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Basilicata: l'Unione verso vittoria elezioni

Con due settimane di ritardo (a causa della riammissione di una lista) al voto domenica e lunedì prossimi 17 e 18 aprile. Centrosinistra tra i favoriti
POTENZA - Con due settimane di ritardo (a causa della riammissione di una lista, decisa dal Consiglio di Stato) la Basilicata - dove 557.195 elettori voteranno domenica e lunedì, 17 e 18 aprile - si appresta ad aggiungersi alle altre 11 regioni italiane già conquistate dal centrosinistra, destinato a vincere con un distacco dalla Casa delle libertà che pare l'unico aspetto da definire.
Infatti, dei cinque candidati in competizione - Vito De Filippo (Unione), Cosimo Latronico (Cdl), Margherita Torrio (Nuovo Psi), Roberto Fiore (Alternativa sociale) e Rosangela Mancuso (Unità popolare) - i primi due raccoglieranno la maggior parte dei voti. In particolare, De Filippo è a tal punto sicuro di vincere che oggi i quotidiani che hanno pagine e inserti dedicati alla Basilicata propongono tutti il suo ultimo messaggio prima del «silenzio». «Sarò il presidente di tutti», promette il candidato dell'Unione.
Per la verità, De Filippo sarebbe stato eletto anche se si fosse votato il 3 e il 4 aprile. Ma la sera del primo aprile il Consiglio di Stato riammise la lista di Unità popolare, esclusa in un primo tempo (con un provvedimento confermato dal Tar) per la mancanza di un modulo. Il prefetto di Potenza, Luciano Mauriello, incontrò i dirigenti della lista di ultrasinistra, che furono irremovibili e chiesero addirittura un rinvio del voto di 25 giorni, per poter fare la campagna elettorale. Mauriello, invece, concesse due settimane e indicò le date del 17 e 18 aprile.
Il rinvio non fu accolto bene da nessuno degli schieramenti in lizza, al di là delle dichiarazioni di circostanza sulla possibilità di «spiegare meglio» il programma agli elettori. Il più danneggiato dallo spostamento del voto è stato, alla fine, proprio il centrodestra. Sconfitta dal centrosinistra in undici regioni, la Casa delle libertà fu sul punto di mobilitare i suoi esponenti più conosciuti per sostenere Latronico e aiutarlo, se non a ribaltare pronostico e sondaggi, almeno ad ottenere una sconfitta onorevole, che suonasse come una riscossa. Per poche ore, si parlò addirittura dell'arrivo in Basilicata persino del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi (è stato qui fisicamente soltanto in occasione dell'inaugurazione dello stabilimento di Melfi della Fiat, il 25 ottobre 1994).
Invece, dopo la sconfitta del 3 e 4 aprile molti ministri e leader della Cdl sono stati costretti a rimanere a Roma. Al contrario, alcuni fra i più noti esponenti dell'Unione non hanno esitato a girare la Basilicata al fianco di De Filippo, che, con sette partiti alle spalle, sente di non avere difficoltà: su 30 consiglieri da eleggere (24 dei quali con il sistema proporzionale), bisognerà vedere proprio come si divideranno quelli di centrosinistra. La lotta fra Ds e Margherita per la supremazia nell'Unione, in altre parole, è un altro tema interessante, anche in proiezione futura.
Di fronte ad una situazione politica svantaggiosa, quindi, il programma di Latronico rischia seriamente di non fare la differenza. In cifre, il divario fra candidato di centrosinistra e centrodestra, che nel 2000 fu di poco più di 100 mila voti, rischia di allargarsi e la speranza del centrodestra di raggiungere «almeno» il 40% (nutrita fino al primo aprile) potrebbe andare delusa. Anche perché gli indecisi sentiranno forte la tentazione di adeguarsi al «clima» generale.
Il divario fra centrosinistra e centrodestra, però, non è nato durante la campagna elettorale che sta per concludersi. Ha radici storiche più o meno lontane, che risalgono anche alla fine della Dc e alla strada presa dai suoi leader (in Basilicata, per la maggior parte rimasti saldamente alleati con la sinistra, all'interno della quale la stella dei Ds brilla nettamente).
Rinvio del voto, andamento delle elezioni nelle altre regioni e peso della tradizione (in Basilicata tutte le postazioni di comando sono saldamente in mano al centrosinistra) nell'opinione generale finiranno per «polarizzare» l'elettorato ancora di più, lasciando poco spazio agli altri tre candidati alla presidenza della regione.
Mario Restaino

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