Il delitto il 12 settembre di diciotto anni fa Gildo Claps: «Questa volta tutta la verità su Elisa»

di FABIO AMENDOLARA

«Io mi auguro che questa volta la Procura di Salerno voglia andare fino in fondo». Gildo Claps non si accontenta dell’accusa formulata a carico di Danilo Restivo per l’omicidio di sua sorella Elisa. Vuole che si accertino le responsabilità dei complici. «Manca chi ha depistato, chi ha aiutato a occultare il corpo, chi ha pilotato il ritrovamento e chi non ha indagato», dice Gildo. La sorellina, Elisa Claps venne rapita e uccisa il 12 settembre 1993, esattamnete 18 anni fa. I verbali dei poliziotti che per primi indagarono sulla scomparsa di Elisa sono stati depositati tra le fonti di prova nel processo a carico di Restivo (che in Inghilterra è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della sarta Heather Barnett). I magistrati di Salerno - come svelato ieri dalla Gazzetta - hanno cercato di ricostruire cosa si inceppò nelle indagini del 1993. Perché non furono sequestrati i vestiti che Danilo indossava il giorno dell’omicidio? La verità era dietro l’angolo, ma nessuno l’ha cercata. 

Gildo, appare evidente che ci sono altri responsabili da individuare. 
«La curia potentina ha molto da spiegare in questa storia. Le perizie dimostrano che il corpo di Elisa è stato trovato nel sottotetto molto tempo prima. Questo è uno dei misteri da chiarire. È evidente che senza le complicità di qualcuno il corpo non sarebbe rimasto occultato per 17 anni». 

La messinscena del ritrovamento, però, alla fine è stata chiarita. 
«Io l’ho denunciato più volte e ormai è chiaro che il corpo lo hanno fatto ritrovare. Ci sono degli aspetti che, invece, non sono per nulla chiari. Io sospetto che nella corazza che avevano costruito attorno a quel “segreto” si erano aperte ormai delle crepe. Era diventato pericoloso tenere il corpo ancora occultato». 

Non potrebbero essersi rotti, invece, quegli equilibri che hanno permesso a chi sapeva del sottotetto di stare in silenzio? 
«Potrebbe essere un’altra ipotesi. Di sicuro c’è stata una volontà precisa di mantenere il segreto per tutti questi anni. Non credo che fosse un segreto conosciuto solo dall’assassino. Anche altre persone sapevano e sono coloro che hanno regalato alla mia famiglia questi 17 anni di inferno».

La curia, però, ha espresso l’intenzione di costituirsi parte civile nel processo che si terrà a novembre a carico di Restivo. 
«È grottesco che abbiano anche solo pensato di costituirsi parte civile». 

Ti risulta che sia stato accertato a chi appartiene lo sperma trovato sul materasso che era nel sottotetto? 
«Non mi risulta». 

E su quel bigliettino con un numero di targa appuntato che era vicino al corpo di Elisa hanno indagato? 
«Non ne so nulla». 

Insomma c’è ancora tanto da capire. 
«Noi non ci fermiamo e non ci accontenteremo delle verità parziali». 

Nella chiesa della Trinità le attività investigative sono terminate da tempo. Verrà riaperta? 
«Non scherziamo».
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