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Matera - Riaperta la cripta del peccato

Durante il restauro, durato quasi 4 anni e costato 750mila euro, sono state sperimentate con successo tecniche innovative. E' parte della «Cappella Sistina»
MATERA - Tecniche di restauro tradizionali e innovative, che consentono un monitoraggio continuo e una gestione ottimale degli affreschi e degli ambienti rupestri, hanno caratterizzato il restauro della «Cripta del Peccato originale», nota come la «Cappella Sistina» delle chiese rupestri di Matera. Lo ha reso noto oggi il presidente della Fondazione Zetema, Raffaello De Ruggieri, che ha promosso l'intervento e che ha annunciato che l'apertura ufficiale è fissata per venerdì prossimo, 23 settembre.
Durante il restauro - durato quasi quattro anni e costato quasi 750 mila euro - sono state sperimentate con successo tecniche innovative come, ad esempio, l'uso di una resina scambiatrice di ioni, che ha permesso di rimuovere gli strati di calcare bianco, di muschio e dei cianobatteri. «I risultati di questa esperienza - ha spiegato De Ruggieri - saranno pubblicati nella primavera del 2006 in un Codice di pratica per il restauro del rupestre».
«E' stato così recuperato - ha aggiunto De Ruggieri - un vasto ciclo pittorico di scuola benedettina-beneventana, realizzato da un artista ignoto e ribattezzato come il 'Il Pittore dei Fiori di Materà: rappresenta una illustrazione immediata della Bibbia per il popolo, con il racconto della creazione di Adamo ed Eva, della tentazione di Eva e dell'offerta del frutto proibito ad Adamo, che si chiude con la presenza dell' immagine di Cristo redentore e con le scene della creazione della Luce e delle Tenebre, di Apostoli, Arcangeli e della Vergine Regina».

La «Cripta del Peccato originale» - ubicata nella gravina di Picciano - documenta il luogo di culto di un cenobio rupestre benedettino del periodo longobardo tra l' ottavo e il nono secolo. «Questa Cripta - ha aggiunto De Ruggieri - venne scoperta il 1 maggio 1963 dai soci del circolo culturale «La Scaletta» di Matera e rappresenta un unicum in tutto il contesto del Mediterraneo, perchè è testimonianza di una pittura che esprime i caratteri storici dell'arte benedettina-beneventana, riassunta stilisticamente dalla temperie culturale longobarda».
Secondo la più recente interpretazione, l'arte del Mezzogiorno d'Italia trova in questo eccezionale oratorio rupestre una delle sue tappe iniziali, poichè la datazione degli affreschi è ormai collocata tra la fine dell'ottavo e l'inizio del nono secolo.

La cripta si apre nella porzione superiore della parete che limita la profonda incisione del torrente Gravina di Picciano ed è stata modellata con l'ampliamento di una originaria cavità delle calcareniti calabriane e articolata negli spazi liturgici del vestibolo, dell'aula e di tre presbiteri absidati.

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