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Condotte per miliardi ma l'acqua finisce in mare

Ci sono i tubi (svariati chilometri, costati 66 miliardi di lire alla comunità), c'è l'acqua e ci sono pure le dighe. Basterebbe un protocollo d'intesa tra il pugliese Consorzio Terre d'Apulia e il lucano Consorzio Vulture Alto Bradano per evitare che si sprechino milioni di metri cubi di acqua (anche potabile)
BARI - Ci sono i tubi (per la verità sono svariati chilometri e sono costati miliardi di lire alla comunità), c’è l’acqua e ci sono pure le dighe. Basterebbe un protocollo d’intesa tra il Consorzio Terre d’Apulia e il Consorzio Vulture Alto Bradano per evitare che si sprechino milioni di metri cubi di acqua (acqua buona da bere, oltre che per l’agricoltura e l’industria). Invece, da circa due anni, l’«oro liquido», attraverso il fiume Ofanto, va ad addolcire l’Adriatico.
TUBI PER 66 MLD
La questione è presto riassunta. Vent’anni fa, proprio per far fronte all’emergenza idrica di Puglia e Basilicata, il Consorzio di Bonifica Apulo-Lucano di Bari commissionò un’opera ciclopica: un canale di collegamento tra gli invasi di Rendina (in Basilicata) e di Locone (nel territorio di Minervino Murge, in provincia di Bari). L’idea era buona: se il Rendina era pieno e il Locone aveva poca acqua, attraverso il canale, la si poteva fare defluire fino all’invaso pugliese e, viceversa, da Bari si poteva pompare acqua al Rendina. Mettendo in comune la risorsa, si minimizzava il rischio di lasciare i territori in balìa della siccità.
Alla fine degli anni ‘80, l’opera venne inserita in un pacchetto di interventi di razionalizzazione idrica - dell’ammontare complessivo di circa 66 miliardi di lire - e fu realizzata (azienda mandataria era l’Italstrade Spa, del Gruppo Iri-Italstrade). Tutto filava liscio e questa storia poteva concludersi con un «e vissero felici e contenti». Invece no. Infatti il committente, nonché responsabile dell’opera, venne sdoppiato: al posto dell’unico Consorzio di Bonifica Apulo-Lucano, nacquero il Consorzio Terre d’Apulia e il lucano Consorzio Vulture Alto Bradano.
E’ a questo punto che le cose si complicano. Non essendoci più una sola «testa», diventava necessario un accordo per gestire le condotte e per questo c’era bisogno di mettere attorno a un tavolo rappresentanti istituzionali e dei due enti, appartenenti a due diverse regioni. Come è andata a finire? Non se n’è fatto nulla e non esiste uno straccio di protocollo che statuisca «come» usare quell’impianto idrico interregionale che i cittadini hanno pagato di tasca loro.
LA DIGA VUOTA
Poco male se l’acqua del Rendina fosse almeno al servizio dei lucani. Purtroppo nemmeno questo accade, perché il bacino è chiuso. «Sono emerse delle fessure nel coronamento, cioè sulla sommità - spiega il presidente del Consorzio lucano che gestisce la diga, Nicola Barbangelo - e stiamo investigando sulle cause ma non abbiamo l’autorizzazione a invasare. Il bacino è fuori esercizio da un paio d’anni, è vuoto, e non esiste una previsione sui tempi».
Ovviamente il suo Consorzio vive gestendo acqua e Barbangelo fa il tifo perché la situazione si sblocchi al più presto. «Noi facciamo il possibile, usiamo un canale dell’Ofanto, ma è evidente che stoccare la risorsa è l’unica soluzione per garantire la fornitura alla nostra area - dice - Perciò vorremmo che arrivasse quanto prima l’autorizzazione a fare anche un minimo invaso. Ma non dipende da noi, la decisione spetta al Rid», cioè il Registro italiano dighe che è organo di controllo e rilascia o blocca le autorizzazioni a riempire le dighe.
«Tra l’altro, se ci consentissero di invasare anche poco - continua Barbangelo - potremmo effettuare ulteriori approfondimenti sullo stato del bacino».
LO SPRECO
E passiamo alla Puglia. Ora la diga del Locone è colma d’acqua. Di questa stagione è sempre così. Poi, come ogni anno, il livello si abbasserà. «La diga inizia a vuotarsi già verso maggio e il periodo nero incomincia verso giugno/luglio - spiega il responsabile, ing. Gianni Marinelli del Consorzio Terre d’Apulia - Non può essere diversamente perché diminuiscono le precipitazioni ma non diminuiscono affatto i prelievi. Si tenga conto che i nove decimi dell’acqua del Locone se li prende l’Acquedotto pugliese e un decimo serve agli agricoltori. L’Aqp pompa 1,5 metri cubi al secondo e quindi la diga si svuota in men che non si dica».
«L’acqua del Rendina sarebbe salvifica - continua Marinelli - Ora se ne va a mare ed è un peccato di Dio. Per noi, in Puglia, è una cosa impensabile».
«Eppure - spiega l’ingegnere - basterebbe che vi fosse un protocollo d’intesa e che si riempisse l’invaso lucano almeno un po’, ciò che serve all’acqua per passare nella “vasca di riposo” che è stata costruita accanto alla diga. Così perderebbe tutti i fanghi e le impurità più pesanti. Poi, attraverso le condotte che già ci sono e grazie alla naturale pendenza, l’acqua arriverebbe al Locone senza neanche bisogno di attivare le pompe».
Marisa Ingrosso

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