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Nova Siri, cyber-caporali reclutavano sul web gli «schiavi» per i campi

di FILIPPO MELE
NOVA SIRI - Torna lo sfruttamento degli uomini sul lavoro di altri uomini. Questa volta, però, i responsabili vestono abiti stranieri. I carabinieri della Compagnia di Policoro, infatti, hanno arrestato un cittadino di nazionalità bulgara con l’accusa di aver svolto un’attività organizzata di intermediazione, reclutando lavoratori dalla Bulgaria su internet, a flussi di circa 15 per viaggio, organizzandone l’attività caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza o minaccia, o intimidazione, approfittando del loro stato di bisogno. Persone costrette a condizioni di lavoro e di vita disumani.
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NOVA SIRI - Torna lo sfruttamento degli uomini sul lavoro di altri uomini. Questa volta, però, i responsabili vestono abiti stranieri. I carabinieri della Compagnia di Policoro, infatti, hanno arrestato un cittadino di nazionalità bulgara con l’accusa di aver svolto u n’attività organizzata di intermediazione, reclutando lavoratori dalla Bulgaria su internet, a flussi di circa 15 per viaggio, organizzandone l’attività caratterizzata da sfruttamento, mediante violenza o minaccia, o intimidazione, approfittando del loro stato di bisogno. Si tratta di G.N.S. , 35 anni, finito ai domiciliari a Scanzano Jonico dove, si era trasferito da Nova Siri nel maggio scorso. Un altro bulgaro, ritenuto dagli inquirenti suo complice, di 33 anni, è ricercato. I militari hanno chiamato la loro operazione “Cugnolongo” dalla località, a circa 15 km di distanza dal centro urbano, dove alle vittime veniva “offerta” una sistemazione al limite della sopportabilità. Alcuni lavoratori, però, sono riusciti a denunciare i loro sfruttatori facendo aprire le indagini.

Ed i carabinieri, dopo aver ascoltato circa 30 vittime ed averne identificate 50, hanno accertato che i due “impren - ditori” si occupavano dell’arrivo a Nova Siri dei connazionali, del loro alloggiamento di fortuna, del trasporto nelle aziende agricole, della loro retribuzione. Per il loro “l avo ro ” incassavano 90 euro al mese per posto letto nel casolare fatiscente, una quota parte del consumo di energia elettrica (che rubavano all’Enel), e 10-15 euro al giorno sui 30-35 che toccavano ai “l o ro ” braccianti. Braccianti che lavoravano sino 12 ore al giorno. Insomma, i due bulgari sfruttavano sistematicamente altri bulgari. Questi ultimi avevano anche difficoltà a relazionarsi con l’esterno poiché non conoscevano la lingua, vivevano lontano dal centro abitato, ed erano privi di mezzi propri di trasporto e di sostentamento.

Persone costrette a condizioni di lavoro e di vita disumani. Il cerchio, però, si è stretto attorno ai due uomini che avevano messo su il losco giro che ora rischiano dai 12 ai 14 anni di carcere. A loro carico, anche la circostanza aggravante dell’aver reclutato manodopera in modo difforme dalla legge in numero superiore a tre. Nessun addebito, tuttavia, è stato mosso ai datori di lavoro che stipulavano regolari contratti giornalieri a quanti arrivavano in Italia con la speranza di una vita migliore.

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