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di PINO PERCIANTE 
MARATEA - Non ci sono solo i permessi di ricerca sullo Ionio a preoccupare il popolo anti trivelle della Basilicata. Ora si vuole bucare anche il più grande vulcano attivo d’Europa che giace sul fondo del Tirreno, a poca distanza anche dalla costa di Maratea. L’obiettivo è ambizioso: sfruttare l’energia che si sviluppa da questo gigante sottomarino adagiato a metà strada tra Basilicata e Sicilia
Le trivelle avanzano a Maratea c’è un progetto per «bucare» un vulcano
di PINO PERCIANTE

MARATEA - Non ci sono solo i permessi di ricerca sullo Ionio a preoccupare il popolo anti trivelle della Basilicata. Ora si vuole bucare anche il più grande vulcano attivo d’Europa che giace sul fondo del Tirreno, a poca distanza anche dalla costa di Maratea. L’obiettivo è ambizioso: sfruttare l’energia che si sviluppa da questo gigante sottomarino adagiato a metà strada tra Basilicata e Sicilia.

Il progetto è di una società marchigiana specializzata in ingegneria naturalistica: la Eurobuilding di Servigliano (Fermo) e punta a utilizzare l’energia geotermica che si può sviluppare dal vulcano che si trova nel cuore del Tirreno meridionale. Sarebbe il primo esempio al mondo di valorizzazione di energie geotermica sottomarina. L’obiettivo è produrre energia elettrica sfruttando il campo geotermico formato dal più grande vulcano d’Europa. Quest’area, infatti, è una delle zone più ricche di giacimenti di fluidi geotermici al mondo.

I numerosi vulcani presenti nel Tirreno meridionale, al largo delle coste siciliane, calabresi, lucane e campane sono enormi sorgenti di calore. L’acqua marina che si infiltra al loro interno, spiegano gli esperti, si surriscalda raggiungendo temperature di 400 gradi centigradi e pressioni superiori a 200 bar, e acquista un potenziale calorifero che può essere trasformato in energia elettrica, paragonabile a quello generato dalle più grandi centrali geotermiche o ad impianti nucleari di media taglia.

Il progetto, nel 2006, è stato presentato al ministero dello Sviluppo economico per ottenere un permesso di ricerca esclusivo per l’area che è arrivato nel 2009. A stretto giro dovrebbe partire la fase esplorativa che prevede la costruzione di una prima piattaforma di trivellazione, con un pozzo pilota che dovrebbe arrivare ad una profondità di 800 metri per scendere all’interno del vulcano fino a 2 chilometri della sua altezza. Sarebbe il primo pozzo geotermico off shore della storia. Una volta realizzato il pozzo ed eseguite tutte le prove di produzione la trasformazione in energie elettrica dei fluidi geotermici estratti avverrà in mare.

Il progetto prevede la costruzione, entro il 2015, di 4 piattaforme di estrazione per una produzione totale di circa 800-1.000 Mega Watt di energia geotermica, che sarà trasformata in energia elettrica, pari a 4,4 TWh (terawattora), capaci di alimentare una città di 700 mila abitanti. L’investimento complessivo del progetto Marsili è di 2 miliardi di euro oltre ai 26 milioni di euro previsti per la fase esplorativa.

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