Martedì 20 Agosto 2019 | 20:48

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In una telefonata il mistero di Anna

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - «Arrivò una telefonata al Pronto soccorso con una richiesta di intervento». Era la mattina del 12 marzo del 2001. Il corpo di Anna Esposito non era più legato alla maniglia della porta del bagno con la cintura dei pantaloni. I poliziotti intervenuti avevano già capito che Anna era morta da ore. Ma qualcuno chiamò il Pronto soccorso chiedendo un’ambulanza. Lo ricorda Vito Antonio Remollino, all’epoca medico in servizio al Pronto soccorso.
In una telefonata il mistero di Anna
di FABIO AMENDOLARA

POTENZA - «Arrivò una telefonata al Pronto soccorso con una richiesta di intervento». Era la mattina del 12 marzo del 2001. Il corpo di Anna Esposito - il commissario della polizia di Stato morto in circostanze mai chiarite nel suo alloggio della caserma Zaccagnino a Potenza - non era più legato alla maniglia della porta del bagno con la cintura dei pantaloni. I poliziotti intervenuti avevano già capito che Anna era morta da ore e che non era possibile rianimarla. Ma qualcuno chiamò il Pronto soccorso chiedendo un’ambulanza. Lo ricorda Vito Antonio Remollino, all’epoca medico in servizio al Pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo di Potenza.

Negli atti dell’inchiesta - all’epoca archiviata troppo in fretta - non c’è alcuna traccia di quella inutile richiesta di soccorso. Ma a cosa servì chiamare un’ambulanza e chiedere un soccorso per una persona morta da ore?

A slegare la cintura fu una collega di Anna, commissario anche lei, Teresa Romeo. Ecco casa riferì in Procura: «Nella speranza di trovarla ancora in vita ho provveduto a slegarla ma la sottoscritta, unitamente ai presenti, si è resa subito conto che era deceduta». E anche gli altri poliziotti intervenuti sulla scena «dell’evento (così viene definito negli atti dell’inchiesta, ndr)» riferiscono gli stessi particolari.

Nella nota inviata nell’immediatezza al capo della Squadra mobile, infatti, due poliziotti scrivono: «Immediatamente, al fine di soccorrerla, abbiamo provveduto a slacciare la cintura ma solo in quell’istante ci siamo resi conto che era già morta, in quanto il corpo era completamente rigido». Nel corso della loro audizione in Procura, però, i poliziotti aggiungono alcuni particolari. «Ho visto il commissario Romeo chinarsi a sciogliere la cintura e constatare che la Espostito era deceduta per cui mi sono allontanato velocemente da quella stanza, seguito dagli altri».

E quella chiamata al Pronto soccorso? A cosa serviva? I poliziotti intervenuti nell’alloggio del commissario non fecero alcun accenno all’intervento del Pronto soccorso. Con molta probabilità quindi non partì da loro. Fu qualcuno dalla Questura a chiamare in ospedale? «Io - spiega il dottore Remollino - non ricordo chi fece l’intervento e se poi davvero fu inviata l’ambulanza. Ma ricordo la telefonata con la richiesta di soccorso». Chi telefonò al Pronto soccorso forse sapeva già cosa era accaduto. La chiave del giallo potrebbe essere quella telefonata.

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