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"Meglio Salvia che Savoia", lucani al referendum

Savoia di Lucania, 1.250 abitanti in provincia di Potenza, originariamente si chiamava Salvia di Lucania. Nel 1878 dopo l'attentato di un proprio concittadino, Giovanni Passanante, al re Umberto I a Napoli - per deferenza alla monarchia - il paese decise di cambiare nome e prese il nome attuale. In passato c'era già chi storceva il naso ma ora, dopo le recenti vicende giudiziarie che proprio in Basilicata hanno coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia - un comitato chiede di mettere ai voti la questione
POTENZA - Tenere l'attuale nome o tornare all'antico: è la querelle di cui si discute in Basilicata, a Savoia di Lucania, paese di 1.250 abitanti in provincia di Potenza. Il piccolo Comune del Melandro originariamente si chiamava Salvia di Lucania. Nel 1878 dopo l'attentato di un proprio concittadino, Giovanni Passanante, al re Umberto I a Napoli il paese decise di cambiare nome e per deferenza alla monarchia prese il nome attuale.
Solo due lettere di differenza, che racchiudono però una pagina di storia. Da anni un comitato propone di tornare al nome originario e il dibattito si è riacceso dopo le recenti vicende che proprio in Basilicata hanno coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia indagato in una clamorosa inchiesta della Procura di Potenza. Il comitato pro Salvia sta per lanciare l'idea di un referendum, una maniera democratica per
far decidere i cittadini.
E' contraria al cambiamento un opposto comitato pro Savoia che
negli scorsi giorni ha invitato e ricevuto il segretario dell'Unità
monarchica italiana (Umi), Sergio Boschiero. Una polemica strapaesana
ma con addentellati in un pezzo di storia di cui Savoia di Lucania è
un simbolo.
LA STORIA DI PASSANNANTE RINCHIUSO IN UNA TORRE SULL'ISOLA D'ELBA
In principio era Salvia di Lucania, un nome - secondo gli storici - dovuto all'abbondante presenza dell'erba salvia sul monte dove il Comune è situato. E' stato così fino all'attentato al re Umberto I. Un cuoco, Giovanni Passannante, originario di Salvia e trasferitosi a Napoli, assalì il re al passaggio della carrozza con un coltello da otto soldi appena comprato al mercato il 17 novembre del 1878.
Il re non venne ferito, solo lievemente fu colpito l'allora presidente del Consiglio, Benedetto Cairoli. Passannante fu fermato, arrestato, tacciato di essere un anarchico ed un sovversivo e condannato a morte. Graziato dal re, la pena fu poi convertita in ergastolo e fu quindi rinchiuso in una torre sull'isola d'Elba, a Portoferraio, in una cella sotto il livello del mare, in condizioni disumane e legato ad una catena. Sua madre e i suoi fratelli, rei di avere avuto un figlio e
fratello di tal fatta, furono internati nel manicomio di Aversa dove
morirono. I Passannante sparirono così da Salvia. Passannante morì nel 1910 in un manicomio criminale. Al cadavere fu tagliata la testa in ossequio alle teorie lombrosiane su supposte cause fisiche di devianza. Il cranio ed il cervello furono dal 1936 esposti nel Museo
Criminologico di Roma dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia di Roma.
COSI' SALVIA PAESE DELL'ERBA CAMBIO' NOME
Salvia intanto ha cambiato nome. Subito dopo l'attentato il paese vive il fatto drammatico come un'onta ed il consiglio comunale in men che non si dica chiede al re di cambiare il nome in Savoia di Lucania per dimostrare profonda deferenza alla monarchia e prendere così le distanze dal gesto criminoso del suo concittadino che a Salvia era nato nel 1848. Con regio decreto nel luglio del 1879, pochi mesi dopo l'attentato, il cambio di denominazione viene naturalmente autorizzato.
Nel paese del supposto aspirante regicida è rimasta una ferita aperta. La rivalutazione della figura di Passannante e l'onta subita dal paese che si sentì in obbligo di cambiare nome per molti a Savoia sono da riscattare. Esiste infatti un comitato pro Salvia, guidato da Remo Cavallo, che presto proporrà un referendum. "Il comitato esiste già dal 1998 - dice il vicepresidente Michele Parrella -. Ha avuto alterne vicende. Ultimamente ha ripreso vigore anche a seguito dei fatti che hanno coinvolto Vittorio Emanuele di Savoia in vicende giudiziarie. Il
comitato ha un doppio scopo: il ripristino del nome primitivo e la rivalutazione di Passannante".
In città esiste però anche un comitato pro Savoia.
LANCIATA ANCHE PETIZIONE ON LINE DALL'ATTORE REGISTA ULDERICO
PESCE

