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123 milioni di euro alla Basilicata in cambio del petrolio

A tanto ammontano le royalties nel periodo 1997-2005. Alla fine del 2005 la produzione complessiva dai pozzi lucani è stata di 30 milioni di barili. A tracciare il bilancio è Assomineraria
ROMA - L'estrazione del petrolio ha portato nelle casse della Basilicata oltre 123 milioni di euro di royalties fra il 1997 e il 2005. A tracciare il bilancio è un report dell'Assomineraria dal quale emerge che alla fine del 2005 la produzione complessiva dai pozzi lucani è stata di 30 milioni di barili di olio. Dal 1 gennaio ad oggi, secondo le stime del centro olio di Viggiano, dalla "Texas" d'Italia sono stati estratti quasi 11 milioni di barili di greggio. Il 99,4% dell'oro nero viene dai pozzi dell'area di Viggiano, mentre appare ancora modesto l'apporto di Pisticci.
Lo sfruttamento petrolifero della Basilicata è iniziato nel 1989 quando l'Agip perfora il primo pozzo a Monte Alpi, nella Val d'Agri e scopre il petrolio in quantità commerciali. In realtà l'Agip aveva scoperto già nel 1937, il giacimento petrolifero di Tramutola, che aveva però riserve quanto mai limitate, essendo mediamente a 500 metri di profondità. Nei vent'anni successivi, Tramutola produrrà complessivamente poco meno di 100.000 barili di olio e verrà chiuso alla fine degli anni Cinquanta, perchè ormai esaurito.
Le ricerche vennero riprese dall'Eni negli anni Ottanta, utilizzando mezzi moderni prima non disponibili, e in particolare impiegando i metodi più sofisticati della sismica e andando più profondi nella perforazione dei pozzi. Coronate da successo all'inizio degli anni Novanta, le ricerche portarono alla scoperta dei giacimenti della Val d'Agri, operati dall'Eni in joint-venture con Shell.
I primi fondi ottenuti dalla Val d'Agri grazie ad un accordo Stato, Regione ed Eni sulle royalties - i proventi che vengono versati da chi estrae il petrolio ai proprietari dei giacimenti- saranno smistati ai 30 Comuni della Valle, nell'ambito di un piano elaborato dal Dipartimento delle Attività Produttive.
Ad oggi il meccanismo ha un respiro più ampio, con l'attuazione del cosiddetto Programma Operativo Val d'Agri che si propone fra l'altro salvaguardia e miglioramento dell'ambiente, potenziamento della dotazione complessiva delle infrastrutture essenziali, miglioramento dei servizi e della qualità della vita, aumento dell'occupazione.

UN CENTRO DI FORMAZIONE
Fra le condizioni accessorie dell'accordo Regione-Governo-Eni, di particolare interesse, l'istituzione in Val d'Agri di una sede distaccata della Fondazione Eni Enrico Mattei. Questo centro di attività didattica e ricerca sarà realizzata quanto prima a Viggiano, dove si trova il centro olio della Val d'Agri, con il compito di preparare i giovani nel campo dell'economia, dell'ambiente e dell'energia, con particolare attenzione alle nuove tecnologie. Altro punto di rilievo per l'economia della Basilicata, è la creazione della Società Elettrica Lucana (SEL) che sfrutterà il gas prodotto con l'olio dalla Val d'Agri per produrre energia elettrica. Un'iniziativa che è intesa ad accelerare l'industrializzazione dell'intera Regione. L'esempio della Val d'Agri,e presto quello di Tempa Rossa, con le notevoli ricadute positive a livello locale, è una conferma dei benefici che possono avere le popolazioni delle zone dove si scopre il petrolio e il gas.

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