Saggezza lucana Aprile... curioso in un mese di detti
di SALVATORE LOVOI
Quando le previsioni del tempo non erano affidate al nostro meteorologo Gaetano Brindisi la civiltà contadina s'affidava al celebre «Lunario» di Barbanera e, ancor prima, ai proverbi. Evitato il «diluvio universale» previsto dai 40 giorni di pioggia da «Quattr'aprilanti». Si sono avverati quelli che prevedevano «Sole sulle Palme e pioggia sulle Uova» (la Pasqua). Gli antichi adagi che ci mettono in guardia ai pericoli del freddo: «aprile stumpagna varrile», la «mesata», infatti, sta facendo consumare vino e legna. Nel lagonegrese si dice: «Si 'ngrogna aprile fa scascià (vruscià o arde) li varrili».
Le precipitazioni, dopo la siccità di marzo sono state provvidenziali per il comparto agro-silvo-pastorale. All’asciutto, i campi lucani reclamavano «sora acqua» quasi come una manna dal cielo. Feconda quella «D’aprile ogni goccia val mille lire» oppure «Gocciola d’aprile vale un barile».
A confermare i detti popolari «Vale più una pioggia fra aprile e maggio che il re Salomone con tutto il suo carriaggio». Nel patrimonio orale dei nostri anziani, troviamo ancora: «aprile piovoso, maggio ventoso, anno fruttoso». L’instabilità è sentenziata da «marzo asciutto, aprile bagnato» o «pisciarroso» come dicono a Trecchina. L'esperienza diretta rammenta che se «Marzo aprileggia, aprile matteggia» e che «aprile ora piange ora ride». Il motto del mese è «aprile dolce dormire, gli uccelli a cantare e gli alberi a fiorire». Ma il saggio ammonisce «D’aprile non levare il tuo vestire». Sul Sirino innevato, poi, «La cappa si lascia a li quaranta di maggiu», cioè il 10 giugno. Riguardo le coltivazioni al nord dicono che la «Nebbia di marzo male non fa, ma in aprile pane e vino a metà». Altri presagi in «aprile freddo sera e mattina dà in gran acqua vino e pane».
Per i nostri vignaioli il «Tralcio nato nell’aprile, poco vino mette nel barile» e «Quando tuona d’aprile è buon segno per il barile». Contraddittori «Se S. Vincenzo è chiaro assai grano. Se è oscuro grano niuno». E «Parma ammuddosa, spiga (o gregna) gravosa» per cui non vi sarebbe abbondanza di grano. Chiudiamo col pesce d’aprile: la consuetudine di fare scherzi - per il Cattabiani - pare risalga alla Creazione. Dio se ne tornò in cielo lasciando in Terra gli uomini intontiti. Per liberarsi degli incapaci, gli scaltri, li mandavano in giro. Da qui le richieste ai parenti, per un po' di «'Ntrattieni » ai figli, coi piccoli che tornavano a casa delusi. Identica ai negozianti per l’acquisto di due soldi di “trozzola bancone”, evasa dal tintinnio della moneta sul marmo. Così per un litro di «corrente liquida», credere al «ciuccio che vola», all’asse nella ruota delle bici, la rottura di bottiglie «azzeccate» in mano. Tutto deriverebbe dal passaggio, dal freddo al caldo, quando i pesci non abboccano al contrario dei creduloni.
Quando le previsioni del tempo non erano affidate al nostro meteorologo Gaetano Brindisi la civiltà contadina s'affidava al celebre «Lunario» di Barbanera e, ancor prima, ai proverbi. Evitato il «diluvio universale» previsto dai 40 giorni di pioggia da «Quattr'aprilanti». Si sono avverati quelli che prevedevano «Sole sulle Palme e pioggia sulle Uova» (la Pasqua). Gli antichi adagi che ci mettono in guardia ai pericoli del freddo: «aprile stumpagna varrile», la «mesata», infatti, sta facendo consumare vino e legna. Nel lagonegrese si dice: «Si 'ngrogna aprile fa scascià (vruscià o arde) li varrili».
A confermare i detti popolari «Vale più una pioggia fra aprile e maggio che il re Salomone con tutto il suo carriaggio». Nel patrimonio orale dei nostri anziani, troviamo ancora: «aprile piovoso, maggio ventoso, anno fruttoso». L’instabilità è sentenziata da «marzo asciutto, aprile bagnato» o «pisciarroso» come dicono a Trecchina. L'esperienza diretta rammenta che se «Marzo aprileggia, aprile matteggia» e che «aprile ora piange ora ride». Il motto del mese è «aprile dolce dormire, gli uccelli a cantare e gli alberi a fiorire». Ma il saggio ammonisce «D’aprile non levare il tuo vestire». Sul Sirino innevato, poi, «La cappa si lascia a li quaranta di maggiu», cioè il 10 giugno. Riguardo le coltivazioni al nord dicono che la «Nebbia di marzo male non fa, ma in aprile pane e vino a metà». Altri presagi in «aprile freddo sera e mattina dà in gran acqua vino e pane».
Per i nostri vignaioli il «Tralcio nato nell’aprile, poco vino mette nel barile» e «Quando tuona d’aprile è buon segno per il barile». Contraddittori «Se S. Vincenzo è chiaro assai grano. Se è oscuro grano niuno». E «Parma ammuddosa, spiga (o gregna) gravosa» per cui non vi sarebbe abbondanza di grano. Chiudiamo col pesce d’aprile: la consuetudine di fare scherzi - per il Cattabiani - pare risalga alla Creazione. Dio se ne tornò in cielo lasciando in Terra gli uomini intontiti. Per liberarsi degli incapaci, gli scaltri, li mandavano in giro. Da qui le richieste ai parenti, per un po' di «'Ntrattieni » ai figli, coi piccoli che tornavano a casa delusi. Identica ai negozianti per l’acquisto di due soldi di “trozzola bancone”, evasa dal tintinnio della moneta sul marmo. Così per un litro di «corrente liquida», credere al «ciuccio che vola», all’asse nella ruota delle bici, la rottura di bottiglie «azzeccate» in mano. Tutto deriverebbe dal passaggio, dal freddo al caldo, quando i pesci non abboccano al contrario dei creduloni.