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Tanti soldi e poco lavoro nel Texas d'Italia

La Val d'Agri raddoppierà i pozzi con lo sfruttamento del bacino di idrocarburi "Tempa Rossa", con royalties di 2-3 miliardi di euro in 20 anni. Per ora poche le ricadute sull'occupazione
POTENZA - Era l'area più povera della Basilicata, ora è quella più invidiata d'Italia. La Val d'Agri ed i territori circostanti vivono una seconda vita grazie all'ingente massa di risorse economiche derivanti dalle royalties dell'estrazione del petrolio che sono solo all'inizio e che intensificheranno negli anni. Il "Texas d'Italia", con i maggiori giacimenti dell'Europa continentale, raddoppierà i pozzi con lo sfruttamento del bacino di idrocarburi denominato "Tempa Rossa". Soldi, tanti. Si può fare senza esagerare una prima stima dai due ai tre miliardi di euro in un periodo di venti anni a beneficio di una trentina di piccoli Comuni che ricadono nell'ambito petrolifero.
Finora però posti di lavoro se ne sono visti pochissimi. Ma come contraltare si registra un incremento della qualità della vita grazie al recupero dei centri storici e soprattutto all'infrastrutturazione del gas metano. E i sindaci della Valle replicando ad alcune polemiche, garantiscono: «Siamo pronti a saper spendere i soldi delle "royalties"».
Il presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, ed i rappresentanti delle compagnie petrolifere detentrici delle concessioni hanno firmato il protocollo d'intesa per lo sfruttamento del secondo giacimento lucano, "Tempa Rossa", con riserve stimate di 420 milioni di barili di greggio. Si tratta della concessione denominata "Gorgoglione" che ricade principalmente nel territorio di Corleto Perticara. I test di lunga durata condotti su quattro pozzi hanno confermato il buon comportamento del giacimento. La produzione, a regime, dovrebbe raggiungere i 50 mila barili al giorno. L'importo totale degli investimenti, compresi i sistemi di trasporto, sarà di 400 milioni di euro.
IN CANTIERE REALIZZAZIONE RETE DI CONDOTTE PER ALLACCIAMENTO A POZZI
Sono previsti un centro di trattamento denominato Tempa Rossa, la messa in produzione dei cinque pozzi esistenti e di altri due (se risulteranno positivi), la realizzazione di una rete di condotte interrate per l'allacciamento dei 5 pozzi già perforati e degli altri due eventuali, la realizzazione di un impianto nell'area industriale di Guardia Perticara per lo stoccaggio del gpl prodotto, la realizzazione delle condotte di collegamento dal centro di trattamento all'oleodotto Val D'Agri-Taranto per il greggio ed alla Rete Gas nazionale per il metano ed al centro di stoccaggio per il Gpl.
Il campo di Tempa Rossa è stato scoperto nel 1989. Total è il principale operatore (50 per cento), insieme a a Shell (25 per cento) ed Exxon Mobil (25 per cento). L'inizio dell'estrazione è previsto per il 2010 e sarà almeno ventennale. E' già in esercizio il primo giacimento della Val d'Agri su cui opera l'Eni. Il progetto "Val D'Agri" si estende su una superficie territoriale di 61.515 ettari e comprende due concessioni: Volturino e Grumento Nova. Più grande di "Tempa Rossa" che ricade su una superficie territoriale due volte più piccola (29.059 ettari).
L'estrazione del petrolio nel primo giacimento lucano durerà 20 anni. Le riserve stimate superano i 480 milioni di barili di greggio. Gli idrocarburi estratti confluiscono nel Centro oli di Viggiano e vengono poi trasformati in prodotto commerciale nella raffineria Agip di Taranto.
VOLUMI BARILI ESTRATTI AUMENTANO ANNO DOPO ANNO
I volumi estratti stanno aumentando anno dopo anno: nel 2006 la media è di 85 mila barili estratti al giorno. Una quota consistente se si considera che la produzione italiana di greggio negli ultimi tre anni è stata in media di circa 100 mila barili al giorno. Fino al 31 dicembre 2005 le royalties risultanti ammontano a 232 milioni di euro.
