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Henry John, ecco il pm che fa tremare il Palazzo

di CARMELA FORMICOLA
POTENZA - L’inclinazione alla scena potrebbe averla ereditata dal bisnonno, il celebre Gennaro Pasquariello. Nei cafè chantant d’Italia, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso, Pasquariello cantava «Carulì Carulì» e «‘O surdato ’nnamurato». Canzonette, le liquiderebbe qualcuno. Con questo sangue nelle vene, un nonno direttore d’orchestra, uno zio magistrato e un padre inglese che gli ha dato il nome, Henry John Woodcock, classe ‘67, viene al mondo nel brumoso Somerset
Henry John, ecco il pm che fa tremare il Palazzo
di Carmela Formicola

POTENZA - L’inclinazione alla scena potrebbe averla ereditata dal bisnonno, il celebre Gennaro Pasquariello. Nei cafè chantant d’Italia, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso, Pasquariello cantava «Carulì Carulì» e «‘O surdato ’nnamurato». Canzonette, le liquiderebbe qualcuno. Con questo sangue nelle vene, un nonno direttore d’orchestra, uno zio magistrato e un padre inglese che gli ha dato il nome, Henry John Woodcock, classe ‘67, viene al mondo nel brumoso Somerset. Ma la madre, Gloria Pasquariello, lo riporta a Napoli dopo appena un anno. E qui, nella città del Vesuvio, «un Paradiso abitato dai diavoli», Henry John si nutre di pizza e giurisprudenza.

Quando - nel settembre 1999 - sbarca nella fredda, freddissima Potenza, il capoluogo lucano riservato fino all’imbarazzante silenzio, il pubblico ministero si fa notare almeno per due buone ragioni: una fiammante motocicletta Honda super sport, un’inchiesta sulla Banca Mediterranea.

La Banca Mediterranea: parliamone. Colosso finanziario nato nel fertile estuario dei fondi pubblici, degli imprenditori del dopo terremoto e di alcuni pezzi della Democrazia Cristiana, istituto potente e inviolabile (poi disciolto, smembrato e incorporato sotto i colpi dei tempi che cambiano). Henry John ipotizzò il reato di falso in bilancio: i vertici della banca avrebbero emesso crediti inesigibili in favore della Icla, una società facente capo a Paolo Cirino Pomicino (già coinvolta in indagini su infiltrazioni di stampo camorristico). Ma una leggina varata dal governo Berlusconi depenalizzò alcune fattispecie di questo reato. Woodcock nel maggio 2005 depositò un ricorso presso la Corte Costituzionale. La sua istanza non ha mai avuto risposta.

Biondo, occhi azzurri, fumatore di Toscano, Henry John in pochi anni scatena l’inferno mediatico mettendo sotto inchiesta i vertici dell’Inail e poi dell’Eni Agip. E poi svariati parlamentari (di centrodestra e centrosinistra in egual misura). Poi esplode il Vipgate (indagati Maurizio Gasparri e Francesco Storace ma anche Anna La Rosa e Tony Renis). Poi il Somalia gate. Quindi il Savoia gate, con il rumorosissimo arresto di Vittorio Emanuele III. E poi ancora Vallettopoli. Ricatti, corruzione, sesso, mazzette: fosco, foschissimo il quadro sociale, economico e politico dell’Italia che le inchieste del pm anglopartenopeo consegnano alle coscienze.

Nel frattempo cambia motocicletta (una potente Bmw) e si fa vedere in giro in atteggiamenti davvero affettuosi con una splendida femmina: Sally, il suo pastore tedesco. Henry John divide in due l’opinione pubblica. Detrattori e supporter. Qualcuno ritiene che le sue inchieste siano soltanto bolle di sapone. Qualcun altro giura che sia uomo con la schiena dritta, di quelli che non guardano in faccia a nessuno. Ma molti dei suoi eccellenti indagati vengono puntualmente prosciolti. Sì, ma rimangono i risvolti morali, il solco pesante del malcostume che al di là del codice penale pure emerge tra le pagine dei faldoni di indagine. Castelli, già ministro della Giustizia, gli scatena contro i mastini della Commissione disciplinare: tutto archiviato. E in un negozio di Potenza cominciano a comparire magliette inneggianti: «Il pm biondo che fa impazzire il mondo». Anche i media lo amano e lo detestano. I giornali berlusconiani ne fanno bersaglio quotidiano denunciandone una voglia di protagonismo parente al narcisismo puro e infilandosi perfino nelle pieghe della sua vita privata (l’amicizia con la giornalista Federisca Sciarelli). Di fatto, nei dieci anni alla Procura potentina e ancora da quando lavora nella sua Napoli, di interviste Henry John non ne ha mai concesse a nessuno. E molti cronisti sanno che le conversazioni telefoniche col pm hanno una durata massima di 20 secondi: «Mi dispiace, non posso dire nulla. Arrivederci, arrivederci». Clic.

Però continua a rubare la scena, come il suo bisnonno. E adesso eccolo di nuovo alla ribalta con un’inchiesta ancora più ampia e inquietante di sempre: l’ombra della cupola, del comitato d’affari, della massoneria ad alti livelli. L’Italia gestita da un manipolo di biechi. Sarà vero?

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