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Inchiesta Massoneria - Gli indagati sono 24

L'ipotesi del pm di Potenza, Henry John Woodcock, è che "logge deviate" avrebbero tentato di infiltrare la pubblica amministrazione (e anche l'Arma) per gestire potere e soldi
POTENZA - Proseguono le indagini degli uomini della squadra mobile di Potenza e l'analisi dei documenti sequestrati tra Lombardia, Basilicata, Toscana e Lazio, in seguito alle perquisizioni disposte ieri dal pm di Potenza, Henry John Woodcock nell'ambito dell'inchiesta sulla massoneria.
Sono 24 le persone indagate - per concorso formale, associazione a delinquere e violazione della legge «Anselmi» del 1982 sulle associazioni segrete - nell'inchiesta coordinata da Woodcock, che ha disposto la perquisizione nelle abitazioni di ognuno degli indagati, nelle sedi dell'Udc e di una società immobiliare, entrambe a Livorno, di una casa di riposo a Rosignano (Livorno) e nei locali delle Logge massoniche «Oriente» di Scalea (Cosenza), e «Giuseppe Colorano 19» di Potenza.
Le 24 persone indagate sono: Giampiero Del Gamba, Piero Di Francesco, Mariano Gangemi, Veio Torcigliani, Gionata Bertuccelli, Luigi Maria Piazza, Mauro Lazzeri, Tiziana Giudicelli, Andrea Sirabella, Carlo Maria Baserga, Arimeno Sevignano, Gesualdo Marra, Ugo Ruggiero Rosi, Santo Mancuso, Mario Saullo, Marco Olivito, Francesco Toti, Roberto Testa, Federico Friedel Elzi, Carlo Mori, Valerio Leonardo Bitetto, Paolo Togni, Bryan Arandjelovic ed Emo Danesi.
Secondo quanto scritto nel decreto di perquisizione, sarebbero sei (Del Gamba, Lazzeri Gangemi, Bertuccelli, Piazza e Torcigliani) i promotori e organizzatori di «strutture associative di tipo massonico, la cui esistenza veniva occultata dai medesimi». Dall'inchiesta del pm potentino emerge un quadro definito «piuttosto allarmante», in riferimento a «un gruppo di persone, legate ed espressione di ambienti massonici "deviati"», con attività su tutto il territorio nazionale e all'estero, «in particolare su affari gestiti dalla pubblica amministrazione».
Dalle intercettazioni, in cui si parla di «pizzo», «intrallazzi» e «questioncelle», emergono alcuni «appalti e affari legati ad alcune strutture sanitarie convenzionate» a Livorno, «la concessione riguardante la sorgente di acqua naturale» a Lucca, e la «ricostruzione del nuovo porto di Genova». Negli atti si parla anche di una «inquietante commistione tra massoneria, affari, politica e apparati pubblici di ogni genere e specie» e del tentativo di infiltrazione delle logge nell'arma dei Carabinieri, attraverso il coinvolgimento di alcuni militari.
Nei verbali vengono tirati in ballo, dagli indagati, i nomi di esponenti politici, locali e nazionali, e di rapporti con alcune ambasciate, per cercare di ottenere incarichi di fiducia o appalti pubblici.

ESPONENTE UDC LIVORNO: NOSTRA LOGGIA NON SEGRETA
LIVORNO, 5 GIU - «Ma quale loggia coperta, la nostra loggia, Grande Oriente Universale, di obbedienza italiana, è regolarmente censita e registrata e se il pm ce li avesse chiesti avremmo fornito noi gli elenchi degli iscritti». E' quanto Mauro Lazzeri, uno degli indagati livornesi dell' inchiesta sulla massoneria condotta dal pm di Potenza Henry John Woodcock.
Lazzeri è anche un dirigente dell'Udc livornese e precisa: «Io sono massone da quarant'anni, ma faccio parte anche di un' organizzazione templare. Insomma, non c'è alcuna incompatibilità: le vecchie ruggini tra cristianesimo e massoneria sono steccati superati da tempo».
Lazzerri spiega di essere rimasto sorpreso dell'indagine: «Vorrei che mi si contestasse un fatto preciso - spiega - se invece sono accusato di aver costituito una loggia segreta, rispondo che la nostra loggia è regolarmente censita. La verità è che in questo momento è come se camminassi sulle sabbie mobili, spero solo di chiarire al più presto la mia posizione. Sono tranquillo e non temo ulteriori provvedimenti, ma se arriveranno proveremo a difenderci». Infine, Lazzeri dice di non conoscere Massimo Pizza, che per primo avrebbe parlato dell'organizzazione con il magistrato di Potenza: «Non so chi sia questo signore - conclude il dirigente dell'Udc - così come tra gli altri indagati vi sono persone non iscritte alla massoneria e altri fratelli con i quali ho rapporti di amicizia da molti anni. Nel decreto di oltre 400 pagine vi sono moltissime conversazioni telefoniche intercettate. Per ora siamo alle chiacchiere, ma non ci viene contestato alcun affare condotto illegalmente o irregolarmente, ma solo la costituzione di una loggia segreta che non esiste».
Non ha voglia di parlare invece il segretario provinciale dell'Udc, Piero Di Francesco, anche lui indagato dalla procura di Potenza: «Non riesco ancora a capire il motivo per il quale sono finito in questa indagine - dice - e non sono iscritto alla loggia di Lazzeri. Non ho altro da dire, nè sono stato interpellato dai vertici regionali e nazionali del mio partito».

UDC NAZIONALE MANDA A LIVORNO COMMISSARIO AD ACTA
LIVORNO - L'Udc nazionale ha inviato a Livorno un commissario ad acta del partito "per verificare la situazione e stilare una relazione che sarà sottoposta all'esame della dirigenza nazionale del partito". Lo spiega il segretario regionale toscano dell'Udc, Nedo Poli, in merito all'inchiesta della procura di Potenza sulla massoneria, che vede fra gli indagati alcuni esponenti dell'Udc livornese.
Il commissario nominato dal segretario nazionale dell'Udc, Lorenzo Cesa, è il senatore Luca Marconi, responsabile nazionale del partito per i rapporti con il mondo cattolico.
"Ho piena fiducia nella magistratura - commenta Poli - e allo stesso tempo ho fiducia nel fatto che i rappresentanti del nostro partito sapranno chiarire la loro posizione e dimostrare che non hanno niente da temere".
L'invio del commissario ad acta "è la dimostrazione - ha aggiunto il capogruppo Udc in consiglio regionale della Toscana, Marco Carraresi - di come il partito voglia far chiarezza fino in fondo su quanto sta accadendo".

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