I giudici inglesi ripercorrono il calvario di Elisa

POTENZA - Più che di Heather Barnett si è parlato di Elisa Claps. Due omicidi che s’incrociano, si sovrappongono, gridano giustizia. Il comune denominatore è Danilo Restivo, protagonista del processo che da qualche settimana si sta svolgendo nel tribunale di Winchester, in Inghilterra. Ieri l’udienza ha focalizzato l’attenzione sulla ricostruzione del delitto Claps effettuata dall’anatomopatologo prof. Francesco Introna che ha eseguito l’autopsia sul corpo di Elisa. La sua perizia, lo ricordiamo, è stata richiesta dagli investigatori inglesi un anno fa ed anche sulla base di essa si è giunti all’arresto di Restivo per l’omicidio della sarta inglese.

Doppia arma - I giudici d’Oltremanica hanno chiesto ad Introna di spiegare nel dettaglio ciò che ha riscontrato esaminando i poveri resti della ragazza. Il medico legale ha confermato l’uso, da parte dell’assassino, di una doppia arma: «Elisa è stata colpita da una serie di coltellate da un aggressore che era alle sue spalle durante l’attacco. Alcune ferite - ha spiegato Introna - sono state provocate da un coltello, ma altre con più probabilità da forbici».
 
Manichino - Nel ricordare ai giudici inglesi di aver esaminato i resti mummificati di Elisa nei giorni e nelle settimane successive alla scoperta del corpo nel sottotetto della chiesa della Trinità di Potenza, parlando in inglese Introna ha utilizzato un righello sul banco dei testimoni per mostrare ai giurati come fu colpita Elisa. Almeno tredici fendenti mostrati grazie all’immagine di un manichino. L’anatomopatologo ha precisato che uno dei colpi è stato di taglio: «Probabilmente - ha detto - è il risultato di una lotta tra aggressore e vittima». E ha aggiunto: «Gli angoli differenti delle ferite sono il segno che lei ha tentato di difendersi e di evitare altri colpi». 

Alle spalle - Introna ha spiegato che l’assassino ha quasi sempre colpito alle spalle, ma almeno tre volte ha pugnalato la vittima davanti, mentre Elisa, agonizzante, era ancora in piedi. A quel punto, incalzato da un giudice, il medico legale ha concordato con l’ipotesi accusatoria che l’aggressione possa essere stata consumata durante il tentativo di violenza sessuale: «I pantaloni di Elisa - ha detto Introna - erano parzialmente abbassati e il reggiseno era sganciato sul retro, ma tra le coppe, di fronte, era rotto». 

Analogie - L’accusa vuole dimostrare che le tante analogie tra i due delitti portano ad un’unica mano, quella di Restivo. Ecco perché ha chiesto a Introna di ripercorrere tutto il calvario di Elisa attraverso le evidenze scientifiche. Un’importante analogia tra i due delitti riguarda le ciocche di capelli tagliate. Ad Elisa furono tagliate dopo la morte, così come avvenne ad Heather Barnett. Nell’autopsia Introna ha rilevato che il taglio è perfettamente regolare perchè i capelli si erano già «incollati» tra loro per effetto del sangue che li aveva intrisi.
il particolare La ragazza potentina, come dicevamo, è stata uccisa con almeno 13 colpi, inflitti con un coltello a singola lama della lunghezza di almeno 5,5 centimetri. Nove colpi sono stati inferti alle spalle, altri tre nella parte frontale del corpo ma sempre con l’assassino alle spalle della ragazza. Questo è un altro particolare che assume rilevanza per l’accusa inglese perchè anche Heather fu colpita mortalmente con un martello con l’assassino alle spalle. Secondo la ricostruzione, Elisa si difese e ciò è dimostrato anche da una ferita a taglio. Ecchimosi nella zona pubica, alle cosce ed al petto fanno supporre un assalto di tipo sessuale.
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