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Basilicata - Agricoltura in difficoltà

«Nei primi sei mesi del 2006 sono scomparse 574 aziende agricole» riferisce la Cia. «A ciò si aggiunge un'altra annata produttiva che sarà caratterizzata dal segno negativo»
POTENZA - «Nei primi sei mesi del 2006 sono scomparse in Basilicata 574 aziende agricole, compensate solo in parte da 365 nuove iscrizioni, che comunque fanno scendere sotto quota 22mila il numero delle aziende complessive (sono esattamente 21.824 rispetto alle 22.270 del primo semestre 2005)».
Lo ha riferito la Giunta regionale della Basilicata della Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, in un comunicato nel quale è spiegato che «questi dati, contenuti nel rapporto congiunturale della Banca d' Italia relativo al primo semestre 2006, insieme a quello del calo della forza lavoro in agricoltura di ben 12 punti percentuali e al calo di ben 26,7 punti percentuali delle esportazioni all' estero dei prodotti agricoli lucani, confermano la situazione di grave difficoltà segnalata da tempo».
«A ciò si aggiunga che un'altra annata, quella che sta per concludersi, sarà caratterizzata dal segno negativo. La produzione dovrebbe registrare una flessione intorno al 3-4 per cento, il valore aggiunto un calo del 2-2,5 per cento, i prezzi all'origine una flessione del due per cento, gli investimenti una diminuzione dell' 1,5-2 per cento, i redditi degli agricoltori un taglio tra il tre e il cinque per cento, mentre i costi di produzione dovrebbero crescere intorno al due per cento».
La Cia ha evidenziato che «l'agricoltura, dalle prime stime, risulta il solo settore che non registra una crescita, che invece si evidenzia per l'intera economia nazionale, che dovrebbe mettere, a fine 2006, a segno un aumento tra l'1,5 e il 2,5 per cento. Il 2006, come il 2005, rischia, pertanto, di passare come uno degli anni più difficili per l' agricoltura italiana dell'ultimo decennio. Due anni che hanno vanificano i positivi risultati ottenuti nel corso del 2004. Il settore non riesce ad uscire dal tunnel della crisi. Le imprese sono alle prese con problemi sempre più opprimenti: la crescita dei costi e i prezzi all'origine in completa stagnazione stanno determinando un drastico taglio dei redditi dei produttori. Nello scorso anno la diminuzione è stata del 10,4 per cento e quest'anno si torna, purtroppo, a replicare la tendenza negativa».
Secondo l'organizzazione professionale, «dunque, l'agricoltura lucana che, ormai da anni versa in una situazione di profonda crisi, rischia una evoluzione estremamente negativa se non adeguatamente indirizzata e sostenuta nell' azione di ristrutturazione che la coinvolge a seguito delle scelte politiche comunitarie e nazionali. Il comparto agricolo va sostenuto, inoltre, da un'organica azione politica e programmatica, chiara e coraggiosa, a livello regionale tenuto conto che la Regione detiene, in forma prevalente, la titolarità delle scelte politiche per il settore. Per dare maggiore efficacia alla spesa pubblica in agricoltura diventa indispensabile garantire una stretta interazione tra tutti i programmi di spesa comunitari, nazionali e regionali».
«L'impatto della nuova Pac (eccessivamente vincolistica e burocratica), l'apertura dei mercati mondiali, la scarsa competitività, le forti difficoltà a fare sistema nell'ambito delle filiere, la scarsa propensione all'innovazione e alle nuove tecnologie - hanno osservato i dirigenti della Cia - sono gli elementi che pesano notevolmente e che stanno producendo una 'selezione selvaggià tra le imprese agricole». «Per questa ragione, la Giunta Regionale della Cia della Basilicata, che ha definito un calendario di iniziative per il mese di dicembre, in vista del calendario di consultazioni predisposto dall'assessore regionale all' agricoltura, Gaetano Fierro sul Psr 2007-2013, che comincerà la prossima settimana, ribadisce la propria posizione, riproponendo la necessità prima di affrontare la nuova programmazione del Psr relativo al nuovo sessennio, di definire modalità e finalità di spesa dei fondi residui provenienti dal Psr 2000-2006. A questo proposito, l'organismo dirigente della Cia chiede che venga predisposto un bando per consentire, prioritariamente, il completamento degli adeguamenti infrastrutturali nelle aree rurali (colmando il grave gap esistente) e perchè si utilizzino i fondi residuali per finanziamenti indirizzati ai servizi di assistenza ed orientamento ai produttori agricoli».

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