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Brogli e minacce: arrestato sindaco Scanzano

Mario Altieri avrebbe favorito un candidato del suo stesso partito, ed è accusato di intimidazioni (durante la protesta contro la costruzione del deposito unico nazionale delle scorie radioattive). Tra i 15 arrestati, il vicesindaco e l'assessore all'Agricoltura • AN sospende Altieri e Casulli
SCANZANO JONICO (MATERA) - «In quella sezione mettimi tizio presidente. Hai anche i nomi degli scrutatori»: con queste parole, a Scanzano Jonico (Matera), alla vigilia delle elezioni regionali in Basilicata, il 17 e 18 aprile scorso, sarebbero stati decisi i componenti di alcune sezioni elettorali, perchè il sindaco, Mario Altieri (Alleanza nazionale), avrebbe voluto favorire un candidato del suo stesso partito, poi eletto.
Infatti, l' accusa di brogli elettorali è stata contestata oggi allo stesso Altieri, arrestato dai Carabinieri e dagli agenti del Corpo forestale dello Stato insieme ad altre 14 persone. Ma non c' è solo il voto truccato, nell' inchiesta coordinata dal pubblici ministeri antimafia di Potenza, Giuseppe Galante e Felicia Genovese. Un' altra accusa è quella di aver intimidito un consigliere comunale di opposizione, il titolare di una radio privata e un giornalista (e varie altre persone) nel novembre del 2003, durante i giorni «caldi» della protesta attuata a Scanzano Jonico contro la decisione del Governo - poi ritirata - di realizzare alle porte del paese il deposito unico nazionale delle scorie radioattive. Intimidazioni chiare: il sindaco non va criticato, punto e basta.
Il legame fra le vicende del novembre 2003 e i brogli elettorali dell' aprile scorso? «Metodo e ambiente», risponde secco il Procuratore della Repubblica, Galante. Metodo mafioso in ambiente dominato dallo «storico» clan Scarcia, da sempre «padrone» nel Metapontino.
Oltre ad Altieri - che si è costituito a Potenza perchè era lontano da Scanzano ed è giunto nel capoluogo lucano dopo aver rilasciato diverse dichiarazioni in cui ha definito «una barzelletta» tutta la vicenda - le persone arrestate per ordine del gip, Gerardina Romaniello, sono Pasquale Malvasi, di 56 anni, Vincenzo Milano (40), Salvatore Imperio (28), Arcangelo Gallicchio (36), il vicesindaco di Scanzano e consigliere provinciale di An, Sabatino Carmine Casulli (51), Francesco Maggiore (55) assessore all'agricoltura a Scanzano, Giuseppe De Padova (27), Francesco Carlomagno (33), Giuseppe Pisanò (32), Cosimo Vena (28), Giuseppe Glinni (41), Giovanni Zuccarella (53), Erminio Parisi (55), tutti di Scanzano Jonico; e Mauro Fagnano (47), di Policoro (Matera). Fra loro, ci sono il responsabile dell' ufficio elettorale comunale, un presidente di seggio, imprenditori, presunti affiliati al clan che controlla la zona.
Nel 2003, quindi, Altieri (eletto sindaco nel 2001 con 2.821 voti e una percentuale di oltre il 65 per cento) fece ricorso al clan Scarcia per attenuare le critiche che lo stavano travolgendo: c' era chi non riusciva a spiegarsi - e lo diceva - come mai il Governo volesse realizzare in paese il deposito unico nazionale dei rifiuti nucleari e lui non ne sapesse nulla. Chi insisteva a porsi domande era minacciato: la «pubblicità negativa» era bandita. Secondo l' accusa, ad esempio, Pisanò - arrestato in Emilia-Romagna, dove lavorava nell' alta velocità ferroviaria - fece irruzione nel «campo base» della protesta, sede del comitato «Scanziamo le scorie». Il sindaco doveva tenervi un comizio, ma prevedeva contestazioni. Pisanò e altri minacciarono i manifestanti: «Il sindaco va applaudito e ringraziato per la riuscita della protesta e non contestato». Più chiari di così! Le indagini di Carabinieri e Corpo forestale, quindi, cominciarono dalle minacce: e vennero fuori i legami con alcuni appartenenti al clan Scarcia. Il tempo passa e si avvicinano le elezioni regionali: arriva un' altra sorpresa. Altieri è decisamente dalla parte di un solo candidato, anch' egli del suo partito. Il sindaco si dà da fare: secondo l' accusa, giunge al punto da far insediare presidenti e scrutatori «amici», che dovrebbero alterare voti e registri: «E' già stato tutto chiarito, il voto in quelle sezioni è stato regolare», ha detto oggi Altieri, prima di entrare in carcere. «Per noi i brogli ci sono stati - aveva detto poco prima Galante - e gli accertamenti continuano». Chiuse le urne, alle ore 15 del 18 aprile, i Carabinieri sequestrarono alcune sezioni: Altieri, per giunta, scoprì una «cimice» nel suo ufficio e fece dichiarazioni di fuoco. Intanto, però - sostiene l' accusa - gli indagati scoprirono che l' inchiesta andava avanti e cercarono, a cominciare proprio da Altieri, di correre ai ripari.
Insomma, una vicenda dai contorni ancora da definire e che promette sviluppi: infatti, fra gli indagati - che sono in totale oltre 20 - dovrebbe esserci il beneficiario dei voti «creati» da Altieri, ma anche chi lo ha aiutato, ad esempio, ad affidare i seggi elettorali a presidenti e scrutatori «pilotati».

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