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Desertificazione, la Murgia insegna

L'Enea ha commissionato una ricerca sulle tecniche tradizionali impiegate - sin dal Neolitico - sullo zoccolo calcareo materano, per preservare la terra dall'insterilimento
MATERA - Muretti in pietra, costruiti a secco, che garantiscono una azione termoregolatrice sulle coltivazioni, sistemi idraulici di raccolta delle acque, terrazzamenti dimensionati che consentono un utilizzo produttivo delle superfici, ambienti ipogei e tufacei con vocazioni naturali per accogliere attività agrizootecniche: sono queste alcune delle soluzioni realizzate sin dal Neolitico dall' uomo sulla Murgia materana, che hanno consentito di preservare il territorio e di combattere la desertificazione.
Lo studio, commissionato dall' Enea, fa parte del progetto di Ricerca integrata per l' applicazione di tecnologie e processi innovativi per la lotta alla desertificazione (Reade), ed è denominato «Lettura dinamica delle relazioni tra territorio, insediamenti umani e utilizzo delle risorse naturali: sistematizzazione e riproposizione in chiave innovativa delle conoscenze e delle tecniche tradizionali». E' stato realizzato dall' architetto Pietro Laureano, studioso della lotta alla desertificazione e consulente dell' Unesco e presidente di Ipogea, da Massimiliano Burgi della società Ipogea, Massimo Iannetta dell' Enea e Giovanni Quaranta dell' Università degli Studi della Basilicata e da un gruppo di archeologi e ricercatori guidati dal professor Maurizio Tosi, docente di Paletnologia presso l' Università di Bologna.
«Il lavoro - ha spiegato Pietro Laureano - è un contributo concreto sulle conoscenze delle tecniche tradizionali, in un' area che ha affinità comuni ad altre zone del Mediterraneo e questo può tornare utili a definire interventi per contrastare l' avanzare del degrado territoriale e a risparmiare, utilizzandole al meglio, risorse come l' acqua. A testimonianza di quanto si possa fare in questo settore vi è la lettura della presenza dell' uomo sulla Murgia materana e in altre aree della Puglia».
«Lo studio - ha continuato - ha passato in rassegna i siti archeologici dell' area murgiana, il clima e l' ambiente nel Neolitico, l' evoluzione degli andamenti climatici e ambientali relativi alla desertificazione, l' individuazione dei sistemi lineari di drenaggio fino alle captazioni, del paesaggio rurale. Allo stesso tempo, si è definito il repertorio delle tecniche tradizionali nei sistemi di raccolta, convogliamento e conservazione delle acque e di quelle per l' agricoltura, gli insediamenti, l' architettura e i manufatti mobili, fino a un prontuario sulla sostenibilità e le buone pratiche nelle tecniche di coltivazione e negli ordinamenti colturali. Un aspetto interessante è dato dallo studio sulla Masseria Strada, che si trova nel territorio di Montescaglioso (Matera) ed è quella che più delle altre ha subito una evoluzione di successo, a partire dagli insediamenti rupestri, passando per la costruzione di muretti a secco, le cisterne a tetto fino ad arrivare ai sistemi di raccolta dai tetti nelle casette dell' Ottocento. Studiare masserie in cui le conoscenze e tecniche tradizionali sono state innovate con e per il paesaggio, permette di comprendere quali sono le tecniche che, reintrodotte, permettono il recupero del paesaggio rurale».
La Masseria Strada presenta peculiarità produttive e tecniche di costruzione che offrono vari elementi di valutazione. Nell' area di pertinenza vi sono architetture rupestri che fanno risalire la presenza dell' uomo sin dall' undicesimo secolo e ad epoche precedenti con ritrovamenti di tombe preistoriche. A partire da tale periodo si sono succedute varie fasi di sviluppo e trasformazione. Di pregio il caciottificio con cupola in stile orientale, i ricoveri di ovini e bovini risalenti al 1600, la casa padronale, il casolare per la conservazione del vino, altre costruzioni come il frantoio, la casa colonica e i silos risalgono al periodo successivo della bonifica agraria. Su una superficie di 340 ettari, di cui 130 destinati a coltivazioni di tipo cerealicolo, la restante è composta da ulivi secolari, ottenuti dall' innesto su olivastro e macchia mediterranea.
La gestione degli uliveti è fatta prevalentemente in maniera estensiva, con i metodi naturali e potature annuali o biennali e raccolta olive manuale. Sotto gli alberi di ulivo è adottata la tecnica dell' inerbimento per la protezione dei suoli, per il controllo di questa tecnica è utilizzato il pascolo libero di mucche podoliche. Ben equilibrato è il carico di bestiame, per assicurare una presenza costante e naturale della vegetazione. Nei terreni coltivati con cereali si opera la rotazione colturale, lasciando il terreno a riposo. Nell' azienda sono presenti sistemi di raccolta idrici dell' acqua piovana, che è convogliata, attraverso canali scavati nella roccia calcarea o attraverso ripartitori in pietra e cisterne presenti in tutta l' estensione del podere.

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