Mercoledì 20 Febbraio 2019 | 10:31

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Potenza, pestato a sangue da una «baby gang» Nove minori denunciati

di FABIO AMENDOLARA
POTENZA - «L’hanno trascinato e mentre uno di loro lo picchiava gli altri ragazzi li hanno circondati facendo da scudo». Lo scenario della spedizione punitiva è l’area del tempietto votivo dedicato a San Gerardo. Quello del violento pestaggio è un vicolo alle spalle delle poste centrali. E quello delle intimidazioni è la scalinata che da una traversa di via Pretoria porta a corso XVIII agosto. La descrizione di ciò che è accaduto la scorsa estate in pieno centro a Potenza è contenuta nei verbali firmati dai ragazzini appena 14enni che hanno visto con i loro occhi la furia con cui una baby gang si sarebbe scagliata su alcuni coetanei. Sono nove i minorenni - tra i 14 e i 16 anni - denunciati dagli investigatori
Potenza, pestato a sangue da una «baby gang» Nove minori denunciati
di Fabio Amendolara

POTENZA - «L’hanno trascinato e mentre uno di loro lo picchiava gli altri ragazzi li hanno circondati facendo da scudo». Lo scenario della spedizione punitiva è l’area del tempietto votivo dedicato a San Gerardo. Quello del violento pestaggio è un vicolo alle spalle delle poste centrali. E quello delle intimidazioni è la scalinata che da una traversa di via Pretoria porta a corso XVIII agosto. La descrizione di ciò che è accaduto la scorsa estate in pieno centro a Potenza è contenuta nei verbali firmati dai ragazzini appena 14enni che hanno visto con i loro occhi la furia con cui una baby gang si sarebbe scagliata su alcuni coetanei. Sono nove i minorenni - tra i 14 e i 16 anni - denunciati dagli investigatori della sezione di pg della polizia di Stato di Potenza. Si occuperà di loro la Procura del Tribunale per i minorenni.

Parte tutto da una incomprensione. Il messaggio su Facebook inviato da una ragazzina a un suo amico scatena la furia del fidanzato geloso. Ma, come ha spiegato alla polizia la stessa ragazza contesa, si trattò di un equivoco. E dopo il pestaggio scattarono le intimidazioni. Racconta una testimone: «Chiamammo l’aggressore affinché risarcisse il telefonino danneggiato durante il pestaggio. Ricordo che rispose di non avere i soldi». A quel punto il ragazzo picchiato gli rappresentò la possibilità di una denuncia. «E lui rispose - racconta la testimone - “denunciami e poi te la vedrai con me”».

Schiaffi, strattoni e calci vengono descritti da tutti i presenti. Ma è la vittima a descrivere con precisione quegli istanti, assegnando a ciascuno degli aggressori un ruolo. C’è chi gli ha imposto di seguirlo in un luogo appartato, chi l’ha trattenuto fisicamente, chi gli ha impedito la fuga, chi l’ha pestato a sangue, chi ha tenuto a distanza la fidanzata e le amiche, chi l’ha sbattuto con violenza alle inferriate della recinzione di un condominio. Li ricorda tutti: nomi e volti che gli sono rimasti impressi e che non ha esitato a riferire alla polizia qualche mese dopo. Quella sera però «a nessuno venne in mente di chiamare le forze dell’ordine», ripetono le ragazze che erano con lui. E neanche i soccorsi. Perché la vittima del pestaggio viene aiutato da un passante davanti all’ingresso delle scale mobili di Santa Lucia. Lì il ragazzo è crollato, dopo aver corso per i vicoli alle spalle di via Pretoria cercando una via di fuga. La denuncia: «Io ero solo, loro in nove».

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