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Savoia story - Prima le "squillo", poi il prete

Nel carcere di Potenza, Vittorio Emanuele Savoia ha ricevuto la visita del suo "assistente spirituale", don Luigi Sid. «Ho incontrato una persona serena che non dimostra né rabbia né arroganza, che ha preso atto della realtà ma che è sicuro della propria buona fede» ha dichiarato il religioso dopo il colloquio, al quale ha fatto seguire una telefonata alla moglie ed al figlio • In Bulgaria il coinvolgimento del cugino Simeone è diventato un caso politico
Vittorio Emanuele di Savoia POTENZA - Sereno, tranquillo, con la solita grinta: così viene descritto il principe Vittorio Emanuele di Savoia, in carcere a Potenza dall'alba di sabato scorso, che oggi ha cambiato cella e vitto e ora è da solo e ha la televisione e i giornali a disposizione.

È stato arrestato nell'ambito di un'inchiesta su licenze di giochi d'azzardo e prostituzione di "alto bordo" riguardanti il jet-set di Campione d'Italia.

Questa mattina ha prima incontrato l'avvocato Lodovico Isolabella, consulente legale della famiglia Savoia, poi don Luigi Sid, padre spirituale del principe. «Ho incontrato una persona serena che non dimostra né rabbia né arroganza, che ha preso atto della realtà ma che è sicuro della propria buona fede», ha commentato don Luigi all'uscita dal penitenziario del rione Betlemme. Una chiacchierata durata una trentina di minuti poco dopo le 13, durante la quale Vittorio Emanuele ha chiesto notizie dei familiari. Al principe don Luigi ha anche consegnato una sacca con degli abiti, effetti personali e delle foto di famiglia, soprattutto della nipotina Vittoria, figlia di Emanuele Filiberto.
Don Luigi, una volta lasciato il carcere, ha rassicurato i familiari con una telefonata fatta a Emanuele Filiberto.
«L'ho trovato benissimo, naturalmente, in relazione alla sua condizione attuale - ha aggiunto il sacerdote, guida spirituale delle guardie d'onore del Pantheon e dei principi Savoia dal 2003, data del loro rientro in Italia - e con la grinta di sempre. Mi ha chiesto notizie della principessa Marina Doria, di Emanuele Filiberto e del suo cane Shenouk. Sono abituato a vederlo in altre situazioni, ma devo dire che l'ho trovato bene, è una persona serena».
Usa un tono rassicurante don Luigi parlando di Vittorio Emanuele, ma dice anche la sua sulla vicenda: «L'ho detto anche al principe che si sono approfittati della sua bontà. Quello che ci viene descritto in questi giorni non è l'uomo che conosco, non è il vero Vittorio Emanuele. Il principe è una persona leale, umile, una persona eccezionale, che sa stare con tutti. Speriamo che questa vicenda si concluda presto e che venga rispettato soprattutto l'essere umano, la persona».
Quello che emerge è che, dopo l'interrogatorio di ieri, Vittorio Emanuele sia più sereno. Sensazione confermata anche dall'avvocato Isolabella che lasciando il carcere si limita ad un laconico: «Tutto a posto, sta bene, è sereno». Oggi la famiglia Savoia ha definito il collegio di difesa di Vittorio Emanuele di Savoia. L'incarico è stato assegnato al professor Franco Coppi e all'avvocato Giulia Bongiorno. L'avvocato Isolabella rimane come consulente e avvocato di famiglia».
Sono numerosissimi gli attestati di stima che da tutto il mondo giungono al principe: lettere, mail e telegrammi sono giunti a casa Savoia ed alcuni anche in carcere. «Un segnale positivo - ha spiegato il segretario di Emanuele Filiberto, Filippo Bruno di Tornaforte - anche dal punto di vista psicologico vista anche la valanga mediatica non positiva».
Per il momento i familiari - il figlio Emanuele Filiberto e la moglie Marina Doria - non si metteranno in viaggio alla volta di Potenza: «Lo ha chiesto lo stesso principe - ha concluso Filippo Bruno di Tornaforte - parlando con i suoi familiari ieri. Per ora rimangono a Ginevra, poi si vedrà «. Intanto, nell'eventualità che i Savoia cambino idea, la macchina organizzativa è già in moto.
Laura Masiello

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