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La Fiat vuol mettere in Cig 5.000 di Melfi

L'azienda lamenta i ritardi nelle consegne causati dallo sciopero delle bisarche e ritiene che sarà necessario bloccare l'attività produttiva e richiedere l'intervento della cassa integrazione per circa 5.000 dipendenti di Melfi
TORINO - Uno sciopero delle Bisarche rischia di bloccare le produzioni degli stabilimenti Fiat. Lo annuncia la stessa azienda torinese facendo sapere che dal 26 aprile scorso i concessionari italiani di Fiat, Lancia e Alfa Romeo non ricevono vetture dalla fabbriche, per uno sciopero, appunto, nel settore dei trasporti dei veicoli su bisarca che «danneggia tutti i produttori automobilsitici». L'agitazione in corso, rivelano dal Lingotto, che deriva da una vertenza nazionale aperta tra le aziende di trasporto ed i loro subappaltanti sta bloccando l trasporto via gomma delle vetture dai piazzali di produzione di smistamento alla rete d vendita.
Per la Fiat Auto, la capacità di stoccaggio «è ormai vicina alla totae saturazione e, in caso di prosecuzione del bocco, c'è il rischio di dover sospendere l'attività produttiva». In particolare, a fine settimana, i piazzali degli stabilimenti di Melfi e Iveco di Suzzara, saranno i primi ad essere saturati, mentre gli altri stabilimeti seguiranno in temi brevi. Sarà, quindi necessario bloccare, spiegano a Torino, l'attività produttiva e richiedere l'intervento della cassa integrazione per circa 5.000 dipendenti di Melfi ed 800 di Suzzara.
A breve è programmato, in sede ministeriale, fa sapere ancora la Fiat, un incontro tra le parti interessate, «finalizzato a trovare una soluzione a questa agitazione che sta procurando gravi danni e disagi ai nostri clienti ed ai nostri concessionari».

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