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Milano - Materana affogata dal marito

Vano il tentativo di salvarla di un carabiniere, che si è tuffato nelle acque gelide del Naviglio Pavese. L'omicida - un macedone - "salvato" dai militari con l'arresto perché la folla presente voleva linciarlo
Milano - Materana affogata dal marito
carabinieri MILANO - Francesco Stranieri - 28 anni, carabiniere scelto della tenenza di Rozzano - ha provato a salvarla, gettandosi nelle acque gelide del Naviglio Pavese, in via Chiesa Rossa, periferia sud di Milano. Ma non c'è stato niente da fare: Ripalta Di Francesco, 41 anni, originaria di Matera, è morta subito dopo.
A ucciderla la furia del marito - Kerim Gunar, 42 anni, macedone, qualche precedente di polizia - con il quale era sposata da anni e da cui aveva avuto un figlio di 14 anni. Vivevano in una casa popolare non lontano dal luogo di questo delitto, e i vicini li descrivono come una coppia senza particolari problemi e ben integrata. L'omicidio è accaduto alla presenza di decine di persone che hanno poi cercato di linciare il macedone, salvato solo dall'intervento di carabinieri e polizia.
L'uomo non ha spiegato la ragione del suo gesto, anche se l'ipotesi degli investigatori è che la moglie volesse lasciarlo. Sono stati alcuni passanti a dare l'allarme, dopo aver visto qualcosa nelle acque del Naviglio. Gunar aveva afferrato la moglie per i capelli e le tratteneva la testa sott'acqua, mentre lei si dibatteva nell'inutile tentativo di sottrarsi alla morte. Un tassista, secondo la ricostruzione dei carabinieri, si è gettato in acqua e ha lottato con il macedone, ma Ripalta Di Francesco era già stata trascinata via dalla corrente. Quando sono arrivati i carabinieri, il marito ha cercato di trascinare in acqua anche loro, ma è stato bloccato. La gente si è avvicinata minacciosa: «Lasciatelo a noi quel bastardo!». I militari gli hanno messo addosso una coperta e l'hanno portato in ospedale. Su ordine del pm di Milano Elio Ramondini, che è intervenuto sul posto, l'uomo è stato arrestato con l'accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà e dal vincolo coniugale.
La lite che ha originato la tragedia aveva avuto un preludio in auto, parcheggiata nei pressi del canale e che è risultata sottosopra. Poi Gunar ha trascinato la moglie vicino al corso d'acqua e l'ha buttata dentro. Mentre lei cercava di riemergere l'ha raggiunta e l'ha affogata. Nonostante nel frattempo la gente accorsa gli dicesse di fermarsi, lui ha continuato a tenerle la testa sotto.
«Mi sono tolto il giubbotto e il cinturone - racconta il carabiniere Stranieri - e l'ho dato a un collega. Mi sono buttato e ho provato una prima volta a prenderla per la cinta. Non ce l'ho fatta e sono rimasto impigliato a una corda che si trovava nel Naviglio. Sono riemerso e i Vigili del fuoco hanno lanciato una fune con un gancio. Così siamo riusciti a farla emergere: era ancora viva ed è stata subito intubata, ma non c'è stato nulla da fare. L'acqua era freddissima, profonda due metri e mezzo, dove la corrente l'aveva trascinata».
Gunar, forse, era sotto l'effetto di droghe, delirava quando l'hanno preso, mentre Stranieri veniva portato in ospedale per un principio di ipotermia. La ragione di tanta violenza il macedone la racconterà al giudice che si occuperà della convalida dell'arresto, lunedì o martedì.

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