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L'Anci Puglia: «Dall'Acquedotto pugliese servizio scadente e tariffe alte»

Intervento del presidente regionale, Michele Lamacchia
Bari - Il palazzo dell BARI - Sulla discussione in corso a proposito delle necessità per il miglioramento del servizio, del ruolo e delle funzioni di Acquedotto Pugliese (Aqp), interviene il presidente regionale dell'Anci Puglia, Michele Lamacchia, con una lettera aperta nella quale sottolinea che «l'attuale situazione è fatta di qualità del servizio idrico scadente, sia nella distribuzione che nella depurazione dell'acqua; tariffe esose; scarsa capacità del gestore (AQP) di adempiere agli obblighi contrattuali e convenzionali».
Lamacchia, tra l'altro, giudica «apprezzabile il riferimento all'ingresso dei Comuni nel capitale Aqp fatto recentemente dal presidente Vendola, con la convinzione che l'auspicata partecipazione non si traduca solo in una suddivisione di colpe, ritardi ed oneri rivenienti da una non eccelsa gestione». «È possibile - si chiede Lamacchia - passare finalmente dalla realtà virtuale e mediatica a quella in carne ed ossa per affrontare questi temi? L'auspicio è che ciò avvenga in fretta. I Comuni sono pronti e aspettano da tempo».
Nella sua "lettera aperta", Lamacchia si sofferma sulla scarsa qualità del servizio sottolineando che «decine e decine di Comuni» hanno «l'acqua razionata per lunghi periodi dell'anno; molti depuratori non adeguati ai parametri di legge o non ancora presi in carico dal gestore e tante altre realtà urbane prive degli stessi depuratori».
«Diverse indagini (Cittadinanza Attiva e Phisis) hanno certificato - aggiunge Lamacchia - che la tariffa per gli utenti del servizio idrico pugliese è tra le più elevate d'Italia e questo non dipende dalla scarsità o dal costo della materia prima (acqua) ma dalla disastrosa distribuzione (quasi il 50% dell'acqua condotta viene persa) e dagli alti costi burocratici.
Sulla scarsa efficienza del gestore parlano i risultati in termini di attuazione del Piano d'ambito e di utilizzo delle enormi risorse finanziarie messe a disposizione dallo Stato (Accordo di Programma Quadro), dalla Regione (Por) e dai cittadini attraverso la tariffa (realizzati poco più di 64 milioni di euro sui previsti 1000 milioni di euro)».
«È sufficiente - chiede Lamacchia - cambiare la natura societaria del gestore per risolvere tutte queste questioni? Altra problematica è la carenza di aziende pubbliche per la gestione di servizi pubblici locali, situazione che rende più fragile e meno solidale il tessuto economico pugliese.
È possibile, partendo dall'Aqp, realizzare anche in Puglia un sistema di multiutilities in grado di coniugare qualità, efficienza ed economicità dei servizi pubblici locali e contribuire ad accrescere e sostenere l'economia pugliese, rendendola anche più solidale? I Comuni lo sostengono da anni partendo proprio dall'Aqp facendola diventare una azienda pubblica locale, risanandola ed irrobustendola. Tecnicamente è possibile seguire la strada utilizzata in Basilicata, estendendo le attività anche alla gestione dei rifiuti, dell'energia e delle altre infrastrutture a rete». «Questo - aggiunge il presidente regionale dell'Anci - consentirebbe di rispondere alle giuste esigenze espresse dal presidente Petrella di considerare l'acqua un bene comune, di essere solidale nei confronti di quei territori in cui risulti non remunerativo assicurare servizi pubblici e di rispondere anche positivamente alle leggi della moderna economia di mercato. Se questo percorso deve passare attraverso modifiche di legge esistenti o provvedimenti già adottati, sia fatto con urgenza, anche per evitare che le poche realtà di gestione comunale di utilitity si rivolgano a partnership esterne alla Puglia, con il rischio di essere fagocitate e di depauperare ulteriormente il tessuto economico della nostra regione, cogliendo l'occasione della attuale discussione del Ddl sul riordino dei servizi pubblici locali presentato dal ministro Lanzillotta».

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