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Ritorno a Matera dopo capo Horn

Antonio Latorre con lo skipper romano Antonio Guglielmo e ad altri due italiani, ha doppiato con la barca a vela il punto di passaggio tra gli oceani Atlantico e Pacifico
MATERA - E' rientrato questa notte a Matera l'ingegner Antonio Latorre che nei giorni scorsi, insieme allo skipper romano Antonio Guglielmo e ad altri due italiani, ha doppiato Capo Horn, il punto di passaggio tra gli oceani Atlantico e Pacifico, una delle zone più impegnative per la navigazione.
«Una doccia e una lunga dormita - ha detto Latorre, tornando a Matera - sono tutto ciò che ci vuole dopo tanto tempo trascorso in mare. E' una grande soddisfazione. Preparazione, lavoro di squadra concentrazione, gusto per l'avventura sono stati gli ingredienti che mi hanno consentito di raggiungere l'obiettivo. Stanchezza tanta perchè quella parte del pianeta non consente distrazioni nemmeno per un attimo. Una volta abbiamo rischiato di restare su un isolotto. E' accaduto subito dopo aver doppiato Capo Horn. Siamo scesi a terra con il gommone che, forse perchè non legato bene, è stato travolto da un'onda e ha rotto gli ormeggi. Saremmo rimasti lì se non fosse stato per un volontario dell'esercito cileno che presidia quei luoghi, un alcante do mar o alcomar, che si è buttato tutto vestito in acqua e ha recuperato il gommone. Da parte nostra è stata una ingenuità, che rischiavamo di pagare a caro prezzo. E' stato, credo - ha aggiunto Latorre - davvero il nostro momento più difficile rispetto anche all'impresa di Capo Horn. Il passaggio in quel tratto di mare non è stato difficile, grazie anche a condizioni metereologiche ottimali e, lo dirco sorridendo, alla scorta di peperoncino lucano che avevo in cambusa».

Latorre ha aggiunto che si è trattato di un' esperienza unica, che lo ha arricchito anche sul piano umano sia per la vita di bordo sia per gli incontri effettuati durante i dieci giorni della traversata, cominciata dal porto del club nautico «Afasyn» di Ushuaia, nella Terra del Fuoco (Argentina) lungo una rotta lunga mille miglia.
«Mi sono mancati - ha detto il navigatore materano - la famiglia, senz'altro, e poi l'acqua che a bordo si usa solo per bere. Ho desiderato tanto fare una doccia. Tutto questo è stato compensato dal silenzio e dalla particolarità dei luoghi, ma anche dagli incontri con le sparute comunità locali. Gente semplice e accogliente che vive di pesca. In un isolotto ci hanno offerto una centolla, un grosso granchio di mare buono come l'aragosta, che abbiamo pagato con vino e frutta. A porto Williams, il porto più australe del pianeta, ho lasciato in una «nave santuario» un gagliardetto del nostro circolo nautico jonico, come usano fare tutti i navigatori che doppiano capo Horn».
Latorre pensa già all'Antartide, che quest' anno non ha potuto raggiungere per difficoltà di vario tipo: «E' l'obiettivo per gennaio 2007 - ha detto - e mi sono già procurato una carta nautica militare aggiornatissima e segnato bene i luoghi, solcati dal passaggio di barche a vela di varie epoche. Tra queste - ha concluso - la Pendwick VI, lo Spirit of Sidney che hanno all'attivo avventure nei mari ghiacciati del pianeta».

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