I favorevoli al ritorno al nome originario lanciano così l'idea di un referendum. "Stiamo raccogliendo le adesioni per costituire un comitato referendario - aggiunge -. Una volta costituito presenteremo ufficialmente al Comune la richiesta di un referendum cittadino. E' un atto di democrazia che darà la possibilità alla gente di decidere. Apriremo anche un sito internet per raccogliere adesioni onorarie all'iniziativa". La richiesta di tornare al nome Salvia passa appunto anche dalla rivalutazione di Passannante. Da anni pervengono al Ministero della Giustizia richieste per la traslazione dei resti per darne giusta sepoltura. Una petizione on line è stata lanciata con successo anche dall'attore-regista Ulderico Pesce (www.uldericopesce.com).
"Passannante non era quel delinquente che volevano far credere - aggiunge Parrella - Aveva idee sociali molto avanzate per l'epoca, parlava di assegni alle casalinghe e di pensioni. L'hanno fatto passare invece per pazzoide ed anarchico. Era analfabeta ma da autodidatta aveva sviluppato idee che erano avanti rispetto a quei tempi". Nel paese lucano non tutti la pensano così. Un altro comitato, quello pro Savoia, guidato da Antonio Parrella, organizza contro-manifestazioni. Nei giorni scorsi è stato in visita Boschiero, segretario dell'Umi, che ha incontrato il sindaco ed i cittadini per invitare a non modificare la denominazione del paese, a mantenere quella attuale perchè di storia si tratta.
PER IL PRIMO MAGGIO ANNUNCIATO L'ARRIVO DI EMANUELE FILIBERTO
Boschiero ha ad ogni modo manifestato rispetto per qualunque decisione democraticamente il paese vorrà prendere, sia in un senso che nell'altro. Il comitato pro Savoia insiste comunque per il rispetto dei fatti storici ma anche della coerenza al presente trovando infatti consensi tra coloro che, essendo nati a Savoia di Lucania, si sentono appunto di Savoia e non di Salvia. E, intanto, il primo maggio è annunciata a Savoia una visita di Emanuele Filiberto di Savoia che da tempo ha manifestato l'intenzione di visitare il paese che porta il nome della Real Casa. Al dibattito sul nome si sottrae il sindaco Rosina Ricciardi, a capo di un'amministrazione di centrosinistra. "L'amministrazione in questa vicenda è super partes, se referendum ci sarà si limiterà solo alla parte amministrativa - spiega - Siamo un piccolo paese e ovviamente se ne parla, soprattutto dopo le recenti vicende della cronaca, ma non so se è molto sentita dalla gente. Certo, il nome del paese ha la sua importanza ma non è una priorità. La priorità invece è la sopravvivenza quotidiana, il trovare occasioni di sviluppo ed occupazione per trattenere i giovani".
Savoia, dedita all'agricoltura ed all'artigianato, come molti paesi lucani ha infatti il problema dello spopolamento e, a lungo termine, della desertificazione demografica. Su questo punto non concorda il comitato pro Salvia. "Indubbiamente il paese ha altre priorità - replica a distanza Michele Parrella - ma quello del nome non è secondario perchè si tratta del riconoscimento della propria storia e della propria identità. E perchè no, portandoci sotto i riflettori potrebbe essere un volano ad esempio per un'attenzione turistica".

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