Quando entrambi i giacimenti saranno a regime la Basilicata avrà una quota estrattiva di 150 mila barili/giorno. Vale a dire che l'8 per cento del fabbisogno energetico nazionale potrà essere soddisfatto dalla produzione proveniente dalla Val d'Agri. Da cui deriva una montagna di royalties per la Basilicata. Il titolare del permesso di coltivazione è tenuto infatti a corrispondere allo Stato il valore di una quota parte della produzione del 7 per cento sul volume di petrolio e gas estratti dal sottosuolo.
Normalmente, il 55 per cento di tale aliquota è girato alla Regione, il 15 per cento ai Comuni interessati e il 30 per cento è trattenuto dallo Stato. Questo trenta per cento, però, viene restituito dallo Stato a tutte le regioni considerate economicamente sfavorite e pertanto questa disposizione si applica alla Basilicata e al progetto Tempa Rossa. I calcoli sono difficili da fare perchè l'equivalente della royalty dipende dalla quotazione fluttuante (in dollari) del greggio. Si può stimare in venti anni un introito tra i 2 ed i 3 miliardi di euro. Una massa gigantesca di risorse economiche per una piccola regione e soprattutto per una piccola area interna come la Val d'Agri di appena 70 mila abitanti.
E NELLA VALLE E' COMINCIATA LA RINASCITA, COMINCIA UNA NUOVA ERA
Gli addetti ai lavori si interrogano se i Comuni saranno in grado di spendere tutte le risorse. I sindaci della Valle però respingono questa polemica. In un convegno a Missanello, in cui è stato illustrato il progetto Tempa Rossa, i primi cittadini si sono presentati uniti e compatti. «Non è vero che non siamo in grado di spendere le risorse economiche derivanti dall'estrazione del petrolio - dice il sindaco di Sant'Arcangelo di Potenza, Domenico Esposito, portavoce "ufficioso" degli altri colleghi - Abbiamo più problemi con i vincoli di bilancio che dobbiamo rispettare che non con la quantità di fondi messi a disposizione. Grazie alle royalties è notevolmente migliorata la qualità della vita dei nostri centri. Basti pensare che da aprile abbiamo il metano nelle case. Prima no, si andava avanti con la bombola del gas. Tutti i Comuni hanno ottenuto la metanizzazione».
E in tutti i centri è stato un fiorire di opere pubbliche, ripavimentazioni, restauri alle facciate, abbellimenti del centro storico, infrastrutturazioni di aree industriali e artigianali. I forestali in Val d'Agri lavorano il doppio delle giornate rispetto ai colleghi di altre aree lucane (107 contro 51 giornate lavorative) per i fondi che arrivano alle Comunità montane. Finora però non c'è stata occupazione diretta nelle attività dell'estrazione del petrolio. E il progetto Val d'Agri ha lasciato molti scontenti tra le imprese locali per appalti e subappalti. Inoltre i bandi per agevolazioni alle imprese non hanno ancora dato i loro frutti.
«Stavolta abbiamo detto chiaramente alle compagnie petrolifere, agli imprenditori ed ai sindacati che il territorio è coeso e che per evitare gli errori del passato stipuleremo una "carta di intenti" per far sì che le ricadute occupazionali siano spalmate sul territorio in modo equo - aggiunge Esposito - Di fronte alle chiamate delle imprese non devono esserci Comuni forti e Comuni deboli. In questo senso, vedo un fermento positivo da parte delle imprese. Si stanno preparando, stanno richiedendo le certificazioni per essere pronte al momento delle gare. E' vero - sottolinea - che il bando della Regione per le attività manifatturiere dell'area non ha avuto molto successo ma ciò è stato conseguenza della non elevata quota contributiva in conto capitale e della farraginosità del regolamento. Viceversa per il bando dei piccoli sussidi è stato un boom di domande».

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