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Elisa Claps, nuovi dubbi su versione del vescovo

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - «Quando mi chiamò Wagno stavo andando a Satriano». Così il vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo (nella foto), alla polizia dopo il ritrovamento dei resti di Elisa Claps nel sottotetto della chiesa della Trinità. Ma dai faldoni dell’inchiesta spuntano fuori accertamenti sui tabulati telefonici. Ecco cosa emerge: quando arrivò la chiamata di Wagno il vescovo era a Potenza. Il suo cellulare agganciò una cella telefonica in corso XVIII agosto
Elisa Claps, nuovi dubbi su versione del vescovo
di Fabio Amendolara

POTENZA - «Mentre stavo andando a Satriano ricevetti una telefonata da don Wagno che mi disse che gli operai avevano trovato un cadavere, ma non mi specificò dove. Io gli dissi di far scendere tutti, di non far allontanare nessuno e chiamai il 113». È la dichiarazione che il vescovo di Potenza, monsignor Agostino Superbo, rilascia alla polizia pochi giorni dopo il ritrovamento dei resti di Elisa Claps nella chiesa della Trinità (era il 17 marzo del 2010).

Ma ora saltano fuori dai faldoni dell’inchiesta gli accertamenti sui tabulati telefonici del vescovo. Quando sul cellulare del vescovo arrivò la telefonata di don Wagno il vescovo non era a Satriano. E neanche per strada. Si trovava a Potenza. E il suo cellulare agganciò un ponte radio fissato in corso XVIII Agosto (in pieno centro). Stesso ponte per la telefonata che il vescovo fa al 113. La chiamata successiva, invece, agganciò una cella nelle vicinanze del raccordo autostradale, all’altezza di Tito Scalo (sulla strada per Satriano). Il vescovo seppe del ritrovamento di un cadavere nella chiesa e partì lo stesso per Satriano? È un dettaglio che all’apoca fu sottovalutato. Ora che si è in attesa della testimonianza del vescovo nel processo in cui sono imputate le due signore delle pulizie (accusate di aver mentito sul ritrovamento dei resti di Elisa) è un aspetto che acquista un valore diverso (il vescovo verrà sentito il 17 giugno). In aula il pm Laura Triassi sta cercando di ricostruire le fasi del ritrovamento. Sono emerse contraddizioni nelle dichiarazioni degli operai rumeni che sostengono di aver trovato i resti di Elisa con la luce di un telefono cellulare (altri operai hanno dichiarato di aver lavorato nel sottotetto con fari alogeni senza veder nulla). È emerso che, dopo la chiamata al 113, arrivò prima una pattuglia delle Volanti, poi un funzionario della Digos e il questore di Potenza Romolo Panìco. Solo successivamente arrivò personale della Squadra mobile.

L’accusa cercherà di accertare cosa è accaduto prima dell’arrivo della polizia. Il vescovo su quel punto ha un testimone che riscontra le sue dichiarazioni. Don Cesare Covino ha dichiarato alla polizia: «Poco prima delle 10 pervenne una telefonata sul numero del vescovo da parte di don Wagno che lo notiziava del rinvenimento. Il vescovo gli raccomandò di non far muovere nessuno in quanto lui stesso avrebbe avvisato la polizia. In effetti così fece, nel mentre stavamo andando a Satriano». Ora i tabulati dimostrano che Superbo era a Potenza. Perché decise di partire per Satriano? E perché non dirlo subito alla polizia?

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