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Basilicata, fioccano richieste di permessi delle compagnie petrolifere Manifestazione anti-trivelle

di PINO PERCIANTE
POTENZA - Cresce sempre di più l’attenzione delle compagnie petrolifere verso la Basilicata. Lo dimostra l’elevato numero di richieste di permessi: ce ne sarebbero almeno una ventina e riguardano l’intero territorio lucano, dal Potentino alla provincia di Matera. Le zone: si va da Montalbano a Senise; da Lagonegro a Spinoso, da Lauria a Brienza, da Abriola ad Atella, da San Fele ad Acerenza, a Genzano, Maschito, Palazzo, Venosa, Balvano, Baragiano e Pescopagano
L'elenco dei richiedenti
Trivelle, dopo l’ok di Guidi parte l’altolà della Puglia
Basilicata, fioccano richieste di permessi delle compagnie petrolifere Manifestazione anti-trivelle
di Pino Perciante

POTENZA - Alla vigilia dell’incontro previsto per il 4 giugno tra il presidente della Regione Marcello Pittella e il ministro Federica Guidi, durante il quale si parlerà del futuro delle estrazioni di greggio in Basilicata, cresce sempre di più l’attenzione delle compagnie petrolifere verso la Basilicata. Non è una percezione, lo dimostra l’elevato numero di richieste di permessi: ce ne sarebbero almeno una ventina e riguardano l’intero territorio lucano, dal Potentino alla provincia di Matera (si veda il box che pubblichiamo al lato).

Le zone: si va da Montalbano a Senise; da Lagonegro a Spinoso, da Lauria a Brienza, da Abriola ad Atella, da San Fele ad Acerenza, a Genzano, Maschito, Palazzo San Gervasio, Venosa, Balvano, Baragiano, Pescopagano e via dicendo. Eppure i 39 pozzi oggi attivi in val d’Agri dai quali vengono pompati 90 mila barili al giorno di greggio e circa 3, 5 milioni di metri cubi di gas incidono per meno del 4 per centro sulla bilancia energetica del paese e rappresentano solo il 6 per cento del fabbisogno nazionale. Ma si potrebbe produrre di più, dicono i petrolieri. Perché in Basilicata, sostengono, ci sono molte aree ancora tutte da investigare. E di questi tempi, con il prezzo che è destinato a salire, e con le riserve occidentali in progressivo esaurimento, non c'è da star lì a immaginare scenari di energie alternative che incideranno, forse, tra decenni. Perché nel frattempo il mondo gira alla velocità che conosciamo, e ciò che lo fa girare, piaccia o meno, è quel fossile che molti chiamano «oro nero». Dunque la parola d'ordine è: trivellare. Ovvero: abbiamo il petrolio, andiamo a prendercelo. Da qui il «boom» di richieste.

«Tra quelle già in essere e quelle che stanno per arrivare – dice Giuseppe Di Bello del movimento Liberiamo la Basilicata - il territorio lucano rischia di essere invaso dalle trivelle per oltre il 75 per cento. Un disastro. C’è il rischio che domani mi alzo e trovo un pozzo anche di fronte casa mia».

Dalla Regione Basilicata fanno sapere che verrà valutato caso per caso, con grande attenzione e rigore, alla luce della volontà politica più volte espressa dal presidente e dalla giunta di salvaguardare il territorio evitando di trasformare la Basilicata in una regione gruviera.

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