di Venosa (Potenza), Giuseppe Panio, fra il 2000 e il 2001, per far posto - secondo l'accusa - a Giancarlo Vainieri, più "gradito" politicamente alla Giunta regionale stessa. Nel processo sono coinvolti i componenti dell'ex giunta regionale lucana, in carica tra il 2000 e il 2005, e alcuni dirigenti e funzionari della stessa Asl.
L'inchiesta partì dalla denuncia di Panio, che fu prima sospeso dall'incarico e poi revocato nel 2001 dalla Giunta regionale. All'epoca dei fatti, Bubbico era presidente della Giunta e De Filippo assessore alla Sanità. L'inchiesta ha un riflesso in quella cosiddetta "toghe lucane" coordinata dal pm di Catanzaro, Luigi De Magistris.

Per gli altri otto imputati, il pm ha chiesto condanne comprese tra i nove e i 20 mesi di reclusione: le richieste sono state di un anno e otto mesi per Giancarlo Vainieri (che subentrò a Panio nell'incarico di direttore generale dell'Asl numero uno), nove mesi per gli ex assessori regionali Carlo Chiurazzi, Aldo Michele Radice, Carmine Nigro (attuale presidente della Provincia di Matera), Salvatore Blasi e Rocco Vita, un anno e quattro mesi per Santo Alessi e nove mesi per Michele Pinto (entrambi funzionari della Asl di Venosa).
Nella requisitoria il pm ha spiegato che «la condotta degli imputati ha un profilo penale rilevante, e che si rileva la volontà della Giunta regionale di 'togliere di mezzò un direttore generale diventato 'scomodò per posizionare altre persone politicamente più vicine».
Secondo l'avvocato di De Filippo, Fabio Viglione, «non c'è stata alcuna violazione di legge, e nessuna volontà di favorire nessuno». Per il legale, «anche dalla requisitoria del magistrato non emerge, a mio giudizio, nessuna intenzionalità, che invece è necessaria per configurare il reato di abuso d'ufficio».

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